Giorgio Napolitano e il Migliorismo italiano: idee e risultati della sua corrente

Giorgio Napolitano e il movimento del Migliorismo, sviluppatosi intorno agli anni Settanta e Ottanta, in Italia: di cosa si tratta?

Tutti conosciamo, o almeno dovremmo, Giorgio Napolitano, l’undicesimo Presidente emerito della Repubblica Italiana dal 2006 al 2015. In questo articolo tratteremo un importante periodo della sua giovinezza, tra gli anni Settanta e Ottanta, quando era leader del Partito Comunista Italiano (PCI). Primo Capo di Stato proveniente da quel partito e terzo originario dal capoluogo della Campania, Napoli.

Giorgio Napolitano e la corrente politica del Migliorismo all'interno del PCI
L’ex presidente emerito, Giorgio Napolitano, al Quirinale, Roma, 4 aprile 2018 – Foto: ANSA/ETTORE FERRARI (roma-news.it)

All’interno del Partito Comunista Italiano, si è originata una corrente politica, chiamata Migliorismo. Il movimento si è sviluppato negli anni Settanta e si è evoluto negli anni Ottanta, quando le posizioni dei miglioristi si sono più caratterizzate, sotto la segreteria di Enrico Berlinguer, politico e figura influente nella Prima Repubblica. La corrente del Migliorismo si è rivelata sempre ostile al centralismo democratico, il quale vietava la formazione di gruppi e minoranze interne. Ma andiamo a vedere più da vicino che cos’è il Migliorismo, a cosa aspirava e come si è sviluppato nel corso degli anni.

Il Migliorismo Italiano e la posizione di Giorgio Napolitano all’interno del movimento

L’ex Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano, è stato sempre un uomo di cultura, tanto da scrivere sonetti e recitare a teatro, iscritto a Gruppi Universitari Fascisti, di cui ha spiegato la sua appartenenza, definendo il GUF “un vero e proprio vivaio di energie intellettuali antifasciste, mascherato e fino a un certo punto tollerato”. In quei gruppi ha conosciuto diverse personalità che lo hanno portato a diventare un personaggio importante nel Partito Comunista Italiano. All’interno del PCI fu, prima, riformista, per poi diventare capo della corrente politica del Migliorismo.

Giorgio Napolitano e la corrente politica del Migliorismo all'interno del PCI
L’intervento del segretario del Partito Comunista Italiano Enrico Berlinguer, accanto a lui Giorgio Napolitano, Roma, 10 agosto 1983 – Foto: ANSA (roma-news.it)

L’idea del Migliorismo era di combattere il capitalismo, ma con metodi meno conflittuali, ammettendo la possibilità di migliorare il sistema, lavorando direttamente all’interno della struttura e accettandone, in parte, le azioni, approcciandosi con un atteggiamento di collaborazione, piuttosto che di rivalità e conflitto. La corrente del Migliorismo, si è avvicinata, poi, ai partiti più moderati della sinistra, come il Partito Socialista Italiano di Bettino Craxi. Il PCI preferiva il dialogo, rispetto alla Nuova Sinistra che era ancora fedele alle linee e pensieri politici del Marxismo-Leninismo.

Negli anni Ottanta, il movimento ebbe una svolta, con l’arrivo di Enrico Berlinguer, di cui ha disapprovato le scelte politiche, ma anche quelle ideologiche. Le critiche da parte dei miglioristi si originavano dal fatto che si dovessero accettare e riconoscere le esigenze e i bisogni di modernizzazione nella società italiana, senza lasciare esclusivamente ad un unico partito, ovvero il PSI, e al craxismo di occuparsi della modernità in politica.

I miglioristi, sicuramente, erano gli interlocutori favoriti dal Partito Socialista Italiano, tantoché si pensa, che il segretario socialista, Bettino Craxi, sfruttasse questa condizione, per ostacolare l’attività di Enrico Berlinguer all’interno del Partito Comunista Italiano. A metà degli anni Ottanta, la corrente migliorista fu guidata da Giorgio Napolitano, lo stesso che, nel 1995, presiedette la Commissione Speciale per il riordino televisivo, ovvero, la questione del baratto tra il Partito Comunista Italiano e Silvio Berlusconi.

Il giornale della corrente politica del Migliorismo era Il Moderno, che tuttavia ha suscitato parecchio interesse e critiche, poiché era finanziato da Silvio Berlusconi e Salvatore Ligresti. Arrivati ai nostri giorni, i miglioristi o filo-miglioristi, sono andati avanti, facendo carriera e occupando dei posti di potere, avendo mantenuto sempre una visione molto pacata nel concetto di opposizione nei confronti di Silvio Berlusconi, ormai defunto.

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