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Ucraina: Corteo di Cobas e Usb per la pace a Roma

I partecipanti: “Molti non hanno ancora chiaro il rischio di un conflitto nucleare”

Corteo organizzato da Cobas e Usb a Roma per dire stop alla guerra in Ucraina, contro la Nato, Putin e contro l’invio di armi. Alcune centinaia di manifestanti hanno attraversato le strade del centro della Capitale, da piazza Della Repubblica al Colosseo. “Vi rendete conto che ci troviamo a rimpiangere governanti come Craxi, Andreotti e Forlani, che in passato abbiamo combattuto ma che avevano chiaro che gli interessi nazionali, pure essendo alleati della Nato, risiedono nella pace?”, dice un manifestante. “Quello che succederà da qui a breve riguardo l’occupazione, avrà conseguenze gravissime”, rilancia un altro partecipante al corteo: “Senza contare che c’è il serio rischio di un conflitto nucleare, ma la gente sembra non si renda conto di questo pericolo”.

Fonte: LaPresse

17enne ucraino ustionato per salvare la madre: l’intervento chirurgico è perfettamente riuscito

 

 

L’intervento chirurgico di Vadim, il ragazzo ucraino che ha riportato gravi ustioni nel tentativo di salvare la mamma, è perfettamente riuscito.

È stata eseguita un’escarectomia tangenziale superficiale di tutte le parti necrotiche attraverso una copertura con innesti di epidermide omologa.

Mi complimento per il lavoro svolto con l’équipe multidisciplinare operatoria dell’ospedale Sant’Eugenio, coordinata dal dottore Giuseppe Spaltro, per la parte chirurgica, dal dottore Massimo Galletti, per la parte anestesiologica e dal dottore Filippo Carlucci, per la parte infermieristica.

Ringrazio di cuore il centro grandi ustionati del Sant’Eugenio per l’assistenza medico sanitaria fornita a questo giovane eroe.

Fonte: Tusciaweb

La Sapienza accoglierà 21 docenti ucraini e 4 docenti dissidenti della Federazione russa

 

 

La Sapienza scende nuovamente in campo per offrire solidarietà e sostegno agli studiosi provenienti dai paesi coinvolti nella guerra in Ucraina. L’Ateneo, a partire da giugno, accoglierà 25 visiting professor: 21 docenti ucraini e quattro docenti dissidenti della Federazione russa.

Come si legge sul sito della Sapienza, si tratta di “17 donne e di 8 uomini che svolgeranno la loro attività accademica, in base alle discipline di competenza, nelle Facoltà di Lettere e filosofia, Scienze Matematiche fisiche e naturali, Medicina e odontoiatria, Farmacia e medicina, Medicina e psicologia, Ingegneria civile e industriale, Ingegneria dell’informazione, informatica e statistica e Giurisprudenza”.

Il tutto grazie a uno stanziamento straordinario per un valore complessivo di 300mila euro. L’iniziativa è stata avviata tramite a un bando deliberato dal Cda della Sapienza nel mese di marzo che “prevedeva il finanziamento di visite per attività di ricerca e/o didattica da parte di docenti in condizione di rischio a causa di conflitti. Il fondo consentirà ai docenti di soggiornare nella capitale per un periodo di quattro mesi avvalendosi di una dotazione pro-capite pari a 12.000 euro”.

“È un segnale importante di solidarietà e di impegno della Sapienza – afferma la rettrice Antonella Polimeni – abbiamo deliberato questa iniziativa all’indomani dello scoppio della guerra anche per rafforzare il nostro messaggio di pace, attraverso la ricerca e la conoscenza come strumento di crescita e di unione tra i popoli”.

Il ventaglio di iniziative messe in campo dall’ateneo più grande d’Europa è ampio. Il 15 marzo il Consiglio di amministrazione della Sapienza ha anche approvato l’esonero dal pagamento della terza rata dei contributi universitari per l’anno accademico 2021-2022, a favore delle studentesse e degli studenti ucraini in condizioni di difficoltà economica.

Inoltre, sempre nel mese di marzo, è stato sottoscritto l’accordo di collaborazione che lega la Lviv Polytechnic National University (LPNU) e l’Ateneo romano. “La Comunità universitaria di Sapienza intende inviare un messaggio preciso, per una così illustre istituzione accademica: un messaggio di solidarietà, amicizia e collaborazione — aveva spiegato la rettrice —. L’Accademia, quindi, nelle forme e negli ambiti di propria competenza, si mette con determinazione e generosità al servizio della pace. E il nostro ateneo, in tal senso, intende fare sino in fondo la sua parte”.

Sono stati poi gli stessi studenti a mettersi in gioco per l’Ucraina. Il 14 e il 15 marzo si è tenuta, sotto il porticato del Ciao, una raccolta di beni primari destinata alla popolazione. L’iniziativa è stata promossa dall’associazione degli studenti Sapienza in Movimento, in collaborazione con l’ateneo e con la chiesa ucraina di Santa Sofia a Boccea.

Fonte: RomaH24.com

Estate solidale in Europa per i bambini dell’Ucraina: sostegno psicologico e svago

Il comitato delle Regioni Ue con l’Associazione città ucraine organizza soggiorni per ragazzi per un periodo di 4-5 settimane. Il sindaco di Kiev Klitschko: «Ci sentiamo parte dell’Unione». E l’Italia adotta anche le scuole

 

 

Dmytro Kuleba, il ministro degli Esteri dell’Ucraina ha 41 anni. Nel 1986 quando ci fu il disastro della centrale nucleare di Chernobyl ne aveva cinque. È uno dei «bambini di Chernobyl», ucraini e bielorussi provenienti dalle zone contaminate, che furono ospitati più volte in Italia da famiglie, associazioni, parrocchie ed enti locali. Kuleba fu accolto ad Atripalda, in provincia di Avellino, dalla famiglia di Domenico Ventre, maresciallo dei carabinieri. Ora la macchina della solidarietà si è rimessa in moto, su iniziativa del Comitato europeo delle Regioni (riunisce i rappresentanti regionali e locali dell’Ue) e dell’Associazione delle città ucraine, per organizzare campi estivi per i bambini ucraini provenienti dalle zone più colpite dalla guerra scatenata dalla Russia.

L’iniziativa è rivolta ai bambini e ai ragazzi dai 6 ai 17 anni e agli accompagnatori (è previsto un adulto ogni dieci bambini), e ha l’obiettivo di far passare loro del tempo con i coetanei e di ricevere un sostegno psicologico mirato – spiegano gli organizzatori – per stabilizzare lo stato emotivo e contribuire a distrarli dalle esperienze traumatizzanti che hanno vissuto. La durata dei campi sarà di 4-5 settimane o più, a seconda delle disponibilità locali. Le spese di soggiorno dei bambini nel campo, compresi il viaggio e le attività previste, sono a carico dell’ente locale o dell’ente regionale ospitante, con il potenziale coinvolgimento di partner privati locali. L’Associazione delle città ucraine, in stretta collaborazione con il ministero degli Affari esteri e gli enti europei di accoglienza, si occuperà delle procedure amministrative.

Emozioni

Il sindaco di Kiev Vitalij Klitschko, che è stato nominato membro onorario del Comitato Ue delle Regioni dal presidente Apostolos Tzitzikostas per dare un segnale politico di vicinanza all’Ucraina, è intervenuto alla plenaria del 28 aprile scorso: «Grazie alle esperienze e alle emozioni che avranno nei campi estivi dell’Ue – ha detto – i bambini sentiranno che l’Ucraina fa parte dell’Europa. L’Europa ci aspetta, e noi ucraini siamo i benvenuti in Europa». Il presidente Tzitzikostas ha spiegato che «questo progetto rappresenta per il Comitato una priorità concreta e cruciale» e che «membri del CdR di tutta l’Unione hanno già offerto la loro disponibilità ad accogliere i bambini e si sono mobilitati per diffondere informazioni su quest’iniziativa presso tutti gli enti locali e regionali dell’Ue, in collaborazione con le principali associazioni territoriali».

Alla plenaria a Bruxelles ha partecipato anche il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, che si è subito messo a disposizione: «Roma aderirà al progetto e farà la sua parte», ha spiegato. Sta lavorando per accogliere una cinquantina di bambini. Ha anche aggiunto che la capitale sta cercando di adottare una scuola ucraina distrutta dalle bombe e di ricostruirla. E ha rivolto un invito: «Sarebbe bello se un gran numero di enti locali facesse lo stesso, adottando ogni singolo edificio, città o villaggio ucraino da ricostruire insieme alle autorità locali ucraine». Il Comitato delle Regioni sta mettendo insieme un team di esperti per la ricostruzione urbana.

I campi estivi sono il punto di partenza per una collaborazione a lungo termine con le città e i paesi ucraini anche in vista della ricostruzione, una volta che sarà terminata la guerra. Le città europee sono già impegnate nell’accoglienza dei rifugiati, oltre cinque milioni dall’inizio del conflitto e di questi oltre due milioni sono bambini. L’Italia ne ha accolti 105 mila «grazie alla generosità delle famiglie, dei volontari, delle organizzazioni non governative», ha ricordato il premier Mario Draghi nel suo discorso al Parlamento europeo a Strasburgo il 3 maggio scorso. Ma fondamentale è anche l’impegno degli enti locali. C’è però un problema di fondi. Il Comitato ha esortato le istituzioni dell’Ue a semplificare l’accesso ai finanziamenti dell’Unione per le regioni e le città alle prese con la crisi dei rifugiati, e chiede di mobilitare i programmi esistenti dell’Ue per sostenere le autorità ospitanti nell’iniziativa dedicata ai campi estivi, con particolare riferimento al Fondo europeo di sviluppo regionale e al Fondo sociale europeo.

Regole semplificate

Il presidente Tzitzikostas, dopo la visita alle zone di confine nella regione polacca di Podkarpackie (Precarpazia) e dopo essersi confrontato con i sindaci, i governatori e i volontari in prima linea di Polonia, Romania, Ungheria e Slovacchia, ha scritto ai commissari alla Coesione Elisa Ferreira e al Bilancio Johannes Hahn per chiedere la creazione di uno strumento locale europeo per i rifugiati in Ucraina, una Eu Ukraine Refugees Local Facility, che consenta di mobilitare fondi da tutti i programmi Ue pertinenti (quindi non nuove risorse) sotto un unico insieme di regole semplificate. Viene anche chiesta la creazione di una task force apposita per la crisi ucraina, composta dai servizi della Commissione europea per mettere a disposizione dei potenziali beneficiari regionali e locali uno «sportello unico». Le autorità regionali e locali possono accedere ai finanziamenti nell’ambito di cinque diversi programmi dell’Ue ma l’uso di questi fondi è «troppo complesso e burocratico», osserva Tzitzikostas: per ricevere i fondi devono destreggiarsi tra cinque regolamenti diversi e cinque diversi uffici della Commissione Ue, oltre ai dipartimenti dei governi nazionali. Però l’emergenza è adesso e i fondi devono essere a disposizione subito.

Fonte: Corriere della Sera

Per tutte le info: info@roma-news.it
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