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Papa Francesco: il 31 maggio Rosario per la pace. E annuncia la creazione di 21 cardinali

In chiusura del mese mariano il Pontefice sarà alla Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma per “offrire un segno di speranza al mondo”. Insieme a lui anche una famiglia ucraina. Al Regina Coeli ha fatto sapere che creerà nuovi cardinali, 16 elettori e cinque ultra-ottantenni: ecco chi sono

Maggio, il mese che per i fedeli è dedicato alla Madonna, si chiuderà con un Rosario per la pace con cui Papa Francesco “desidera offrire un segno di speranza al mondo, sofferente per il conflitto in Ucraina, e profondamente ferito per la violenza dei tanti teatri di guerra ancora attivi”

A partire dalle 18 di martedì 31 maggio, il Pontefice reciterà la preghiera del Rosario nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma. Insieme a lui – “come segno di vicinanza a chi è più coinvolto nelle dinamiche di questi tragici eventi” – ci sarà anche una famiglia ucraina

Papa Francesco reciterà la preghiera davanti alla statua di Maria Regina Pacis nella Basilica, dove ai suoi piedi deporrà una corona di fiori. Per l’occasione saranno coinvolti i santuari internazionali di tutto il mondo, insieme ad altri santuari situati in Paesi colpiti dalla guerra o caratterizzata da instabilità politica e violenza. Tra questi ci sarà anche quello della Madre di Dio a Zarvanytsia, in Ucraina

Al Regina Coeli, Papa Francesco ha intanto annunciato la creazione di 21 nuovi cardinali, di cui 16 elettori e cinque ultra-ottantenni

I nuovi cardinali verranno creati il prossimo 27 agosto, in occasione del Concistoro. Gli elettori italiani sono Monsignor Oscar Cantoni, vescovo di Como, e Monsignor Giorgio Marengo, prefetto apostolico di Ulan Bator (Mongolia). Gli over-80 italiani sono invece il vescovo emerito di Cagliari Arrigo Miglio, l’ex rettore della Gregoriana padre Gianfranco Ghirlanda, e monsignor Fortunato Frezza, dalla canonica di San Pietro

Gli altri nuovi cardinali sono S.E.R Mons. Arthur Roche, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti; S.E.R Mons Lazzaro You Heung sik, Prefetto della Congregazione per il Clero; S.E.R Mons. Fernando Vérgez Alzaga L.C., presidente della Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano e Presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano

Parallela alla guerra combattuta in Ucraina, c’è una guerra economica fra Russia e Occidente che si sta rivelando ogni giorno più ambigua e asimmetrica . Vladimir Putin e i Paesi europei non stanno lottando con le stesse armi. Mentre ogni mossa di Bruxelles contro aziende o personalità russe deve fondarsi su una base giuridica solida, il Cremlino non si preoccupa di mostrare neppure una parvenza di legalità. Basta vedere quanto sta accadendo in questi giorni a largo di Mariupol, che fino al 24 febbraio scorso era una delle grandi capitali europee della produzione di acciaio.

Metinvest, il gruppo ucraino degli impianti di Azovstal, denuncerà nelle prossime ore quello che definisce un atto di pirateria: l’«alto rischio» che sei mercantili ormeggiati nelle acque di Mariupol siano oggetto di un colossale furto di guerra da parte dell’esercito di Mosca. A bordo delle navi si trovano 28 mila tonnellate d’acciaio — per un valore di circa 20 milioni di dollari — che erano destinate all’export in Italia e altri cinque Paesi europei. Ora potrebbero essere contrabbandate verso i porti russi, denuncia Metinvest, da cui partirebbero per Paesi africani e asiatici che non applicano sanzioni

È anche per indennizzare da questo tipo di danni all’Ucraina che la Commissione Ue propone ora di lavorare alla confisca dei beni sequestrati dall’inizio della guerra. Sono oggi 1.093 i nomi di cittadini russi, bielorussi e ucraini delle autoproclamate repubbliche di Donetsk e Lugansk designati nella lista di sanzioni individuali di Bruxelles. Fra loro si trovano le persone fisiche soggette a sequestri per un valore europeo — a quanto emerge — di quasi dieci miliardi di euro in beni e conti situati nell’Unione Europea. Colpisce che la quota italiana in questa somma sia stimata dalle autorità di Roma in 1,75 miliardi: in sostanza poco meno del 20% dei patrimoni bloccati delle figure vicine al Cremlino è nel nostro Paese, anche se l’Italia non supera l’11% del prodotto interno lordo dell’Ue. L’importanza dell’Italia si spiega in modo semplice: gli oligarchi e gli uomini del potere di Mosca la prediligono come una meta di vacanze e manutenzione delle loro barche.

Per esempio il super yacht Sheherazade da 650 milioni di euro intestato a un certo Eduard Khudaynatov — ma ritenuto dello stesso Putin — era in secca a Marina di Carrara proprio per essere riparato. Sono invece molto esposti sull’Italia come meta del tempo libero anche i principali oligarchi dell’industria russa. È il caso di Alisher Usmanov, proprietario della casa editrice Kommersant, socio del conglomerato Metalloinvest, comproprietario del secondo operatore telefonico russo MegaFon e dotato di una fortuna stimata di 19,5 miliardi di dollari. Usmanov si è visto sequestrare un «compendio immobiliare» in località Golfo del Pevero ad Arzachena (Sassari) del valore di circa 17 milioni di euro e sei «veicoli societari» per la gestione di case e di auto per 66 milioni. Proprio il suo caso mostra le implicazioni dell’avere nel Paese una presenza di oligarchi con attivi per quasi due miliardi. Il sindaco di Arzachena si è rifiutato di levare a Usmanov la cittadinanza onoraria, anche perché l’oligarca un anno fa aveva fatto una donazione di mezzo milione al comune per la lotta al Covid. Più in genere tutta un’economia sarda ruotava intorno ai russi, con 40 milioni di fatturato annuo solo per ormeggi, feste, catering.

Proprio a Portisco in Sardegna Alexei Mordashov, primo azionista del colosso dell’acciaio russo Severstal, uomo più ricco di Russia con una fortuna stimata in 29 miliardi di dollari, si è visto sequestrare un «complesso immobiliare» da 105 milioni di euro (e uno yacht da 65 milioni a Imperia). Ci sono poi la maxi-barca da 530 milioni di euro del magnate dei fertilizzanti Andrej Melnichenko (patrimonio 20 miliardi di dollari) o il complesso immobiliare, ad Arzachena, del tycoon bielorusso Dmitry Mazepin. Tutto sequestrato, congelato.

Ma davvero questa fortuna da quasi due miliardi potrà essere confiscata senza che i titolari abbiano subito una condanna penale in Europa? Bruxelles lo propone, ma le basi legali sembrano incerte e diverse in ogni Paese europeo. Il sistema di potere di Putin va colpito nel modo più duro. Ma proporre da Bruxelles misure che rischiano di rivelarsi legalmente irrealizzabili rischia di trasformarsi, alla lunga, in un boomerang. La vicenda del fallito embargo totale sul petrolio avrà pur insegnato qualcosa.

La lirica per la pace: nasce “Opera for Peace Academy-Rome”

 

 

Violeta Samon è una ventiseienne ucraina. Samson Setu ha 28 anni e viene dalle Isole Samoa, arcipelago maori disperso nel Pacifico. Poi c’è Sawsan Al Bahliti, 35 anni, nato in Arabia Saudita.
Questi tre giovani hanno qualcosa di grande in comune: sono cantanti lirici di rilievo internazionale. Da martedì 31 maggio saranno parte, insieme ad altri 21 giovani talenti provenienti da 17 Paesi di 6 continenti, di “Opera for Peace Academy-Rome”, la prima Accademia lirica dedicata alla pace e alla giustizia sociale in Europa che sarà presentata all’università Luiss Guido Carli di Roma nel corso dell’evento “Music for a sustainable Future”.
Promossa dall’organizzazione internazionale “Opera for Peace”, in collaborazione con l’Università intitolata a Guido Carli, la Bei- Banca Europea per gli Investimenti, il Teatro dell’Opera di Roma e l’Accademia Internazionale di Musica e Arte, Opera Roma avrà sede nella Capitale e, nei prossimi anni, sarà ospitata anche in altre città europee, così da portare i suoi messaggi in tutto il Vecchio Continente.
All’evento d’inaugurazione dell’Accademia, saranno presenti tutti i cantanti lirici ammessi al primo corso: delle oltre 150 candidature avanzate da più di 43 Paesi, i 21 rappresentano l’eccellenza mondiale per il futuro della lirica. Di età compresa fra i 21 e i 36 anni, i giovani fenomeni provengono da diverse nazioni, Ucraina, Russia, Francia, Benin, Messico, Sud Africa, Cina, Emirati Arabi Uniti, Vietnam, Stati Uniti e potranno seguire le lezioni di docenti di fama internazionale fra cui Thomas Hampson, Lawrence Brownlee, Ludovic Tezier, Damiano Michieletto, Angela Meade.
Lo faranno all’interno di un progetto fortemente orientato alla solidarietà: per i giovani cantanti saranno, infatti, previste dieci borse di studio, di cui due dedicate ad artisti ucraini, in segno di vicinanza verso la guerra che non accenna a una tregua.
L’appuntamento, introdotto da una tavola rotonda in cui il sovrintendente del Teatro Opera di Roma, Francesco Giambrone, e il direttore del Kongo River Festival, Vincent Kunda, si confronteranno con altri specialisti sulle prospettive del settore, vedrà poi l’esibizione live di cinque borsisti che mostreranno le proprie doti e la qualità dei membri di Opera for Peace.
Ma non solo: per celebrare la nascita di “Opera for Peace Academy”, infatti, da lunedì 30 maggio fino a domenica 5 giugno l’organizzazione ha pianificato, insieme ai suoi partner, lezioni individuali e masterclass in cui i giovani artisti potranno affinare le proprie doti, studiare il canto, approfondire temi di stretta attualità in workshop sulla sostenibilità ambientale, sulla promozione della pace con l’Institute for Economics & Peace, l’equità di genere o l’impresa sociale.
L’accademia, negli intenti della cofondatrice Julia Lagahuzère, nominata “Femme de culture” nel 2020 per il progetto “Opera for Peace”, ha l’obiettivo di diventare un luogo di incontro e scambio interculturale, un melting-pot di esperienze da cui prendere le mosse per incoraggiare il dialogo e la comprensione tra popoli che, consapevoli delle proprie diversità, ma accomunati dalla lirica, si incontrano. E, grazie ad “Opera for Peace Academy”, lo faranno anche in Italia.

Fonte: Il Denaro

Per tutte le info: info@roma-news.it

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