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Ucraina, Draghi: “Da Ue passo straordinario, sta acquisendo un’identità diversa”

“Questo è stato un Consiglio europeo a due dimensioni. L’Ue sta crescendo dal punto di vista esterno sta diventando sempre più importante, sta diventando quell’istruzione a cui ormai tutti i paesi d’Europa guardano come una istituzione capace di dar loro stabilità, prosperità e sicurezza. Questo è un passo straordinario nella storia dell’Ue, è una dimensione che ha acquistato via via sempre più importanza proprio a causa della guerra in Ucraina”. Così il presidente del Consiglio, Mario Draghi, in conferenza stampa a Bruxelles al termine del Consiglio europeo. “Paesi che prima non avevano pensato di chiedere di entrare nell’Ue, oggi vogliono e vogliono rapidamente avere lo status di candidati”, aggiunge il premier”.

Fonte: Stream 24

Ucraina, lo scrittore Alberto Simoni: “Per capire la guerra si studi Visegrad”

L’autore nel corso della presentazione del libro ‘Ribelli d’Europa’: “Budapest non è il cavallo di Troia di Putin”

 

 

ROMA – “I Paesi di Visegrad non sono i cavalli di Troia della Russia in Europa. La Polonia è il paese in prima linea contro Putin e con il Regno Unito, quello che fornisce più armi e fa da cassa di risonanza alla resistenza di Kiev. Neanche l’Ungheria di Orban lo è, anche se ci sono similitudini dal punto di vista culturale e certamente tanti interessi economici. Se la questione ucraina verrà risolta, però, ciò avverrà solo tramite un accordo tra Biden e Putin“. Ne è convinto Alberto Simoni, giornalista de La Stampa e inviato negli Stati Uniti, intervistato dall’agenzia Dire a margine della presentazione del suo libro ‘Ribelli d’Europa. Le democrazie illiberali da Visegrad all’Ucraina’ edito da Paesi edizioni.

Un testo in cui il cronista evidenzia l’importanza di conoscere le motivazioni storiche e culturali che hanno spinto le cosiddette ‘nazioni di Visegrad’ – Ungheria, Polonia, Repubblica ceca e Slovacchia’ – a sviluppare dei sovranismi, come chiave per capire le scelte politiche del presente, a partire dal conflitto in Ucraina: “Cito due esempi importanti” dice Simoni.

“La grande nazione Magiara, ossia la diaspora della popolazione ungherese seguita alla caduta dell’Impero austro-ungarico nei Paesi vicini, che portò alla formazione di una grande comunità magiara in Ucraina e che oggi conta 180mila persone. Tutti i governi di Budapest hanno sempre cercato di tutelarla, con tensioni con Kiev. Nel 2018, il premier Viktor Orban ha addirittura fermato il cammino di ipotetica adesione dell’Ucraina alla Nato perché voleva più garanzie per quella comunità“. Quanto alla Polonia, continua il giornalista, “sono i rapporti con la Russia, storicamente conflittuali”. Simoni ricorda il disastro aereo sui cieli della città russa di Smolensk, nel 2010, dove perse la vita l’allora presidente polacco Lech Kaczynski. Ciò, spiega, “ha alimentato la sensazione di subire un complotto da parte della Russia”.

UN’ALTRA IDEA DI UNIONE EUROPEA

Il testo di Simoni si concentra sulla sfida che i quattro Paesi hanno lanciato in anni recenti all’Unione europea non solo facendosi portatori di una critica forte ai valori di Bruxelles, ma creando partiti e movimenti sovranisti che hanno trovato una comunanza ideologica con Mosca e hanno anche rappresentato un modello per gli altri Stati a partire dall’Italia. Simoni prosegue: “Personalità come Viktor Orban, che ho potuto intervistare a pochi giorni dalla visita a Budapest del leader della Lega Matteo Salvini, non è spuntato dal nulla, bensì è il prodotto di un processo che parte dalla critica al liberalismo economico propugnato da Stati Uniti e Ue”.

L’autore ricorda che Orban ben prima di diventare primo ministro dell’Ungheria, nel 2010, “aveva costruito la teoria delle ‘democrazie illiberali’ che rifiutavano anche una certa distruzione dei confini promossa dall’Ue nonché l’allontanamento dai valori cristiani. Pertanto- evidenzia- è illiberale, ma perché guarda a un’altra forma di libertà”.

Tuttavia quei Paesi, chiarisce, “non sono contrari all’Europa, come dimostra il tasso di consenso all’europeismo tra i cittadini che supera quello italiano. Propongono solo un’altra idea di Unione“. Per Simoni lo dimostra il fatto che “l’Ungheria, pur restando più vicina a Putin rispetto alla Polonia, ha aderito alle sanzioni Ue contro Mosca”. L’Europa d’altronde “non è una, ce ne sono almeno tre: quella monetaria, di difesa e di sicurezza. I Paesi di Visegrad vogliono un’Unione economica e per il resto chiedono maggiore autonomia. Spinelli non sarebbe stato d’accordo, ma l’Ue ha già dimostrato che può ricomporre queste fratture e gli conviene farlo anche con la Russia, con cui confina, pur senza rinunciare a identità e valori”.

I PAESI DI VISEGRAD

Nel corso della presentazione del libro è intervenuto anche lo storico e deputato del Partito democratico (Pd) Andrea Romano: “Al di là del giudizio politico, ‘Ribelli d’Europa’ ha il valore di raccontare i sovranismi dei Paesi di Visegrad tenendo conto della storia di questi Stati segnati da forti nazionalismi”. Una regione che nei secoli fu “divisa in tante piccole patrie multilinguistiche e multiculturali”. L’indipendeza dall’impero Asburgico prima e dall’Unione sovietica poi “è giunta in tempi relativamente recenti quindi sono nazioni giovani: è normale che difendano strenuamente la loro indipendenza”, anche se questo significa opporsi all’Ue. E la patria recente dei sovranismi per Romano “è Mosca che, paradossalmente, se prima era capitale comunista, ora è diventata quella del sovranismo grazie alla sua piattaforma culturale”.

Quanto all’Europa, dopo il 1989 “l’errore è stato di non promuovere accanto allo sviluppo economico, la costruzione parallela di uno Stato di diritto e il rispetto dei diritti umani nei paesi post-sovietici”. Sono state così introdotte forme di ‘democratura’ che hanno lasciato certi legami clientelri “tra Stato e magistratura, e Stato e stampa”. La vicenda ucraina “obbliga però ora i Paesi sovranisti a guardarsi all’interno” e Romano parla di “rottura dell’asse di Visegrad“, risultato del fatto che “alcune nazioni preferiscono tutelare la loro indipendenza dal nazionalismo aggressivo proposto dalla Russia”. A riportare l’analisi in Italia è il direttore di Paesi edizioni, Luciano Tirinnanzi: “Il capitalismo ha sgretolato un pensiero politico, e di colpo c’è chi ha scoperto che a est ci sono idee che vogliono prevalere sull’aspetto economico, pronte a piegare le regole della democrazia e le leggi a loro favore”.

Fonte: Agenzia Dire

Cooperazione: Pallucchi (Forum Terzo settore), “risorse già limitate, chiediamo reintegro del Fondo”

 

 

“Il decreto Semplificazioni contiene, tra le altre misure, lo stanziamento di 70 milioni per la cooperazione internazionale e questa è sicuramente una notizia positiva”. Lo dichiara Vanessa Pallucchi, portavoce del Forum nazionale del Terzo settore. In occasione della conferenza Coopera a Roma, Pallucchi sottolinea che “bisogna però considerare che queste risorse reintegrano solo in parte il bilancio di 110 milioni destinati alla cooperazione, che negli ultimi mesi sono stati impegnati per far fronte all’emergenza Ucraina”. “Sostenere gli sforzi di una popolazione aggredita è fondamentale”, prosegue la portavoce del Forum, “ma questo non può tradursi in una riduzione delle risorse, già molto limitate, alla cooperazione internazionale. Chiediamo dunque che ai 70 milioni già stanziati, si aggiungano almeno altri 40 milioni per il completo reintegro del Fondo”.
“Con una guerra all’interno dei confini europei”, aggiunge Luca De Fraia, coordinatore della Consulta internazionale del Forum del Terzo settore, “il ruolo della cooperazione allo sviluppo è più riconoscibile. Ma questo mondo opera da anni, ogni giorno, tra le popolazioni vittime di conflitti e nei contesti più difficili per portare la pace, ridurre le disuguaglianze, contrastare la povertà, promuovere lo sviluppo. Siamo grati per le parole di riconoscenza del presidente Sergio Mattarella e del ministro Luigi Di Maio a Coopera. Ci auguriamo che possano presto tradursi in maggiore sostegno alle tante realtà della solidarietà internazionale”.

Fonte: Agen SIR

Giornalismo: Roma, oggi la consegna del Premio Biagio Agnes 2022

 

 

La drammatica testimonianza “sul campo” della guerra in Ucraina, ma anche il successo del Festival di Sanremo, e poi la satira più dissacrante e la fiction impegnata. O ancora la politica, l’economia, lo sport, in un racconto puntuale che mette sempre al centro l’informazione di qualità e le questioni più scottanti, accanto all’intrattenimento e all’inclusione. Sono questi i temi che animeranno oggi la XIV edizione del Premio Biagio Agnes – Premio internazionale del giornalismo e dell’informazione, la cui cerimonia di premiazione andrà in onda il prossimo martedì 5 luglio in seconda serata su Rai1. Promosso dalla Fondazione Biagio Agnes, in collaborazione con la Rai e in partnership con Confindustria, il Premio dedicato allo storico direttore generale della Rai per la prima volta si svolgerà a Roma, in piazza del Campidoglio, e ospiterà volti noti e illustri personaggi della comunicazione e del giornalismo: a condurre il tradizionale appuntamento su Rai1 torneranno Mara Venier e Alberto Matano, due volti televisivi molto amati che nel corso della serata daranno spazio a momenti di intrattenimento e di spettacolo, ma anche di riflessione.
Sul palco, i vincitori dell’autorevole riconoscimento, istituito fin dal 2009 da Simona Agnes, presidente della Fondazione Biagio Agnes e designati dalla Giuria presieduta da Gianni Letta: dal Premio Internazionale a Mstyslav Čhernov, Evgeniy Maloletka e Vasilisa Stepanenko, Associated Press, per il racconto del conflitto russo-ucraino alle grandi professioniste dell’informazione, con Monica Maggioni, Direttrice del Tg1, che vince il Premio Giornalismo Televisivo; da Monica Guerzoni, Corriere della Sera per il Premio Carta Stampata, a Maria Corbi e Francesca Sforza, magazine Specchio – supplemento domenicale de La Stampa – premiate per il Giornalismo Periodico, a Ileana Sciarra, Adnkronos, che si aggiudica il Premio Miglior Cronista. Il Premio Giornalismo Politico è assegnato quest’anno ad Angelo Panebianco, Corriere della Sera; il Premio Giornalismo Digitale a Marco Pratellesi del settimanale Oggi mentre il Premio Giornalismo Sportivo è stato attribuito a Pier Bergonzi, La Gazzetta dello Sport.
Ad Amadeus va il Premio per la Televisione per il grande successo della 72ª edizione del Festival di Sanremo; mentre il Premio Fiction e il Premio Cinema sono assegnati rispettivamente a “Blanca”, interpretata da Maria Chiara Giannetta per la regia di “Jan Maria Michelini”, e al film “I Fratelli De Filippo”, diretto da Sergio Rubini. E ancora, Michele Guardì riceve il prestigioso Premio Speciale dell’edizione 2022, mentre David Robert Gilmour, biografo, storico ed editorialista del settimanale britannico “The Spectator”, vince il Premio alla Carriera. Il Premio Giornalista Economico va ad Alberto Orioli, Il Sole 24 Ore; il Premio per la Radio alla satira socio-politica di Un giorno da pecora, Rai Radio 1, con i conduttori Geppi Cucciari e Giorgio Lauro; Virman Cusenza, Giocatori d’azzardo. Storia di Enzo Paroli, l’antifascista che salvò il giornalista di Mussolini (Mondadori, 2022) si aggiudica il Premio Giornalista Scrittore; Camilla Mozzetti, Il Messaggero, vince il Premio Under 40.
“Con questo Premio vogliamo dare il giusto risalto all’informazione più autorevole e al lavoro di tanti professionisti preparati e capaci, sempre attenti a rispettare quei valori e quella serietà che costituiscono la principale eredità lasciata da Biagio Agnes”, ha affermato Simona Agnes, presidente della Fondazione Biagio Agnes.

Fonte: Agen SIR

Per tutte le info: info@roma-news.it

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