Instagram finisce in Tribunale, maxi causa contro Meta: “Crea dipendenza e depressione”

Guai in vista per Instagram. È in corso una causa contro Meta perché questo social network creerebbe diversi problemi agli utenti. Ecco cosa sta accadendo.

I social network possono creare dipendenza? È difficile rispondere a questa domanda, anche perché si tratta di un argomento particolarmente complesso. Sicuramente c’è chi non riesce a fare a meno di consultare il proprio account Instagram ogni dieci minuti, alla ricerca di un po’ di svago e di qualche spunto per migliorare la propria giornata. Esistono delle figure preposte per stabilire se questi comportamenti siano associabili a quelli di chi soffre di una dipendenza.

Meta Instagram processo
Meta finisce in tribuna a causa di Instagram -Roma-news.it

Nelle ultime ore sta facendo discutere una questione che riguarda proprio Instagram. Meta, la società che detiene i diritti di tutti i social network di proprietà di Mark Zuckerberg, è stata trascinata in tribunale con l’accusa di aver creato dipendenza e di aver danneggiato la salute mentale dei giovani attraverso Instagram. Si tratta di un’accusa importante e la diatriba andrà avanti per molto tempo. Ecco cosa sta accadendo ad Instagram e quali rischi corre la piattaforma social.

Instagram a processo con l’accusa di aver creato dipendenza

Meta è sotto attacco da parte di 41 Stati Usa, che puntano il dito contro Instagram. Questo social network sarebbe colpevole di aver creato dipendenza e di aver danneggiato la salute mentale dei giovani. Nel mirino dei procuratori c’è anche Facebook, il più longevo dei social network attualmente conosciuti. La Corte Federale ha presentato uno studio secondo il quale i social network possono rendere dipendenti i giovani. Lo studio contiene 233 pagine di denuncia.

Instagram Meta
Instagram potrebbe creare dipendenza?-Roma-news.it

Secondo la Corte Federale, l’algoritmo avrebbe tenuto i giovani incollati davanti agli schermi dei propri smartphone e non sarebbe accaduto per caso. Come riportato dal sito del Fatto Quotidiano, nelle carte degli atti federali si legge che “Meta ha provato ad intrappolare giovani e adolescenti con il movente del profitto”. L’accusa ritiene che Meta avrebbe nascosto di proposito l’impatto dannoso sui giovani per dare priorità al profitto economico.

Il colosso statunitense si è difeso dichiarando di avere a cuore la sicurezza online degli adolescenti. Meta considera questo tema molto importante e definisce produttiva la propria politica aziendale in questo campo. Un portavoce dell’azienda ha dichiarato che i vertici di Meta sono delusi da queste indagini del pubblico ministero e che potranno dimostrare di non aver mai commesso i reati che gli vengono imputati. Cosa succederà adesso? Possiamo solamente attendere.

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