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Draghi, vogliamo la pace ma l’Ucraina deve difendersi

‘Solo Kiev può decidere il suo futuro.A Irpin orrore e speranza’

 “A Irpin ho sentito orrore e speranza, speranza per la ricostruzione e per il futuro.

Noi oggi siamo qui per questo, per aiutare l’Ucraina a ricostruire il suo futuro”.

Lo ha detto il premier Mario Draghi nella conferenza stampa dei leader Ue a Kiev con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

 “Vogliamo la pace ma l’Ucraina deve difendersi ed è l’Ucraina a dover scegliere la pace che vuole, quella che ritiene accettabile per il suo popolo. Solo così può essere una pace duratura”, ha aggiunto il premier.

Fonte: Ansa

La Cgil e il movimento dei lavoratori per una grande manifestazione su “Pace e Lavoro” il 18 giugno a Roma, nota di Dario Missaglia, presidente nazionale Proteo Fare Sapere

L’ombra dell’indifferenza alla guerra.

 

 

C’è una sensazione inquietante che oramai proviamo da parecchi giorni.

Non è il dibattito allucinante su putinismo o antiputinismo e neppure il confronto, questo sì nobile e appassionato sempre che fugga alla tentazione di degenerare in un conflitto incomprensibile e autolesionista, tra le diverse anime del pacifismo.

La sensazione inquietante che avvertiamo è altro; una sorta di silenzioso allontanamento dalla guerra in Ucraina, un prendere le distanze come autodifesa da una realtà troppo scomoda, il prevalere della durezza della crisi economica che avanza e pesa nella vita quotidiana, piegata da un aumento generalizzato dei prezzi in cui è fin troppo visibile una clamorosa e ingiustificabile speculazione. Da sempre la guerra ha arricchito qualcuno; il mercato non guarda in faccia al dolore, alle morti, alle persone ridotte alla fame e alla fuga.

Anche la vicinanza che si era avvertita forte nei confronti delle migliaia di profughi dall’Ucraina verso i nostri territori, sembra fortemente attenuata. Non leggiamo più le storie, le cronache, l’interesse e la mobilitazione dal basso per una accoglienza di migliaia di bambini che sta toccando anche le nostre scuole e che ci aveva fatto ben sperare.

L’accoglienza prosegue intendiamoci, ma come in una bolla che coinvolge solo i diretti interessati e le strutture impegnate. Non sembra di essere più in grado di suscitare compartecipazione, condivisione, un’esperienza in grado di parlare a tutti.

“Dicono che la parola profugo cancella ogni altro nome, ogni storia. Parlano di fuggire, di rifugiarsi. Ricordano coloro che sono rimasti. Sognano di tornare. Non vogliono dimenticare e nello stesso tempo pensano di nascondere il passato, come si nasconde un piccolo tesoro”.*

Non c’è accoglienza senza empatia e ascolto attivo. Il rischio del crescere di una indifferenza alla guerra e alle vittime del conflitto è sicuramente il pericolo peggiore che bisogna evitare. In quella indifferenza si nasconde infatti la “zona grigia” su cui ci ha fatto riflettere Primo Levi. Non vincerà nessuna invocazione della pace, del cessate il fuoco e dell’inizio di un negoziato, se questa spinta non verrà sostenuta in primo luogo dalla società civile e dal mondo del lavoro.  Per queste ragioni la scelta della Cgil di animare, dopo tante assemblee nei territori, la piazza di Roma per ridare un volto sociale alla aspirazione alla pace, è una scelta importante che sentiamo di condividere fino in fondo. Per il giorno 18 giugno, certamente, ma anche nella testimonianza che ogni giorno possiamo esprimere nella scuola. Dove imparare quale è la responsabilità che abbiamo nei confronti di ciò che accade nel mondo.

”Pace e Lavoro”; parole antiche che tornano con tutta la loro forza di parole senza tempo.

Dario Missaglia

*Andrea Canevaro, in Pedagogia cooperativa in zone di guerra
Erickson, 1998, pag.165.

Fonte: FLC CGIL

Il Festival della Canzone Cristiana Sanremo 2023 vola a Mosca e in Ucraina per fermare la guerra. Lettera a Mattarella e Draghi

Andremo a Mosca per chiedere a Putin di fermare la guerra e lo faremo cantando Dio

 

 

Roma, 15 giugno 2022 –  Si inoltra la lettera scritta dal giornalista Biagio Maimone e da Fabizio Venturi, Direttore artistico ed ideatore del Festival, indirizzata al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e al Presidente del Consiglio dei Ministri Mario Draghi, mediante la quale è stato chiesto un sostegno diplomatico da parte dello Stato Italiano per poter organizzare il Festival della Canzone Cristiana in Ucraina e in Russia entro la fine dell’anno:

Per l’illustrissimo

Presidente della Repubblica 
Sergio Mattarella  
Per l’Illustrissimo Presidente del Consiglio dei Ministri 
Mario Draghi
Oggetto: Richiesta sostegno diplomatico per organizzazione Festival della Canzone Cristiana in Ucraina e in Russia 
Milano, 7 giugno 2022
Desideriamo, con la presente, chiedere il Vostro sostegno diplomatico perché ci venga offerta la possibilità di realizzare il nostro Festival della Canzone Cristiana in Ucraina e, successivamente, in Russia, entro la fine dell’anno in corso. 
Il Festival della Canzone Cristiana Sanremo 2022 e dell’Euro Christian Music Festival di Torino, che si sono svolti rispettivamente nel mese di febbraio e nel mese di marzo 2022, si prefiggono l’obiettivo di far conoscere la musica cristiana e il suo valore spirituale in Italia e in ogni altra nazione.
Il nostro intento è far vivere un progetto di vita che si ispiri ai contenuti della fede cristiana, scaturenti dal Vangelo. 
Siamo cristiani cattolici, convinti che ogni  religione tracci percorsi di vita umanizzanti, tali da individuare nella difesa della sacralità della dignità umana il proprio fondamento imprescindibile.
La centralità del valore dell’essere umano costituisce il pilastro che sorregge il nostro impegno musicale. 
Riteniamo doveroso, alla luce dei contenuti precipui della fede cristiana, offrire il nostro contributo alla causa della pace, di cui deve essere destinatario il popolo ucraino. Il nostro messaggio di pace potrà costituire solo un umile contributo, tuttavia potrà tracciare un ulteriore sentiero sul cammino della pace, che dovrà essere costruita insieme, passo dopo passo, da ogni attore della vita politica, sociale, culturale, nonché  musicale, che  – come noi – si prefigge di  parlare al cuore non solo di chi ama la musica, ma anche dei potenti, nelle cui mani è depositato il destino dei popoli. 
La pace è voluta da tutti e siamo certi anche dai potenti che governano le nazioni e i continenti. Tale certezza ci anima e ci induce ad affermare tenacemente che la pace occorre invocarla, cercarla con tutte le proprie energie e non solo volerla. 
Noi cerchiamo ed invochiamo la pace e lo facciamo con la canzone che evoca la preghiera, la lode a Dio, che può trasformare il cuore di tutti, nessuno escluso e – non vi è dubbio – anche di Putin 
Siamo certi che solo un atto di umiltà potrà creare la pace e non la spietata crudeltà delle armi. 
Ci prefiggiamo, mediante i contenuti delle nostre canzoni cristiane, di stimolare il senso di umiltà dei potenti, da non intendersi come arrendevolezza o sottomissione al volere degli altri, ma come comprensione della verità secondo la quale per realizzare la pace occorre mettere da parte l’orgoglio, in quanto esso induce a credere che solo chi vince è forte e stimabile. 
Riteniamo che vincere significhi,  innanzitutto, salvaguardare il valore della vita degli altri e, per farlo, occorre deporre la vanagloria e l’amore senza limiti per il potere: occorre, in definitiva, purificare il proprio cuore dall’orgoglio e dalla presunzione, che altro non sono che amor proprio, a detrimento dell’altro.
E’ un messaggio che vale per entrambi i popoli, quello russo e quello ucraino.
Per tale motivo, aspiriamo a voler realizzare la nostra manifestazione sia in Ucraina, sia in Russia, superando la logica di chi si schiera, a ragione o a torto, con l’una o l’altra delle due nazioni. 
L’Ucraina è stata aggredita e vive continue stragi. La Russia aggredisce e crea continue stragi. E’ certo che il popolo ucraino è martire ed innocente come tutti i martiri, ma è anche certo che la stragrande maggioranza del popolo russo vuole la pace e l’armonia con l’Ucraina. 
Molti cantanti saliranno sul palco della manifestazione inneggiando alla pace, con voce alta e fede profonda, a tal punto da catturare il cuore anche di Putin, il quale sentendosi amato aprirà il suo cuore e, finalmente, interpellerà la propria coscienza. Anche Putin ha un cuore. 
La nostra canzone cristiana non si ferma davanti agli ostacoli ed aspira a raggiungere i luoghi più impervi, in cui la parola “Amore”, se pronunciata con convinzione, farà nascere 
una nuova amicizia, allietata da nuove speranze.
Siamo certi che vorrete accogliere la nostra richiesta ed offrici l’aiuto necessario affinché sia possibile realizzare il nostro Festival in Ucraina ed in Russia, in quanto espressione della musica e della cultura italiana, foriera di civiltà e di vera democrazia.
Con immensa stima.
Il Direttore Artistico 
Festival della Canzone Cristiana 
Fabrizio Venturi 
L’ Ufficio Stampa 
Festival della Canzone Cristiana 
Biagio Maimone 
Per tutte le info: info@roma-news.it
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