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Mario Draghi ad Algeri: il viaggio-lampo del premier per gli accordi sul gas

L’accordo segue l’intesa siglata la scorsa primavera, che prevedeva l’aumento delle forniture di 3 miliardi di metri cubi da subito, e di altri 6 dal 2023, per arrivare a un totale di 9 miliardi tra gas e GNL. 

Con l’arrivo oggi, lunedì 18 luglio, di Mario Draghi ad Algeri, si apre il IV vertice itergovernativo Italia-Algeria. L’ultimo si è tenuto nel 2015 a Roma.

La visita ha lo scopo di consolidare il partenariato nel settore energetico tra i due Paesi, per diminuire sempre più la dipendenza da Mosca.

In agenda ci sono anche gli sviluppi della guerra in Ucraina, lo sblocco dell’export del grano ucraino e diversi dossier internazionali come Libia, Sahel e Sahara Occidentale.

Mario Draghi già nei giorni scorsi ha deciso di restare solo un giorno (il viaggio doveva durare due giorni), a causa della crisi di Governo in Italia. Insieme con il premier, ci saranno i ministri Luigi Di MaioLuciana LamorgeseMarta CartabiaRoberto Congolani, Enrico Giovannini ed Elena Bonetti. Il vertice è co-presieduto dal premier italiano e dal presidente algerino Abdelmadjid Tebboune.

Gli accordi sul gas Italia-Algeria

In questi mesi l’Algeria è diventata la prima fonte di approvvigionamento per l’Italia. L’ultimo accordo tra i due Paesi risale a pochi giorni fa. La società algerina Sonagrach ha aumentato il volume delle sue forniture di gas a Roma di altri 4 miliardi di metri cubi a partire già da questa settimana. Le maggiori forniture saranno consegnate e Eni e alle società partner.

L’accordo segue l’intesa siglata la scorsa primavera, che prevedeva l’aumento delle forniture di 3 miliardi di metri cubi da subito, e di altri 6 dal 2023, per arrivare a un totale di 9 miliardi tra gas e GNL.

La giornata di Draghi ad Algeri

L’arrivo di Draghi è previsto intorno alle 10.25 algerine (11.25 italiane), quando il premier deporrà una corona di fiori al Monumento del Martire. Intorno alle 11.10 (12.10 italiane) arriverà al Palazzo presidenziale e si terrà l‘incontro con il presidente della Repubblica algerina democratica e popolare. Contestualmente ci saranno i colloqui tra i ministri italiani e membri della delegazione ufficiale e i rispettivi ministri algerini.

Intorno alle 12 (13 italiane) si darà il via alla sessione plenaria del vertice. Alle 14 (14 italiane), ci sarà la cerimonia di adozione delle dichiarazioni finali del Vertice e la firma degli accordi. 

Al termine del tavolo, il presidente Draghi e Tebboune rilasceranno dichiarazioni congiunte durante una conferenza stampa. In agenda poi, il pranzo alle 14 (15 italiane) con il presidente Tebboune presso la residenza di stato e alle 15,30 (16.30 italiane) è in programma l’inaugurazione del Business Forum al Centro Internazionale di Conferenze (CIC). Qui Draghi terrà un intervento in apertura. Poi, il rientro a Roma.

Fonte: Inews24.it

Guerra in Ucraina, il Papa: «Darsi da fare per riprendere i negoziati»

L’appello al termine della preghiera dell’Angelus. La «vicinanza» al popolo dello Sri Lanka e l’annuncio del viaggio in Canada: un «pellegrinaggio penitenziale per abbracciare gli indigeni»

Ancora un pensiero per la «martoriata popolazione ucraina, colpita ogni giorno da una pioggia di missili», da parte di Papa Francesco. Anche ieri, 17 luglio, al termine della preghiera dell’Angelus, in piazza San Pietro, il pontefice ha rinnovato la sua vicinanza alle vittime dei bombardamenti. «Come si fa a non capire che la guerra crea solo distruzione e morte, allontanando i popoli, uccidendo la verità e il dialogo?», si è chiesto. «Prego e auspico che tutti gli attori internazionali si diano veramente da fare per riprendere i negoziati, non per alimentare l’insensatezza della guerra», ha aggiunto.

Il pontefice ha rinnovato la sua «vicinanza» anche al popolo dello Sri Lanka. «Mi unisco a voi nella preghiera – ha assicurato – ed esorto tutte le parti a cercare una soluzione pacifica alla presente crisi, a favore, in particolare, dei più poveri, rispettando i diritti di tutti. Mi associo ai capi religiosi nell’implorare tutti di astenersi da ogni forma di violenza e di avviare un processo di dialogo per il bene comune». Quindi l’annuncio dell’ormai imminente viaggio apostolico in Canada. Ai 12mila fedeli presenti in piazza San Pietro il Papa ha ricordato la data della partenza: domenica prossima, «a Dio piacendo». Quindi, si è rivolto direttamente ai canadesi: «Cari fratelli e sorelle del Canada, come sapete, verrò tra voi soprattutto nel nome di Gesù per incontrare e abbracciare le popolazioni indigene – ha detto -. Purtroppo, in Canada, molti cristiani, compresi alcuni membri di istituti religiosi, hanno contribuito alle politiche di assimilazione culturale che, in passato, hanno gravemente danneggiato, in diversi modi, le comunità native – il “mea culpa” di Francesco -. Per questo, recentemente ho ricevuto in Vaticano alcuni gruppi, rappresentanti dei popoli indigeni, ai quali ho manifestato il mio dolore e la mia solidarietà per il male che hanno subito. E ora mi accingo a compiere un pellegrinaggio penitenziale, che spero, con la grazia di Dio, possa contribuire al cammino di guarigione e riconciliazione già intrapreso».

Da ultimo, il ringraziamento «per tutto il lavoro di preparazione e per l’accoglienza che mi riserverete». E la richiesta: «Per favore, accompagnatemi con la preghiera».

Fonte: RomaSette

La guerra del grano è un incubo (anche) per l’Italia: rischiamo boom clandestini

 

 

Roma, 18 lug – Emergenza grano e clandestini viaggiano di pari passo, a fronte di una crisi alimentare che potrebbe condizionare eccome i flussi – già drammatici – che da anni attanagliano il nostro Paese.

Emergenza grano e flusso clandestini

L’Alto rappresentante della politica estera Ue, Joseph Borrell, dichiara quanto segue, riportato da Tgcom24, riguardo l’emergenza del grano dall’Ucraina: “Ho la speranza che questa settimana sarà possibile raggiungere un accordo per sbloccare il porto di Odessa e gli altri porti ucraini per le esportazioni di cereali”. Queste parole, seppur indirizzate all’Europa, ci portano naturalmente a riflettere sulla crisi alimentare che si sta sviluppando in un altro contesto, diverso da quello europeo, ma che per la tranquillità di quest’ultimo potrebbe essere pericolosissimo: il Nordafrica e il Medio Oriente in generale. Perché? Semplicemente, molti dei paesi che si trovano in quelle aree geografiche importano una quantità consistente di grano proprio dall’Ucraina e dalla Russia. Parliamo di Stati come l’Egitto, il Libano, la Tunisia e l’Algeria. Stati che importano circa il 50% dai due contententi. Questo, se si parla di media tra i tre. Se ci si concentra sul Libano o sull’Egitto, come riportato anche da Repubblica, la questione diventa drammatica oltremisura, visto che Beirut e Il Cairo ne acquistano per oltre l’80% del loro fabbisogno. In parole povere: un disastro alimentare è in corso, e ancor di più in crescita nei mesi a venire.

L’immigrazione di massa rischia di esplodere

Gli sbarchi, si sa, non si sono mai fermati. Perfino nell’era del Covid, i flussi sono sempre stati più o meno “regolari”, nelle loro dinamiche folli. Non è difficile prevedere che nel futuro potrebbero aggravarsi ulteriormente, se oltre allo sfruttamento di sedicenti organizzazioni umanitarie, oltre al prelevamento dei naufraghi sulle coste libiche, oltre alla permanenza forzata sul nostro territorio e alla violazione quasi sistematica delle acque territoriali italiane, si dovesse aggiungere anche una carestia alimentare di proporzioni gigantesche proprio sulle coste del Mediterraneo che ci sono più vicine. Il numero di clandestini potrebbe aumentare in modo inimmaginabile. E, forse, tornare ai livelli precedenti al 2018. Un cataclisma, tanto per le Nazioni “di partenza” che per quelle di arrivo, soprattutto per l’Italia, che di crisi migratoria ha sofferto moltissimo negli ultimi dieci anni.

Fonte: Il Primato Nazionale

FRONTE DELL’EST: A ROMA PRESENTAZIONE LIBRO SU CRISI UCRAINA DI SALVATORE SANTANGELO

 

ROMA – Presso la sede dell’Associazione della Stampa estera a Roma – organizzata dall’associazione “L’Aquila che Rinasce” – si è svolta la presentazione dell’ultimo volume del giornalista e saggista aquilano Salvatore Santangelo intitolato “Fronte dell’Est: passato e presente di un destino geografico” (Castelvecchi).

Sotto la regia di Claudio Landi (giornalista di Radio Radicale) si sono confrontati con l’autore Tiziana Della Rocca (giornalista e scrittrice), Gabriele Natalizia, (professore di relazioni internazionali) e Germano Dottori (consigliere scientifico della rivista “Limes”).

Natalizia ha voluto sottolineare il fatto che ci troviamo di fronte a “Un testo che evita la tentazione degli instant book di prevedere il futuro e interpreta – attraverso la comparazione storica – le cause e i modi che hanno contraddistinto sinora la guerra in Ucraina”.

La presentazione è stata l’occasione per un vivace e approfondito dibattito fra autorevoli esperti di geopolitica nel corso del quale sono state esposte analisi e riflessioni di ordine geostrategico ed economico circa l’attuale situazione internazionale conseguente al conflitto in corso in Ucraina.

L’evento è stato il primo di una serie di incontri che si terranno nei prossimi mesi in diverse regioni d’Italia. Come ha affermato Tiziana Della Rocca: “Solo se si parte dal presente si può decifrare il passato e prevedere il futuro, perché come dice Nietzsche il futuro influenza il presente tanto quanto il passato, ed è quello che ci racconta Salvatore Santangelo nel bellissimo libro ‘Fronte dell’Est’ che analizza le cause del conflitto russo-ucraino e le sue implicazioni”.

Per Claudio Landi ci troviamo di fronte a “Un libro che, grazie alla ricerca storica, permette di capire meglio le vicende di quelle terre insanguinate fra tedeschi e russi e che in tal modo consente di poter intravedere i sentieri di un possibile dialogo in questi giorni tragici”.

In conclusione, Germano Dottori ha voluto sottolineare come “‘Fronte dell’Est’ spiega la diversità dell’Europa Orientale in modo accessibile al grande pubblico, spesso disorientato non solo davanti alla guerra in atto, ma anche rispetto alle diverse sensibilità politiche che affiorano in paesi come Polonia, Ungheria e Repubbliche Baltiche. Una lettura utile soprattutto a chi crede che l’intero Continente sia entrato in un’era post-storica. Non lo è, come ci viene spiegato. Anzi. Nella Storia rischiamo di essere tutti drammaticamente risucchiati”.

Fonte: AbbruzzoWeb

DOT2DOT per i rifugiati ucraini

Il programma di servizi per l’accoglienza finanziato dalla Regione Lazio, in attuazione del programma che nasce dalla collaborazione con Caritas Roma, Centro Astalli, Scalabriniani ed Elis

Si chiama DOT2DOT il programma di servizi integrati per l’accoglienza della popolazione ucraina nel Lazio, finanziato dalla Regione Lazio in attuazione del Programma Operativo – Fondo Sociale Europeo Programmazione 2014-2020, che nasce dalla collaborazione di Cooperativa Roma Solidarietà, Caritas di Roma, Associazione Centro Astalli, Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione allo Sviluppo e Cedel – cooperativa sociale educativa Elis.

«DOT2DOT – spiegano dalla Caritas di Roma – vuole essere un’occasione per ampliare le opportunità di inclusione sociale e per rafforzare i percorsi di attivazione delle persone in fuga dalla guerra in Ucraina, con particolare attenzione ai più vulnerabili quali mamme sole con figli, minori non accompagnati, vittime di violenza, portatori di disabilità».

Fonte: RomaSette

Per tutte le info: info@roma-news.it

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