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De Pau controllato a vista in carcere, martedì da gip: denunciato dalla sorella. Analisi su suo cellulare

“Sono stato nella casa delle cinesi, ma il resto non lo ricordo, ho solo buio nella mente. Sto male”, ha sostanzialmente detto De Pau che ha però negato di essersi recato in via Durazzo

Controllato a vista nel reparto covid del carcere di Regina Coeli. Ha trascorso così la prima notte da detenuto Giandavide De Pau, l’uomo accusato dalla Procura di Roma di essere l’autore dei tre omicidi di giovedì a Roma. Tre massacri ai danni di altrettante donne, tutte prostitute, consumati in appartamenti del quartiere Prati, a poca distanza dal tribunale.

E intanto l’attenzione rimane forte ad Ottavia dove è stato arrestato l’uomo: “Se avete un’anima, abbiate rispetto per il dolore di una famiglia. Non suonate e no fate domande”, è scritto sul portone di casa della famiglia. “Io vi posso dire che sto male – ha detto al Tg3 la sorella Francesca che ha chiamato le forze dell’ordine – solo questo e voi non lo potete capire perchè non ci siete passati. Mia madre ha avuto un infarto quattro mesi fa e ho paura che possa morire da un momento all’altro. Di cosa devo parlare con quello che mi sta succedendo?”.

Da parte sua, De Pau ha varcato la soglia del carcere, al termine di un drammatico interrogatorio in Questura durato circa 7 ore. Un confronto durante il quale il 51enne, un passato nella criminalità organizzata e uomo di fiducia del boss di camorra Michele Senese, ha confermato solo parzialmente il suo ruolo nei fatti di sangue.

“Sono stato nella casa delle cinesi, ma il resto non lo ricordo, ho solo buio nella mente. Sto male“, ha sostanzialmente detto De Pau che ha però negato di essersi recato in via Durazzo, in linea d’aria 850 metri dall’appartamento delle due donne asiatiche, ancora non identificate, di via Riboty. “C’era sangue, ho tamponato anche la ferita di una delle ragazze”, il passaggio verbalizzato dagli inquirenti. Poi il blackout durato, secondo quanto raccontato dall’uomo che ha precedenti per droga e anche un episodio di violenza sessuale, circa due giorni durante il quale avrebbe “vagato per la città senza dormire e mangiare, con gli abiti ancora sporchi di sangue”.

Anche su questo punto chi indaga vuole fare chiarezza cercando anche grazie ad una serie di testimonianze tra cui quella della sorella di De Pau che ha segnalato ai carabinieri che il fratello aveva compiuto “qualcosa di grave“. In mano agli inquirenti anche il cellulare che l’uomo ha lasciato nell’appartamento al primo piano di via Riboty prima della “fuga”. Lo smartphone potrebbe risultare un tassello fondamentale per ricostruire quanto avvenuto nelle ore precedenti ai fatti. Nel corso dell’interrogatorio De Pau ha sostenuto che la sera prima l’ha trascorsa con una ragazza cubana con cui ha consumato anche cocaina e di avere poi preso appuntamento con il “centro massaggi” gestito dalle cinesi.

L’uomo, che nel 2008 e nel 2011 è stato ricoverato in un centro psichiatrico, era in cura presso un Sert e seguiva un percorso farmacologico dopo che gli era stata diagnosticata una patologia legata al disturbo della personalità.
L’unica certezza è che al momento dell’arma utilizzata per uccidere non c’è traccia. Gli inquirenti la stanno cercando ovunque con una serie di perquisizioni svolte anche nella giornata. Una lama, del tipo stiletto, che il fermato avrebbe utilizzato contro Martha Castano Torres, nel corso di un rapporto sessuale, sia nell’aggressione alle due donne asiatiche.

Sull’arma utilizzata risposte potrebbero arrivare dall’autopsia che i magistrati di piazzale Clodio affideranno ai medici dell’istituto di medicina legale del Gemelli dove da tre giorni si si trovano le tre salme. Obiettivo è tentare di accertare che le ferite sui corpi siano state siano state provocate dalla stessa lama. All’inizio della prossima settimana De Pau comparirà, inoltre, davanti al gip per l’interrogatorio di convalida del fermo. Nei suoi confronti l’accusa è di triplice omicidio aggravato. I pm non gli contestano la premeditazione, una scelta che fa supporre che le tre donne siano state uccise nel corso di un raptus di violenza cieca.

Fonte: Tiscali Notizie

Desirée Mariottini: oggi la sentenza d’appello per l’omicidio della 16enne

Il pg ha chiesto di confermare  per i quattro imputati le condanne di primo grado a due ergastoli per Gara e Salia e a 27 e 24 anni e mezzo per Chima e Minthe

 

Desirée Mariottini (Archivio)

Roma, 21 novembre 2022 – E’ attesa per questo pomeriggio la sentenza del processo di Appello per la morte di Desirée Mariottini, la 16enne originaria di Cisterna di Latina, morta il 19 ottobre del 2018 a causa di un mix di droghe, dopo essere stata abusata in un immobile abbandonato di via dei Lucani nel quartiere San Lorenzo nella capitale. 

quattro imputati, Mamadou Gara, Yousef Salia, Brian Minthe e Alinno Chima sono accusati, a vario titolo, di omicidio, violenza sessuale e spaccio. 

Al termine della sua requisitoria il pg aveva chiesto di confermare le condanne di primo grado a due ergastoli per Gara e Salia e a 27 e 24 anni e mezzo per Chima e Minthe.  “Una chiamata al 112 sarebbe bastata a salvarla. Ma loro, dopo le violenze, rimasero spettatori di una situazione che si aggravava e non permisero neanche agli altri presenti di intervenire per chiamare i soccorsi”, le parole del pg nella requisitoria

Il mix micidiale di droghe e gli abusi per ore

Desirèe è stata non cosciente per ore a causa di un mix micidiale di droghe e poi abusata più volte, e da più persone. A quanto ricostruito, la 16enne avrebbe assunto droga già nel pomeriggio del 18 ottobre del 2018  e avrebbe perso coscienza per poi morire nella notte. In quel lasso di tempo, mentre dallo stato di incoscienza si passava alla morte, si sarebbero consumati gli abusi.

Strazianti nelle ore successive alla morte di Desirèe le parole della madre della 16enne, Barbara Mariottini: “Ora voglio giustizia per Desirée, voglio che questa tragedia non accada ad altre ragazze.

Le indagini 

Il branco è stato identificato dopo una serie di testimonianze e rilievi effettuati nello stabile di via Lucani dove è stato trovato il corpo. Diversi testimoni hanno raccontato agli inquirenti che la ragazza nelle ultime settimane andava e usciva da quello stabile frequentando soggetti con cui avrebbe avuto incontri sessuali per potersi comprare la sostanza stupefacente.

Fonte: Quotidiano Nazionale

L’omicidio di Pamela Mastropietro. La madre a Cusano Italia TV: “Non è stata fatta giustizia”

 

 

Su Cusano Italia TV, nella trasmissione “Crimini e Criminologia” (in diretta tutte le domeniche dalle 21 a mezzanotte sul canale 264 del digitale terrestre). Recentemente, Fabio Camillacci è tornato ad approfondire l’omicidio di Pamela Mastropietro. Ricordiamo che è stata confermata dalla Corte di Cassazione la condanna all’ergastolo per Innocent Oseghale, 32enne pusher nigeriano, per l’omicidio della diciottenne di Roma uccisa e fatta a pezzi a Macerata il 30 gennaio 2018. I suoi resti furono ritrovati chiusi in due trolley.
La Suprema Corte ha però annullato la sentenza d’appello con riferimento al reato di violenza sessuale, che andrà rivalutata in un nuovo processo a Perugia: la prima udienza è in programma il 23 novembre prossimo. Dunque, i giudici hanno parzialmente accolto il ricorso presentato dalla difesa contro la sentenza della Corte d’assise d’appello di Ancona che, nell’ottobre 2020, aveva confermato la condanna al carcere a vita inflitta in primo grado all’imputato. Ma, la mamma di Pamela Mastropietro, Alessandra Verni, intervistata da Fabio Camillacci ha ribadito che con quella sentenza la Cassazione non ha fatto giustizia.

Fonte: TAG 24 by Unicusano

Selvaggia Lucarelli e la madre morta di Covid: « Non accetto che mi si dica cosa dovrei provare»

La giornalista: «Noi tutti abbiamo accettato un compromesso necessario per continuare a vivere.

 

Selvaggia Lucarelli e la madre morta di Covid: « Non accetto che mi si dica cosa dovrei provare»
 

Sua madre Nadia, malata di Alzheimer, è morta sabato di Covid a 79 anni. Selvaggia Lucarelli l’ha raccontato sui social. Ma, al dolore per la perdita, si è aggiunto quello per le critiche e gli attacchi di chi sostiene che non avrebbe dovuto partecipare alla puntata serale di Ballando con le stelle. «Io mi aspetto sempre il peggio – afferma al Corriere Della Sera – ma quando arriva è sempre un po’ peggio e un po’ più sgradevole di quello che mi aspettavo. Non accetto che mi si dica cosa dovrei provare. Questo è un altro aspetto grave: si dà per scontato che la morte di un genitore debba voler dire sofferenza, dolore, che ci si debba chiudere in casa. Io rifiuto questi cliché sulla sofferenza dovuta. Bisogna dire a chiare lettere che ci si può sentire sollevati, anche se non è il mio caso. Non c’è nulla di dovuto, ognuno elabora il lutto come desidera».

L’Alzheimer

«I familiari di persone che soffrono di Alzheimer sono in qualche modo preparati -continua –  Non che si possa essere mai davvero preparati a perdere qualcuno, ma il momento in cui svanisce l’essenza della persona per quello che è stata, per come tu te la ricordi, è un altro. Due anni fa abbiamo perso la sua anima. Era rimasto il corpo, qualche sorriso, qualche sguardo in cui ci sembrava di scorgere un ricordo, un bagliore. Il vero addio è stato quando l’ho guardata negli occhi e ho capito che non mi riconosceva più. Ed è stato più doloroso dell’addio al corpo di ieri».

L’ultima visita

Selvaggia ha scritto che sua mamma è morta di Covid. E di compromessi: «Noi tutti abbiamo accettato un compromesso necessario per continuare a vivere. E non fingere che non esista, la rimozione è una cosa gravissima, crea morti di serie B. E mia mamma non è un morto di serie B perché non ha avuto la luce della prima fase della pandemia. Bisogna dirci ad alta voce che accettiamo che continueranno a morire 20mila persone all’anno per permettere ai più giovani e ai più forti di andare avanti, vivere, andare a scuola. E dobbiamo renderci conto che la pandemia è stata rimossa anche dalla sanità: i reparti Covid sono stati smantellati e fortemente ridotti. Mia mamma ha trovato posto in reparto nell’ospedale, dopo quattro giorni in corridoio, in pronto soccorso, solo perché mi ero esposta pubblicamente. È stato penoso, e solo dopo il mio intervento le hanno fatto la tac da cui è emersa la polmonite».

Quando l’ha vista l’ultima volta? «Una settimana fa. Nonostante avesse il respiratore cercava ossigeno, aria. E non avrei mai voluto fosse quella l’ultima immagine che ho di mia madre. Non riesco a togliermela dalla testa, ma in realtà va bene così, perché mi ricorda in maniera indelebile cosa significa morire di Covid ancora oggi». 

Fonte: Leggo

Roma, avvistato un drone sul Palazzo del Quirinale: stava riprendendo con la videocamera

Drone su Palazzo del Quirinale

Roma. C’è chi non si accontenta di osservare le meraviglie della Capitale dal basso, come fanno i comuni mortali. C’è chi decide di andare oltre, perché vorrebbe gettare uno sguardo ”dalla prospettiva di Dio”, potremmo dire. Di fatto, spesso durante l’anno le forze dell’ordine si ritrovano costrette ad intervenire per fermare diversi dispositivi che svolazzano sulla cima degli edifici più importanti e simbolici della Capitale. I droni, ovviamente, vanno per la maggiore, soprattutto tra i turisti, che vorrebbero carpire quanto più è possibile con il loro sguardo dalla città Eterna. Sono in molti, forse, a non conoscere l’inviolabilità delle aree intorno a quegli edifici. Ma la legge, come si dice, non ammette ignoranza.

Un drone sul Palazzo del Quirinale

Ed ecco che di continuo, decine e decine di droni vengono sequestrati, con tanto di multe corollarie. Così anche nell’ultimo caso, avvenuto nelle scorse giornate, aggravato ancor di più dal fatto che non si trattava di un edificio storico, di interesse culturale, ma un edificio istituzionale. Nel dettaglio, un turista americano, stando alle informazioni ricevute, stava sorvolando con il suo drone proprio il palazzo del Quirinale, catturando immagini qua e là, incurante della violazione di cui si stava rendendo artefice in quel momento. I Carabinieri della Stazione Roma Quirinale, unitamente ai colleghi del Reparto Presidenza della Repubblica, hanno denunciato un turista americano, di 44 anni, che stava manovrando, da remoto, un drone munito di telecamera che effettuava riprese dall’alto sul palazzo del Quirinale, su cui vige divieto di sorvolo. I Carabinieri hanno sequestrato il drone e inviato un’informativa in Procura per l’accaduto. 

Fonte: Il Corriere della Città

I Maneskin vincono agli American Music Awards

“Beggin’” è stata premiata come miglior canzone rock per il pubblico americano

 

 

Nella notte i Maneskin hanno vinto  nella categoria “Favorite Rock Song” agli American Music Award con la cover “Beggin’”. La band si è presentata a ritirare il premio con un un outfit particolare: giacca, cravatta, pantaloncini e reggicalze, fra gli applausi del pubblico. “Per noi che siamo italiani, sì gridatelo pure, – ha detto il frontman Damiano David ritirando il riconoscimento in risposta alle grida di approvazione del pubblico in sala – questo premio ha un doppio significato perchè mai nessuno ci avrebbe detto che un giorno saremmo stati seduti accanto ai migliori artisti del mondo. Quindi questo premio è meraviglioso e stiamo ancora cercando di rendercene conto. È  una grande
sorpresa aver vinto in questa categoria fra questi grandi artisti”.

Fonte: Radio Norba

Roma, Achille Lauro e lo show musicale (a sorpresa) all’Ara Pacis

È Achille Lauro l’ospite speciale, tenuto segreto fino all’ultimo, della notte dei Musei in Musica

 

Roma, Achille Lauro e lo show musicale ( a sorpresa) all’Ara Pacis

 

Il cantante, insieme con Fiorella Mannoia, è stato la guest star di Musei in Musica, evento che ha previsto aperture straordinarie serali di musei e spazi espositivi al costo simbolico di un euro. Si è esibito davanti un numeroso pubblico, di tutte l’età che, telefonino alla mano, ha ripreso lo show del cantante romano. Achille Lauro, vestito di rosso, dai guanti alle scarpe, ha cantato i suoi successi più famosi rigorosamente dal vivo, riscuotendo un grande successo e applausi.

Fonte: Corriere Tv

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