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Il Papa: «C’è carestia di pace. Continuiamo a pregare per la martoriata Ucraina»

L’appello al termine dell’Angelus, dalla cattedrale di Asti. Il ricordo dei «tanti luoghi flagellati dalla guerra» e delle vittime dell’incendio nel campo profughi di Gaza

Si è rivolto ai giovani, Papa Francesco, nell’Angelus di ieri, 20 novembre, al termine della Messa celebrata nella cattedrale di Asti – dove si è recato per una visita di famiglia -. «Oggi – ha detto – ci vogliono giovani veramente trasgressivi, non conformisti, che non siano schiavi di un cellulare ma cambino il mondo come Maria, portando Gesù agli altri, prendendosi cura degli altri, costruendo comunità fraterne con gli altri, realizzando sogni di pace!».

Il pontefice ha fatto notare che «il nostro tempo sta vivendo una carestia di pace: stiamo vivendo una carestia di pace. Pensiamo a tanti luoghi del mondo flagellati dalla guerra, in particolare alla martoriata Ucraina». Quindi l’appello: «Diamoci da fare e continuiamo a pregare per la pace!”», l’esortazione di Francesco, che ha esortato anche a pregare «per le famiglie delle vittime del grave incendio avvenuto nei giorni scorsi in un campo di rifugiati a Gaza, in Palestina, dove sono morti anche diversi bambini. Il Signore accolga in cielo quanti hanno perso la vita e consoli  quella popolazione così provata da anni di conflitto».

Fonte: Roma Sette

Ucraina, Oxfam: «Con l’inverno milioni di rifugiati e sfollati in emergenza»

13 milioni di persone senza acqua pulita, 1 famiglia su 3 soffre di insicurezza alimentare. E solo il 20% dei 170mila rifugiati in Italia ha trovato alloggio nel sistema di accoglienza

A quasi 9 mesi dall’inizio del conflitto in Ucraina la situazione umanitaria nel Paese è sempre più grave. Con l’arrivo dell’inverno infatti potrebbero diventare critiche le condizioni di oltre 6,2 milioni di sfollati interni a causa della carenza di alloggi e di beni di prima necessità come cibo, acqua e elettricità. Si stima inoltre che altri 13 milioni di persone siano bloccati in aree dove sono state distrutte infrastrutture chiave come ospedali, scuole e impianti idrici.  Enormi restano anche i bisogni di oltre 1,5 milioni di rifugiati che tutt’ora si trovano in Polonia, Romania e Moldavia. Tre Paesi che si stanno facendo carico di gran parte dell’accoglienza di chi ha lasciato il Paese, con migliaia di profughi che ogni settimana continuano a lasciare l’Ucraina. È quanto rilevato da Oxfam, al lavoro con 23 organizzazioni e partner locali per rispondere all’emergenza in Ucraina, Polonia, Moldavia e Romania, dove ha già soccorso oltre 610mila persone: attraverso la distribuzione di beni di prima necessità come acqua pulita, cibo, kit igienico-sanitari e rifugi, sostegno per trovare un alloggio o un lavoro, assistenza psicologica e legale ai rifugiati a rischio di tratta e sfruttamento.

«Stiamo intervenendo per far fronte ai bisogni di una popolazione sempre più stremata dalla prosecuzione del conflitto – spiega Paolo Pezzati, policy advisor di Oxfam per l’emergenza ucraina -. In questo momento quasi 18 milioni di persone in tutta l’Ucraina hanno bisogno di aiuti umanitari, 13 milioni di persone hanno bisogno di assistenza igienico sanitaria e acqua pulita, 1 famiglia su 3 sta rimanendo senza cibo, cifra che sale ulteriormente nelle regioni sud-orientali particolarmente colpite dalla guerra». Nelle aree di Odessa, Kiev, Mykolaiv, Chernihiv e Znytormyrska, Oxfam con organizzazioni della società civile ucraina ha già raggiunto oltre 146mila persone dallo scorso marzo. «Ricostruire le infrastrutture idriche dentro il Paese è fondamentale per la sopravvivenza di migliaia di persone, come pure fornire beni di prima necessità e kit igienico-sanitari e aiutare chi è costretto a lasciare il Paese a farlo in sicurezza, offrendo sostegno psicologico alle persone più fragili e traumatizzate – aggiunge Pezzati -. Ma i bisogni continuano a crescere di settimana in settimana e adesso con l’arrivo dell’inverno la situazione rischia di precipitare ulteriormente».

Oxfam ricorda che, dall’inizio del conflitto, quasi 14 milioni di persone, un terzo della popolazione ucraina, sono state costrette a lasciare le proprie case e per il 90% sono donne, bambini, anziani o persone con disabilità. In più di 7 milioni sono fuggiti in Polonia, Romania e Moldavia o sono transitati verso altre destinazioni in Europa. Al momento nei tre Paesi si trovano oltre 1,5 milioni di rifugiati, accolti non solo nei centri temporanei predisposti dalle autorità ma in gran parte in abitazioni private. «Una condizione che accomuna la maggioranza dei rifugiati ucraini in tutti i Paesi europei, Italia inclusa, e che li pone in una condizione molto incerta con la prosecuzione del conflitto. In Moldavia si registra una delle situazioni più difficili: circa 85mila persone vivono in alloggi privati, ospitati o pagando l’affitto, nel 71% dei nuclei familiari non c’è nessuno che lavora e quasi otto famiglie su dieci hanno dichiarato di aver speso tutti i risparmi per coprire i propri bisogni principali già tra aprile e maggio», affermano dall’organizzazione.

«Vivo in Moldavia insieme ai miei 3 figli dal 3 marzo. Tutto è una sfida, soprattutto il fatto che non ho reddito e prospettive future. Non ho idea di come sopravvivremo senza aiuti», racconta Natalia, 35 anni, fuggita da Kiev. «Con i miei figli e mia sorella ci siamo ritrovati a vivere in un garage a Roma dove non c’era il riscaldamento. Alla fine dell’estate di notte faceva più freddo, c’erano infiltrazioni d’acqua se pioveva. Ero molto preoccupata per i bambini», racconta Marina, i suoi primi tre mesi in Italia, dopo esser fuggita dai bombardamenti nei sobborghi di Kiev attraverso la Polonia, per raggiungere l’Italia. «Precarietà abitativa e difficoltà di accesso ai servizi socio-sanitari riguardano ancora buona parte degli oltre 170mila rifugiati ucraini arrivati in Italia – afferma Oxfam -. Basti pensare che a settembre solo il 20% dei rifugiati ucraini accolti nel nostro Paese aveva trovato un alloggio stabile offerto dalle istituzioni nei sistemi di accoglienza o tramite alloggi messi a disposizione dalla Protezione civile».

Dallo scorso aprile Oxfam risponde a questa emergenza attraverso unità mobili, che si muovono sul territorio per individuare i casi di maggiore vulnerabilità a Roma e nel Lazio con Focus-Casa dei Diritti Sociali e in decine di Comuni toscani con Co&so Firenze. Come nel caso di Marina, che grazie ai team mobili è riuscita a esser inserita e ad avere alloggio per sé e i suoi figli in una delle strutture di accoglienza della Protezione civile. «Oggi molte famiglie accoglienti, italiane o ucraine, non riescono più a sostenere questo sforzo di solidarietà senza un adeguato supporto dal sistema pubblico, spesso insufficiente – aggiunge Zanobi Tosi, responsabile area accoglienza rifugiati per Oxfam Italia -. Per questo lavoriamo per intercettare i rifugiati ucraini, ma anche di altre nazionalità, ospitati in abitazioni o strutture private dove non sono garantiti i servizi di informazione, orientamento e inclusione. Facilitiamo l’accesso ai servizi socio-sanitari, al sostegno psicologico, alla regolarizzazione, all’inserimento scolastico dei ragazzi, per orientarli a un lavoro. Portando un aiuto concreto a centinaia di rifugiati in difficoltà».

Fonte: Roma Sette

**Ucraina: Crosetto, ‘se decreto per nuovi armi sicuramente passaggio parlamentare’**

 

 

Roma, 20 nov. (Adnkronos) – Se il Governo varerà un sesto decreto per l’invio di armi all’Ucraina, “ci sarà sicuramente il passaggio parlamentare”. Lo ha affermato il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ospite di ‘Zona bianca’ su Retequattro.

Fonte: Metro News
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