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Banco del Mutuo Soccorso: il live per i 50 anni dell’album «Salvadanaio»

Il gruppo di progressive rock all’Auditorium Parco della Musica

«Suonare a Roma è sempre un’emozione particolare. Vi prego di omaggiare con un lungo applauso Gabriella Ferri. E’ anche grazie a lei che cinquant’anni dopo possiamo raccontare questa nostra lunga storia. E sempre con noi, ci sono qui sul palco, Francesco Di Giacomo e Rodolfo Maltese », dice Vittorio Nocenzi, tastierista e leader del Banco del Mutuo Soccorso. La band di progressive rock, nata ai Castelli Romani nel 1968, domenica 29 maggio ha celebrato il cinquantenario del loro album d’esordio omonimo, conosciuto come «Il Salvadanaio», pubblicato a maggio del 1972 e prodotto dalla Ricordi. Un album di grande successo e che fece conoscere il prog made in Italy anche all’estero. Nella sala Sinopoli al Parco della Musica il gruppo ha proposto dal vivo l’intero disco e anche i più recenti brani dall’ultimo lavoro discografico «Transiberiana» uscito nel 2019. Il pubblico ha lungamente applaudito, mentre arrivano i brani « Il giardino del mago», «R.I.P.», «Metamorfosi» e la sala è stata avvolta dalla potenza e dall’energia delle trame compositive della band. Con Vittorio Nocenzi sul palco, anche Gianni Nocenzi alle tastiere e il resto del gruppo composto da Filippo Marcheggiani alla chitarra elettrica, Nicola Di Già alla chitarra ritmica, Marco Capozi al basso, Fabio Moresco alla batteria e la voce di Tony D’Alessio. E proprio in questi giorni la Sony Music ha annunciato il progetto «Italian Prog Rewind», un’iniziativa per omaggiare i cinquant’anni di rock progressivo italiano. A giugno saranno ripubblicati in vinile colorato i primi due album del Banco, della PFM e degli Area. Il tour celebrativo del «Salvadanaio», dopo Roma proseguirà il 12 giugno a Verona e il 5 agosto a Bordighera.

Fonte: Corriere Tv

Stefano Bollani: «La musica è la sostanza di cui siamo fatti»

La casa immaginaria, lo show in tv, il gusto del silenzio. E la guerra. “Le note sono il linguaggio degli dei, volano più in alto della diplomazia”

 

 

Non deve essere facile avere dei vicini di casa così. Una coppia di musicisti colti, carini, complici, quasi perfetti. Praticamente insopportabili. Per non parlare degli amici che frequentano, spigliati e brillanti. Ce n’è abbastanza per mettere in crisi l’ego di chiunque. Dalla loro abitazione immaginaria Stefano Bollani e Valentina Cenni, insieme nella vita e in tv, entrano nel salotto degli italiani all’ora di cena e portano il loro show, “Via dei Matti n° 0”: ospiti, canzoni, risate, leggerezza, ironia e stile. Un’anomalia nel panorama televisivo.

In attesa della nuova striscia quotidiana, in autunno, il pianista e la moglie, vocalist e attrice, propongono un ricco antipasto: “Via dei Matti Picture Show”, domenica 5 giugno in prime time su Rai3, un’ora e mezza dedicata al rapporto tra musica e cinema. Non solo Ennio Morricone e Nicola Piovani, ma compositori meno conosciuti come Fiorenzo Carpi, Piero Piccioni, Riz Ortolani e altri. «I nostri cuori sono in alto, nello show si suona e si canta, l’idea è rendere omaggio ai maggiori compositori italiani di musica per film. Ospiteremo due grandi amici: Luca Marinelli, in una delle sue rare apparizioni in tv, e Nicola Piovani, tra i massimi esperti della materia», sintetizza Bollani, istrionico e vulcanico, nel suo open space affacciato sulla terrazza che guarda i tetti di Roma. In fondo alla sala troneggia un bel pianoforte. «È un tre quarti, in concerto invece suono quello a coda, mi consolo così», gigioneggia il compositore, impegnato su mille progetti tra concerti e un disco in uscita, sempre con Valentina Cenni, che porta lo stesso titolo del programma tv: venti canzoni di autori molto diversi tra loro, da Antonio Carlos Jobim a Vinicio Capossela, da Enrico Ruggeri a “Sau sau”, canto tradizionale in maori dell’isola di Pasqua.

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Gazzelle, emozioni pop in concerto da «Superbattito» a «Destri»

Il cantautore romano in concerto lunedì 30 maggio al Palazzo dello Sport e il 22 luglio a Rock in Roma . «Tornare sul palco è liberatorio e romantico»

 

 

Tre dischi in sei anni (senza contare i repack), dagli inizi come «cantautore misterioso» per via di una foto venuta male (una parentesi brevissima, in verità) al tour nei palazzetti sold out. Gazzelle — all’anagrafe Flavio Pardini, 32 anni, romano — ha saputo imporsi con canzoni malinconiche, venate di una sottile quanto sorprendente ironia. Lunedì 30 maggio arriva al Palazzo dello Sport per portare sul palco i brani del terzo album Ok e dei precedenti Superbattito (2017) e Punk (2018). Biglietti esauriti anche nella Capitale, ma Gazzelle ritornerà live il 22 luglio a Rock in Roma.

«Ho provato a preparare un concerto denso di emozioni — racconta — cercando di mettere più canzoni possibili dentro, mantenendo sempre l’intimità e la sincerità come unico obbiettivo della serata. Come piace a me». Artista di poche ma efficaci parole. Anche se schivo, con lo sguardo nascosto dagli immancabili occhiali neri, Gazzelle non si sottrae mai all’abbraccio del suo pubblico che lo segue con passione. Al concertone della Festa dei Lavoratori in piazza San Giovanni la folla non ha mancato una parola della sua Destri («Tornare al Primo Maggio è stato potente e terapeutico», dice). Lo stesso entusiasmo lo raccoglie in questo tour. «Sono stati due anni che sono sembrati sette… — spiega — mettere in stand-by ogni cosa, dalla musica alla vita personale, è stata dura. Tornare sul palco è liberatorio e romantico».

Tanto successo è sorprendente persino per lui che su Instagram ha scritto: «Questa roba che sto facendo i palazzetti imballati d’amore, dopo due anni di stop dalla musica e dalla vita mi sta riaccendendo ed è tutto giusto così. Vi ringrazio di essere sempre lì dal giorno zero. Mi sdebiterò scrivendo canzoni dannatamente vere come ho sempre fatto. Non scriverò mai nulla tanto per… Giuro». Nato a Roma e cresciuto in Prati, a casa ascoltava soprattutto la grande canzone d’autore italiana (Battiato, Battisti. De André, De Gregori). Che voleva cantare lo sapeva fin da bambino. E non aveva previsto nessun piano b. A sette anni, ha ricordato, ha registrato una canzone. Poi, con l’adolescenza, ha iniziato ad ascoltare Vasco Rossi, il suo mito insieme a Rino Gaetano. A poco più di vent’anni la gavetta nei piccoli club romani fino alla pubblicazione, nel 2016, del singolo Quella te. Da allora Gazzelle non si è più fermato fino ad essere considerato oggi il cantautore più importante della sua generazione. «Non so se sia vero — commenta — e neanche mi interessa esserlo, io mi sento solo il solito Flavio che scrive delle cose che gli capitano nella vita cercando di trasmettere qualcosa a chi ascolta. Credo che bisogna ringraziare soprattutto chi crede in me da sempre e chi non smette di ascoltare le cose che ho da dire».

Nemmeno la pandemia ha frenato la sua creatività. Durante il primo lockdown scrive Ora che ti guardo bene, i cui proventi vengono devoluti allo Spallanzani, per aiutare gli ammalati di Covid-19. Poi, a settembre 2021, fa uscire Destri — canzone che oggi ha più di 71 milioni di visualizzazioni su Spotify — seguita da Lacri-ma e Scusa. I brani anticipano l’uscita di Ok, certificato platino. Il suo lato di sognatore viene fuori quando gli si chiede quale dei suoi live romani ha impresso fra i suoi ricordi. Risponde: «Sicuramente non scorderò mai il primo concerto al Monk nel marzo del 2017 con 500 persone. La mia prima vera volta. Il punto di partenza, l’inizio di una cosa che ancora sto cercando di capire a pieno».

Durante il primo lockdown scrive Ora che ti guardo bene, i cui proventi vengono devoluti allo Spallanzani, per aiutare gli ammalati di Covid-19. Poi, a settembre 2021, fa uscire Destri — canzone che oggi ha più di 71 milioni di visualizzazioni su Spotify — seguita da Lacri-ma e Scusa. I brani anticipano l’uscita di Ok, certificato platino. Il suo lato di sognatore viene fuori quando gli si chiede quale dei suoi live romani ha impresso fra i suoi ricordi. Risponde: «Sicuramente non scorderò mai il primo concerto al Monk nel marzo del 2017 con 500 persone. La mia prima vera volta. Il punto di partenza, l’inizio di una cosa che ancora sto cercando di capire a pieno».

Fonte: Corriere Roma

Michele Bravi all’Auditorium Conciliazione è la poesia di cui abbiamo bisogno

 

 

L’Auditorium Conciliazione a Roma incornicia lo spettacolo di Michele Bravi, che a chiamarlo concerto risulta parecchio riduttivo. Il viaggio si apre con la voce introduttiva che chiede a tutt* di spegnere i cellulari e godersi lo spettacolo. Un invito che sembra quasi sconvolgente oggi, così social, così online, ma che in realtà, una volta pronunciato ad alta voce, ci rendiamo conto che dovrebbe essere la normalità.

Michele Bravi e il suo spettacolo all’Auditorium Conciliazione a Roma: il corpo (e le emozioni) sono il nostro manifesto

Il viaggio di Michele nella sua musica, nella letteratura che maneggia così bene, comincia partendo dal pubblico: con Maneggiami con Cura entra in scena, tenendo un pallone bianco tra le mani, a simboleggiare quella purezza che entra in punta di piedi in quel teatro. A guardarlo Michele sembra quasi raro: il suo parlare gentile è quiete, ma le sue parole sono di una profondità che tocca le note che tutti noi nascondiamo giù in fondo, nella stanza più buia. “Il corpo è manifesto”, dice, così come le emozioni, si potrebbe aggiungere.

 

 

Quando Michele Bravi racconta che, dopo la sua esibizione a Sanremo, sua mamma gli scrive un messaggio e gli dice “Bravissimo, fantastico, ma perché sei sempre così pesante?”, tutti in teatro scoppiano a ridere. In realtà oggi più che mai abbiamo l’estrema necessità della “pesantezza” di Michele. Quel “pesante” è la forza di riuscire ad entrare nelle viscere delle cose. Michele non ha mezze misure, ti parla della realtà così com’è: c’è il bene e c’è il male. Ti prende per mano e ti porta nelle gioie e nei dolori, tra la sofferenza buia e il ridere dei ricordi passati. Questo è il suo spettacolo. Ma come si fa ad avere la capacità di parlare del dolore un momento prima e poi ridere dopo un secondo della leggerezza? Solo chi ci è passato dentro alle emozioni ne ha il potere e la facoltà. Questo è quello che si prova quando si assiste a uno spettacolo del genere. Parlare di concerto è riduttivo (davvero!), il Live nei Teatri è una boccata d’aria fresca (e pesantissima al tempo stesso), ed è necessario. Michele ha la versatilità, la dolcezza, la ricercatezza, la poesia di cui abbiamo bisogno. Tra una canzone e l’altra, tra citazioni letterarie ricercatissime, al cantautorato italiano, e lettura dell’oroscopo al pubblico, Michele intrattiene per più di due ore che sembrano così poche da volerne molte di più.

Poesie e prosa sono custodite da giochi di luci, che accompagnano la narrazione di un vero e proprio showman, che ride di sé, gioca con gli altri, che è gioia per gli occhi. Michele attinge dall’arte e dalla letteratura e la maneggia con cura e destrezza, la conosce alla perfezione, e la studia, e niente è lasciato al caso. Tutto è fluido, come lui. Michele è narrazione continua di parole, musica, luci e movimenti. E chi lo guarda ne è estasiato, e si fa trasportare dalle parole. Ed è magia, perché ci porta a farci (ri)innamorare delle parole, di riscoprirne la dolcezza. Ascoltarlo ci permette di riscoprire l’amore primordiale di chiamare le cose col proprio nome. Ad alta voce. Di scoprire cose già dette che in realtà ci appartengono. Carroll, Calvino, Bindi, Shakespeare, Dalla, Ciman, sono tutti dentro di noi. Eppure ci sembrano così distanti, tutti vengono da mondi estremamente lontani, epoche diverse. Eppure parlano la stessa lingua, basta solo avere orecchie per saper ascoltare. Tutto qua. E Michele, che è un ascoltatore perfetto, ieri sera ci ha insegnato che ascoltare è la più grande forma di amore che possiamo imparare.

Fonte: Metropolitan Magazine

Enit porta l’Italia in tour… con Elisa

Un racconto a tappe ed in musica dei territori italiani. 20 immagini del Belpaese riprese per un mese con un drone sulle note live del tour “Back to the future”

 

 

L’Italia con Enit entra nel tour “Back to the future” di Elisa con un’anteprima il 28 maggio a Verona nell’ambito di Heroes, il festival ideato da Music Innovation Hub, per coniugare musica e impegno sociale, dedicato quest’anno alla ricerca di soluzioni per la salvaguardia del pianeta.

Cinque giornate dense di appuntamenti tra due luoghi simbolicamente rilevanti: l’Arena, tempio della musica italiana, il Green Village nel Quartiere Filippini, area che custodisce il Palazzo della Dogana, tesoro architettonico cittadino nascosto e la Dogana di Fiume, affascinante struttura sulla riva dell’Adige.

Si tratta dei primi siti protagonisti del racconto delle bellezze del territorio italiano che sarà ripresa su Italia.it, il portale ufficiale di Enit.

Infatti l’Agenzia Nazionale del Turismo ha siglato una partnerhip con il tour per garantire che le immagini della Penisola siano protagoniste e sotto gli occhi di tutti gli appassionati di musica del mondo.

Back to the Future un tour con un cuore verde

Back to the Future è un vero e proprio format con un cuore “verde”, pensato per ridurre al minimo l’impatto ambientale grazie a soluzioni che consentiranno di toccare tutte e venti le regioni italiane con una produzione significativamente più “leggera e sostenibile” e che in ciascuna tappa offrirà l’inedita esperienza del Green Village, luogo aperto al territorio ed alle sensibilizzazione del pubblico sulle tematiche ambientali.

Le tappe del tour

Dopo l’anteprima a Verona, il “Back to the Future Live Tour” inizierà ufficialmente il suo viaggio il 28 giugno dal “Parco dei ragazzi del 99” di Bassano del Grappa (Vi) e proseguirà fino al 24  settembre tra spettacolari vedute panoramiche e aree di grande interesse storico e culturale. In totale gli spettacoli del tour sono 29, l’ultimo è in programma a Roma all’Auditorium Parco della Musica.

Per la prima volta Elisa sarà protagonista di una tournée che toccherà tutte le regioni d’Italia e le location scelte saranno tutte teatro di arte e natura. Ogni tappa diventerà occasione per valorizzare il luogo che la ospiterà, ciascuna sarà caratterizzata da una particolare importanza naturalistica, storica e/o culturale: un parco, una zona di calanchi, un bosco, un borgo antico, un luogo storico (la scelta delle tappe è stata fatta coinvolgendo i territori stessi) ed il racconto delle tappe più significative verrà ripreso su Italia.it

<<Un grande evento internazionale per dar voce, è il caso di dirlo, all’Italia nel mondo – ha detto  Roberta Garibaldi – attraverso un’espressione dell’orgoglio artistico di questo Paese. Vogliamo promuovere le bellezze dell’Italia coniugando ambiti differenti ma profondamente coerenti. Come se la musica diventasse un agente di viaggio inaspettato che porta nei suoi habitat migliori per offrire spunti e aiutare a cogliere aspetti maggiormente interessanti e non considerati dello spazio. I luoghi della musica e la sua localizzazione vengono in supporto per comprendere e amplificare il valore dell’esperienza che chiamiamo viaggio>>.

<<Il suono per arrivare ai luoghi come una neo geografia che disegna mappe inconsuete – ha proseguito Presidente Enit Giorgio Palmucci – Per maturare “alibi” di viaggio non c’è nulla di più supersonico, dal potere quindi espansivo e rapido, di un festival di musica in spazi inattesi, per segnare la nuova era di uno sguardo non convenzionale sul modo di viaggiare e dare maggiore enfasi al tempo libero>>

Fonte: CorriereQuotidiano.net

Per tutte le info: info@roma-news.it

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