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«Sospesa» la perquisizione di Report e Mondani, la Dia di Roma «valuta con la Dda Caltanissetta»

Il provvedimento della Dda di Caltanissetta dopo l’inchiesta di Report sulle stragi: «Verifica della genuinità delle fonti, le parole del pentito Lo Cicero smentite da atti acquisiti». Ranucci: «Controlli anche su telefonini e pc, perquisizione preventiva»

La notizia è diffusa in serata dallo stesso Sigfrido Ranucci, intorno alle 19, via social, e dalla pagina Fb di Report: «Ritirato il decreto di perquisizione a casa del giornalista Paolo Mondani e presso la redazione di Report», scrive il conduttore. E poco più tardi sulla pagina della trasmissione Rai si legge che «la Dia di Roma ha revocato il decreto di perquisizione nei confronti di Paolo Mondani. Le operazioni presso l’abitazione del giornalista e la redazione di Report erano iniziate questa mattina alle 7. L’incarico di perquisizione era stato emesso dalla Dda di Caltanissetta a seguito della messa in onda dell’inchiesta “La bestia nera”, trasmessa nella serata di lunedì, trentesimo anniversario della strage di Capaci», sul concorso dell’estremismo nero, mafia, massoneria e servizi cosiddetti deviati nella realizzazione delle stragi, da Bologna a Capaci, da via D’Amelio ai Georgofili. Report ha raccontato anche testimonianze della presenza di Stefano Delle Chiaie in Sicilia nei giorni prima di Capaci.

La perquisizione in mattinata

Dunque l’operazione di polizia sarebbe stata «sospesa» dalla Dia di Roma delegata dell’esecuzione, che ora «sta valutando con la Dda di Caltanissetta», annunciano meglio dalla sede Rai di via Teulada in conferenza stampa. Si sarebbero insomma concluse le perquisizioni nella redazione di Report e nell’abitazione dell’inviato Paolo Mondani, che hanno riguardato anche supporti informatici e cellulari. A disporre il provvedimento è stata la Procura di Caltanissetta. «Il motivo – dice in mattinata Sigfrido Ranucci – sarebbe quello di sequestrare atti riguardanti l’inchiesta di ieri sera sulla strage di Capaci nella quale si evidenziava la presenza di Stefano Delle Chiaie, leader di Avanguardia nazionale, sul luogo dell’attentato di Capaci. Gli investigatori cercano atti e testimonianze anche su telefonini e pc».

«Non è indagato il giornalista»

La Procura ha immediatamente chiarito che la perquisizione eseguita dalla Dia nei confronti di «un giornalista che non è indagato», punta a «verificare la genuinità delle fonti» che hanno contribuito al servizio della trasmissione della Rai. «La perquisizione non riguarda in alcun modo l’attività di informazione svolta dal giornalista – evidenzia il procuratore Salvatore De Luca – benché la stessa sia presumibilmente susseguente ad una macroscopica fuga di notizie, riguardante gli atti posti in essere da altro ufficio giudiziario».

L’incontro Mondani-Giustini

Da chiarire, secondo i magistrati, ci sarebbero i contorni di un incontro tra Mondani, l’inviato di Report, e il luogotenente dei carabinieri in congedo Walter Giustini. «Infatti, secondo quanto accertato da questo Ufficio – ricostruisce il procuratore – in una occasione, il giornalista avrebbe incontrato Giustini non per richiedergli informazioni, ma per fargli consultare la documentazione in suo possesso in modo che lo stesso Giustini fosse preparato per le imminenti sommarie informazioni da rendere a questa Procura. È necessario verificare la natura di tale documentazione posta in lettura al Giustini che presumibilmente costituisce corpo del reato di rivelazione di segreto d’ufficio relativo all’attività di altra autorità requirente. Tale accertamento è tanto più rilevante in considerazione dell’importanza che Giustini attribuisce a tale documentazione, nonché a seguito delle contraddittorie versioni fornite da quest’ultimo in materia di comunicazione nel 1992 delle informazioni da parte dell’Arma all’autorità giudiziaria di Palermo».

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Papa Francesco ha nominato Matteo Zuppi nuovo presidente della Cei

Zuppi, arcivescovo di Bologna, è il nuovo presidente dei vescovi: l’annuncio durante la 76esima assemblea generale della Cei

Papa Francesco ha nominato il cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna, presidente della Conferenza episcopale italiana. A dare l’annuncio ai vescovi è stato il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, che ha dato lettura della comunicazione del Santo Padre. Così si legge in una nota della Cei. Nella mattinata di oggi, “i vescovi riuniti per la loro 76esima assemblea generale hanno proceduto all’elezione della terna per la nomina del presidente, secondo quanto previsto dallo Statuto”. Zuppi è stato scelto dal Papa all’interno di una rosa di tre nomi indicata dall’assemblea della Cei, di cui facevano parte anche il cardinale Paolo Lojudice, arcivescovo di Siena, e ad Antonino Raspanti, vescovo di Acireale.

GIORNI FA DICEVA: “SOLO UN MATTO…”

Questa volta chi è entrato Papa non è uscito solo cardinale. O per meglio dire, il favorito della vigilia è diventato davvero il nuovo presidente della Cei. Il cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna, è stato infatti nominato da Papa Francesco numero uno dei vescovi italiani, prendendo il posto del cardinale Gualtiero Bassetti. Zuppi è stato scelto da Bergoglio all’interno di una rosa di tre nomi indicata dall’assemblea della Cei, riunita all’Hilton Rome Airport di Fiumicino e formata da 226 prelati. Nella terna Zuppi è risultato il più votato davanti al cardinale Paolo Lojudice, arcivescovo di Siena, e ad Antonino Raspanti, vescovo di Acireale. Nella rosa di nomi, alla prima votazione, a quanto si apprende era entrato in realtà come secondo più votato un altro ‘emiliano’, l’arcivescovo di Modena e Carpi Erio Castellucci, che però ha deciso di ritirare la sua candidatura.

Considerato da sempre uno degli uomini di Chiesa più vicini a Papa Francesco, che lo ha creato cardinale nel 2019, Zuppi aveva visto crescere le voci sul suo conto fino ad essere indicato appunto come il favorito, soprattutto dopo che nei giorni scorsi lo stesso Bergoglio ha detto di volere “un bel cambiamento” alla guida della Cei. In un’intervista televisiva, nei giorni scorsi, alla domanda sull’argomento Zuppi se l’è cavata (a suo solito) con una battuta. “Il cardinale Biffi diceva che solo i matti vogliono diventare vescovi– scherzava il cardinale- si potrebbe dire che quelli ancora più matti vogliono diventare capi dei vescovi. I vescovi devono indicare qualcuno che sentano che faccia unità e possa rappresentarli tutti, aiutando la Chiesa italiana a continuare il cammino degli ultimi decenni e il cammino sinodale iniziato l’anno scorso. Vediamo che cosa decideranno i vescovi nella terna che indicheranno al Papa e cosa deciderà il Papa”.

Figura di spicco della Comunità di Sant’Egidio, prete di strada e mediatore per la pace in Mozambico nei primi anni ’90, Zuppi ha 66 anni ed è vescovo dal 2012. Romano di nascita, è stato ausiliare di Roma dal 2012 al 2015, quando a ottobre di quell’anno fu scelto da Bergoglio come nuovo arcivescovo di Bologna. Il suo ingresso in città fu salutato da una grande folla e da allora la sua popolarità è sempre stata in crescita. Sotto le Due torri gira spesso in bicicletta e non vive in Curia ma alla Casa del Clero, la casa di riposo dei sacerdoti anziani. Nei sette anni di episcopato bolognese, Zuppi si è distinto per un ‘taglio’ molto attento alle povertà e alle questioni del lavoro. Inedito, ad esempio, fu il suo discorso in piazza Maggiore dal palco dei sindacati per l’1 maggio. Così come numerosi sono stati i suoi attestati di sostegno e appoggio, anche in presenza, ai lavoratori delle aziende in crisi del territorio (su tutte, la vicenda Saeco).

Insieme a Comune e Città metropolitana di Bologna, sotto la guida di Zuppi la Curia ha messo in piedi il progetto ‘Insieme per il lavoro’ per trovare nuova occupazione ai lavoratori in difficoltà. Il cardinale ha inoltre proseguito sulla strada già tracciata dal suo predecessore, Carlo Caffarra, nell’utilizzo per scopi di carità dei proventi Faac, la multinazionale dell’automazione ereditata dalla Curia alla morte del fondatore, Michelangelo Manini. Risorse che sono servite anche durante la pandemia per sostenere famiglie in difficoltà. Sempre vicino e quasi ‘esegeta’ delle parole di Papa Francesco, che ha portato in visita pastorale a Bologna nel 2017, con lo scoppio della guerra in Ucraina Zuppi si è espresso più volte per la pace e contro l’invio delle armi. Col suo nuovo incarico, non lascerà Bologna ma la Curia avrà un vescovo ausiliare. La presidenza della Cei per Bologna non è una prima volta: già il cardinale Antonio Poma guidò i vescovi italiani dal 1969 al 1979.

CHI È MONSIGNOR ZUPPI

Zuppi nasce a Roma l’11 ottobre 1955, quinto di sei figli. Nel 1973, studente al liceo Virgilio, conosce Andrea Riccardi, il fondatore di Sant’Egidio, iniziando a frequentare la Comunità e collaborando alle attività al servizio degli ultimi da essa promosse: dalle scuole popolari per i bambini emarginati delle baraccopoli romane, alle iniziative per anziani soli e non autosufficienti, per gli immigrati e i senza fissa dimora, i malati terminali e i nomadi, i disabili e i tossicodipendenti, i carcerati e le vittime dei conflitti; da quelle ecumeniche per l’unità tra i cristiani a quelle per il dialogo interreligioso, concretizzatesi negli Incontri di Assisi. A 22 anni, dopo la laurea in Lettere e Filosofia all’Università La Sapienza, con una tesi in Storia del cristianesimo, entra nel seminario della diocesi di Palestrina, seguendo i corsi di preparazione al sacerdozio alla Pontificia Università Lateranense, dove consegue il baccellierato in Teologia.

Ordinato presbitero il 9 maggio 1981 dal vescovo Renato Spallanzani, Zuppi subito dopo viene nominato vicario del parroco della Basilica romana di Santa Maria in Trastevere, monsignor Vincenzo Paglia, succedendogli nel 2000 per dieci anni. Incardinato a Roma il 15 novembre 1988, dal 1983 al 2012 Zuppi è anche rettore della chiesa di Santa Croce alla Lungara e membro del consiglio presbiterale diocesano dal 1995 al 2012. Nel secondo quinquennio come parroco a Trastevere, dal 2005 al 2010, è prefetto della terza prefettura di Roma e dal 2000 al 2012 assistente ecclesiastico generale della Comunità di Sant’Egidio, per conto della quale è stato mediatore in Mozambico nel processo che porta alla pace dopo oltre diciassette anni di sanguinosa guerra civile. Nel 2010 viene chiamato a guidare la parrocchia dei Santi Simone e Giuda Taddeo a Torre Angela, nella periferia orientale della città; e nel 2011 è prefetto della diciassettesima prefettura di Roma.

Poco dopo, il 31 gennaio 2012 Benedetto XVI lo nomina vescovo titolare di Villanova e Ausiliare di Roma (per il settore centro). Riceve l’ordinazione episcopale il successivo 14 aprile per le mani dell’allora Cardinale Vicario Agostino Vallini e sceglie come motto Gaudium Domini fortitudo vestra. Il 27 ottobre 2015 Papa Francesco lo nomina alla sede metropolitana di Bologna e il 5 ottobre 2019 lo crea Cardinale con il Titolo di Sant’Egidio. È Membro del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale e dell’Ufficio dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica.

Fonte: Agenzia Dire

Modulo antiterrorismo Nato a Roma, il test nella metro Anagnina

Il progetto “Dexter” è stato finanziato con sei milioni di euro e riesce a individuare in modo discreto, senza controlli o posti di blocco, le possibili minacce nel flusso di pedoni: nel corso del test ha individuato delle persone che nascondevano finte armi con sensori e intelligenza artificiale

 

 

Il modulo antiterrorismo della Nato, finanziato con 6 milioni di euro, è stato testato alla stazione metro Anagnina di Roma, dove degli individui che nascondevano finte armi sono stati puntualmente individuati da suoi sensori e dall’intelligenza artificiale. “Dexter”, l’acronimo di Detection of explosives and firearms to counter terrorism, riesce a individuare in modo discreto, senza controlli o posti di blocco, le possibili minacce nel flusso di pedoni.

Il progetto

Il progetto è coordinato dall’Enea e nasce da una collaborazione di 3 anni fra un centinaio di scienziati ed esperti di 11 organismi di ricerca di paesi Nato (oltre all’Italia, Francia, Germania, Olanda) più Ucraina, Serbia, Finlandia, Corea del Sud.

Responsabile Dexter: “Intercettare attentatori prima della minaccia”

Luigi De Dominicis dell’Enea, responsabile di Dexter, ha dichiarato: “In tutti gli attentati che ci sono stati in Europa, il giorno dopo avevamo le foto degli attentatori, noi dobbiamo intercettarli prima che mettano in atto la minaccia. La Nato ha incaricato gli enti ricerca di sviluppare una nuova tecnologia e noi abbiamo messo a punto una pluralità di sensori che collaborano per generare in tempo reale dei dati oggettivi dai quale riusciamo a capire se una persona porta un’arma nascosta sotto la giacca o una cintura esplosiva”.

Il test

I ricercatori per un mese hanno effettuato prove sul campo in un locale adiacente alla biglietteria della metropolitana, messo a disposizione dall’Atac, prima di mostrarlo oggi alla stampa. Il sistema, spiega De Domenicis, si avvale di tecnologie radar, algoritmi e sistemi di intelligenza artificiale. Il primo, denominato Mic, è un’antenna a microonde, capace di rilevare immagini in 2D e 3D, e grazie ad algoritmi di apprendimento di individuare se una persona porta qualcosa di sospetto. Non è uno scanner, che si basa su raggi X. Un secondo sensore, con un sistema laser, verifica la presenza sugli abiti o le mani di tracce di esplosivo. Il terzo step è l’intervento degli operatori di sicurezza, che indossano speciali occhiali.

“Microonde completamente innocue”

“Queste microonde – assicura Dominicis a proposito del primo sistema – sono completamente innocue. È un sistema performante, rispettoso della salute delle persone e della privacy, perché non vi è riconoscimento facciale e acquisizione delle caratteristiche biometriche”.

“Risultati hanno soddisfatto aspettative”

I risultati hanno soddisfatto le aspettative, afferma De Dominicis spiegando quanto manca per vederlo in funzione: “È un progetto di ricerca che è riuscito a portare la tecnologia al livello massimo cui può arrivare la ricerca sperimentale. Se vogliamo progredire, con il dispiegamento commerciale abbiamo bisogno della collaborazione del mondo industriale”.

Fonte: Sky TG24

Vietato corteo di Casapound del 28 maggio a Roma: “Sit in sotto la sede”

 

Casapound non manifesterà a Roma sabato prossimo 28 maggio. Dalla Questura arriva lo stop ufficiale con un’ordinanza che punta innanzitutto a scongiurare “ripercussioni all’ordine pubblico”. Tra i primi a segnalarne la pericolosità, sul fronte politico, erano stati gli esponenti del Pd, definendo “inammissibile” il corteo degli estremisti di destra. Ma gli autoproclamati “fascisti del terzo millennio” non arretrano e ritengono “gravissimo” il divieto. Annunciano su Twitter: “Spostiamo l’appuntamento di sabato sotto la nostra sede di via Napoleone III”. La manifestazione, indetta tra l’altro per protestare contro la politica del governo Draghi, doveva svolgersi in piazza Santa Maria Maggiore.

Il sindaco Gualtieri

“Soddisfatto per la decisione della Questura di vietare la manifestazione di Casapound nella Capitale sabato 28 maggio. Avevo già espresso la mia posizione contraria nella riunione del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza
Pubblica. #Roma è e sarà sempre antifascista”, il tweet del sindaco di Roma, Roberto Gualtieri.

La reazione di CasaPound

 “È gravissimo che venga vietato un corteo assolutamente legittimo contro il governo Draghi, su pressioni politiche del Pd che di quel governo fa parte”. È questa la risposta di CasaPound Italia dopo che è stata notificata a Luca Marsella, uno dei portavoce del movimento, la notifica del divieto della manifestazione autorizzata per sabato 28 maggio.

“Ci troviamo di fronte ad un pericoloso precedente – ha detto  Marsella in una diretta su Facebook – che calpesta ogni diritto e libertà di espressione. CasaPound non è un movimento fuori legge, esiste da 18 anni nella Capitale ed ha sedi e migliaia di
iscritti in tutta Italia, si occupa di politica, cultura e solidarietà e lo fa da sempre alla luce del sole. Per noi oggi è assolutamente necessario affermare un principio e non possiamo certo fare passi indietro. Vogliamo, però, dimostrare ancora una
volta senso di responsabilità ed evitare di essere strumentalizzati, spostiamo quindi l’appuntamento di sabato sotto la nostra sede di via Napoleone III per un sit in alle ore 15 e una giornata di festa a cui invitiamo chiunque si ritenga ancora
un uomo libero e pensi che sia un diritto poter contestare – ha concluso Marsella – un governo di incapaci, che sta uccidendo la nostra nazione”.

Fonte: Quotidiano.net

Il Boss è pronto a tornare in Italia: le tappe del tour italiano di Bruce Springesteen

Il tour di Bruce Springsteen arriva in Italia nel 2023: date e biglietti per vedere live il Boss! 

 

 

Fan del mitico Bruce Springsteen, siete pronti? Il Boss finalmente torna ad esibirsi live in Italia e ha annunciato da poco tre date italiane del suo tour.

Si aprono a breve le prevendite per le date del 2023 e, nemmeno a dirlo, i seguaci di Springsteen e della The E Street Band sono già pronti con il dito sul mouse per fare click e accaparrarsi un biglietto per uno degli appuntamenti live per urlare a squarciagola Born To Run.

Bruce Springsteen: le date italiane del tour

Torna la stagione dei concerti e Bruce Springsteen and The E Street Band torna in tour e arriva anche in Italia. Le tappe italiane dei concerti sono:

  • Giovedì 18 maggio 2023 al Parco Urbano Giorgio Bassani di Ferrara
  • Domenica 21 maggio 2023 al Circo Massimo di Roma
  • Martedì 25 luglio 2023 al Prato della Gerascia, nell’Autodromo Nazionale di Monza

I biglietti del tour: quando apre la prevendita del Boss

La produzione del tour di Bruce Springsteen in una nota stampa ha spiegato che per andare incontro a chi aveva richiesto un voucher per un evento variato a causa della pandemia, sarà aperta una prevendita per i biglietti nominali di Bruce Springsteen sui circuiti di Ticketone, Vivaticket e Ticketmaster. Si comincia alle 10 di mercoledì 25 maggio fino alla mezzanotte per le date di Roma e Ferrara. Mentre per il live di Monza il pre-sale comincia lunedì 30 maggio sempre alle 10 di mattina fino alla mezzanotte.

Bruce Springsteen in tour tutte le date

Oltre alle tappe italiane Bruce Springsteen and The E Street Band farà ovviamente svariati  concerti in Europa e nel mondo. Molti live sono ancora da svelare, ma intanto sappiamo che lo troveremo in concerto anche a Barcellona, Dublino, Parigi, Amsterdam, Zurigo, Oslo… Sempre nel 2023 ovviamente.

Se volete quindi vedere un concerto in Italia di Bruce Springsteen non vi resta che collegarvi ai siti e monitorare quando saranno aperte le vendite dei biglietti a tutti coloro che non hanno un voucher.

Fonte: ViaggiNews.com

Per tutte le info: info@roma-news.it

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