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Achille Lauro, 32 anni di irriverenza per il cantante di “Me ne frego”

Achille Lauro è sicuramente uno tra i personaggi più discussi del panorama musicale italiano. Il cantautore e rapper romano da sempre divide l’opinione pubblica per via della sua eccentricità. Il suo approccio alla musica, sempre sopra le righe, ci riporta alla memoria il modus operandi dei gruppi punk , di cui il cantautore romano è da sempre fan

Achille Lauro, dagli esordi con l’hip hop al pop rock

 

 

La storia di Achille Lauro è diversa da quella che ci si potrebbe aspettare da un rapper. Figlio di un professore universitario e magistrato, ha ricevuto nella sua vita istruzione e indicazioni sulla “retta via” da seguire, seppur mantenendo un rapporto burrascoso con la figura paterna.

La sua carriera inizia nel 2012 con i dischi Barabba Mixtape e Harvard mixtape , entrambi disponibili in free download. La Quarto blocco, etichetta del rapper romano, decide di puntare forte su di lui e i suoi brani arrivano ad attirare l’attenzione di rapper di spicco come Noyz Narcos, che lo prende sotto la sua ala.

Proprio tramite Noyz Achille Lauro entra in Roccia Music alla corte di Marracash. Achille Idol immortale, uscito nel 2014, è l’ultimo mixtape gratuito prima del grande salto nel rap game che conta.

Con Roccia Music esce con due dischi, Young Crazy EP e Dio c’è , per poi staccarsi per provare una carriera indipendente fondando la No face Agency, con cui produce il disco Ragazzi madre che lo proietta in alto nelle classifiche italiane. Il disco va forte, al punto da convincere nel 2017 la Sony Music a puntare su di lui.

Inizia a quel punto per Achille Lauro un periodo di sperimentazione musicale. Si allontana dai suoni rap crudi di inizio carriera, avvicinandosi a ritmi Samba-rap. Con queste premesse nasce Pour l’amour, con cui si esibisce al Concerto del Primo maggio del 2018.

Nel 2019 sbalordisce tutti presentandosi al festival di Sanremo con Rolls Royce, un brano rock completamente estraneo alle sonorità hip hop usate fino ad allora. Torna l’anno successivo con Me ne frego, senza perdere la voglia di meravigliare e presentandosi sul palco ogni volta con outfit più eccentrici. Nel 2021 è ancora presente alla kermesse canora più famosa del bel paese, stavolta in veste di ospite fisso.

Il 16 Aprile 2021 esce il disco Lauro e nello stesso anno, insieme a Fedez ed Orietta Berti, confeziona il tormentone estivo Mille.

Nel 2022 è nuovamente a Sanremo come concorrente con il brano Domenica, che tuttavia non riesce ad avere l’impatto dei precedenti singoli. Chiude la sua partecipazione al quattordicesimo posto

L’ultima “impresa” artistica del cantante romano è datata 19 Febbraio 2022, dove vince Una voce per San Marino, l’equivalente Sanmarinese di Sanremo. Questo lo porta all‘Eurovision festival, dove tuttavia si piazzerà solo quattordicesimo su diciotto partecipanti.

Achille Lauro è un personaggio emblematico, figlio di un’evoluzione artistica continua. Artista nato hip hop ed evoluto in direzione rock senza mai scendere a compromessi. A prescindere dal fatto che la sua musica piaccia o meno, e questo è probabilmente il punto forte del cantante. La credibilità e il coraggio delle sue scelte.

Fonte: Metropolitan Magazine

Bruciare i libri è un’offesa alla civiltà, ricostruire la ‘Bancarella del Professore’ incendiata è un dovere di tutti

Lancio un appello perché ci sia una corsa a donare libri all’istituzione storica di piazzale Flaminio data alle fiamme. Non abbassiamo la testa.

 

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Roma brucia da Nord a Sud, da Est ad Ovest e uno dei cieli più suggestivi del mondo si tinge di nubi nere, di cenere e di un’aria irrespirabile. Quel cielo che potrebbe raccontare millenni di storia, spettatore della storia della civiltà, è oggi la vittima di una inciviltà che incombe, che distrugge ogni giorno qualcosa. Distrugge la natura, la flora e la fauna, che infiamma la città con il verde urbano più esteso d’Europa, che distrugge la vita di persone costrette a scappare e che proprio quando ci chiediamo dove stiamo andando con un clima impazzito, brucia la vita. Ormai ogni giorno è un bollettino di guerra e le mascherine verranno sostitute da maschere per non respirare l’aria cosa succede nella Città Eterna?

Ma se ettari diventano terra morta, se nubi intossicanti rendono impossibile vivere sia nelle proprie abitazioni che all’aria aperta, l’altra notte è successa una cosa “gravissima”, hanno bruciato dei libri. Un’istituzione per Roma, la Bancarella del Professore a Piazzale Flaminio, per tutti un passaggio obbligato alla ricerca di curiosità, di cultura e di quell’odore di carta che fa sognare. Non rimane nulla di “un museo a cielo aperto”, le fiamme hanno mangiato pagine e pagine, immagini, copertine, bibliografie, tavole dipinte, carta di cui non rimane che polvere, e poi l’acqua per spegnere il falò ha fatto il resto, ma non c’era soluzione alternativa. 

Ma come si possono bruciare i libri? Rievocando fatti storici che ancora ci commuovono e ci procurano una rabbia furiosa, credo sia la più grande offesa alla civiltà. Abbiamo sofferto e condannato ciò che hanno fatto i talebani in Afghanistan ai monumenti ed al patrimonio culturale, idem per la Siria per mano dell’Isis, io oggi lo faccio per la città dove vivo, Roma, l’occidentale Caput Mundi, la città dove ogni angolo è storia, arte e bellezza. Dovremmo sentirci tutti feriti, tutti sconvolti da un gesto che non può avere nessuna attenuane, se non una condanna compatta e senza giustifiche. Chi lo ha fatto deve sapere che ha tutto il mio odio, il mio disprezzo mentre il Professore, Alberto Maccaroni, deve sapere che gode di tutta la mia profonda e sincera solidarietà. 

Ma sapete quale sarebbe la risposta da realizzare subito, immediata e forte, un appello che lancio al  Ministero della Cultura, il Comune di Roma, il Sindaco, la Treccani, le case editrici, le librerie, i collezionisti, i  bibliofili,  le Biblioteche di Roma, le Università perché no la Rai e tutti i giornali, trovarsi tutti insieme a Piazzale Flaminio ognuno con quello che può donare, libri e fondi per ricostruire, invitando le scuole di Roma e ricostruire insieme un simbolo della nostra civiltà, della nostra cultura, della nostra umanità. Un’iniziativa esemplare per ridare vita alla “Bancarella del Professore”, farlo in tempi rapidissimi e proclamare insieme che la cultura non brucia e mai accadrà!!

Ecco cosa mi piacerebbe organizzare poter contare su un paese che non abbassa la testa ma trasforma un dolore in un gesto di solidarietà e di rinascita. Roma e l’Italia tutta non devono permettere a nessuno di bruciare la cultura, la vita. 

Come si può vivere senza libri, come si può immaginare che qualcuno volontariamente possa distruggerli? Stiamo bruciando la vita e non possiamo rimanere immobili. Il mio appello è un grido di speranza perché abbiamo bisogno di difendere chi immagina di distruggere tutto. Il futuro e le nuove generazioni devono sapere che un libro può cambiare la vita!

Ricordando sempre:” La tempesta è capace di distruggere i fiori ma è incapace di danneggiare i semi”. Khalil Gibran

Fonte: Globalist.it

«Irriducibili Pentecostali», il libro inchiesta di Marina Pagano

Il volume racconta la storia del movimento cristiano dalle origini alle persecuzioni

«Irriducibili Pentecostali», il libro inchiesta di Marina Pagano racconta la storia del movimento cristiano dalle origini alle persecuzioni: era il 9 aprile del 1935 quando, in uno dei momenti più bui e drammatici della storia italiana e mondiale, sotto il governo fascista di Benito Mussolini, venne diffusa la circolare «Buffarini – Guidi», che prendeva il nome dall’allora sottosegretario al Ministero dell’Interno, Guido Buffarini Guidi membro del partito fascista repubblicano, fucilato a Milano il 10 luglio del 1945 dopo la sentenza di condanna a morte emessa da una Corte d’Assise straordinaria.

La direttiva, diramata in tutte le prefetture italiane dell’epoca e nelle questure, autorizzava di fatto una delle più atroci e assurde persecuzioni religiose in Italia prima di quelle che riguardarono gli ebrei. Quella circolare sopravvisse per vent’anni fino al 1955 e non fu facile farla abrogare anche dopo la Liberazione. L’opera dell’autrice Marina Pagano conduce il lettore in un viaggio nella storia del movimento pentecostale italiano dove, attraverso l’esame di documenti storici provenienti dall’Archivio Centrale dello Stato, le storie di vita dei pionieri del movimento delle «Assemblee di Dio in Italia» e dei pastori delle piccole comunità che nascevano su tutto il territorio nazionale.

Una narrazione storica e teologica tra la drammaticità e il dolore della persecuzione, fino all’intesa con lo Stato italiano raggiunta il 22 novembre del 1988. Dossieraggi ordinati dai prefetti del fascismo, rapporti della polizia segreta del regime, informative alle Procure e segnalazioni di spie pagate dal governo mussoliniano, tra gli atti fino ad ora inediti, che l’autrice ha pubblicato nell’opera «Irriducibili Pentecostali» edita da NeP Edizioni.

La prefazione del testo è stata curata dal professor Gaetano Lettieri, ordinario di Storia del Cristianesimo e delle Chiese e direttore del Dipartimento di Storia Antropologia Religioni Arte Spettacolo della Sapienza, insieme alla dottoressa Gabriella Liberati, ricercatore senior del Consiglio Nazionale delle Ricerche e Membro del Consiglio Scientifico dell’ Associazione Karol Wojtyla.

L’autrice del volume è nata a Roma nel 1968, pentecostale di terza generazione si è laureata con lode in Lettere e Filosofia alla Sapienza, indirizzo archeologico, con una tesi in Storia del Cristianesimo sui Pentecostali. Per 17 anni è stata editor presso l’Ufficio Storico della Marina Militare, curandone la revisione dei libri e il Bollettino d’Archivio. Collabora con la rivista Storia Militare con articoli di argomento storico-navale ed è redattore della rivista Lega Navale.

Fonte: Corriere Roma

Non ci lasceremo mai. Nella Resistenza e nella memoria

Iole Mancini, Concetto Vecchio, “Un Amore partigiano”, Feltrinelli, 2022, pp. 224, € 18

Questo è un libro prezioso, come lo sono i libri che raccontano le storie delle donne e degli uomini che hanno partecipato alla lotta di Liberazione del nostro Paese. Questo vale per chi scrive, ma penso di poter parlare anche a nome di quante e quanti come me hanno l’onore di conoscere Iole Macini. “Un Amore partigiano” ha però un valore aggiunto. Tante volte abbiamo sentito questa straordinaria ragazza di 102 anni raccontare dei terribili giorni a via Tasso; tante volte l’abbiamo sentita descrivere la “fame nera” di quei nove lunghissimi mesi dell’occupazione di Roma, ma anche dell’amore per il suo Ernesto, Ernesto Borghesi, uno dei gappisti romani. Ed è bello sapere che ora i ricordi di Iole sono anche lì, nero su bianco, e possiamo condividerli tutte le volte che vogliamo.

L’amore per Ernesto è il protagonista principale del libro, è il titolo a segnalarcelo subito e lei ci tiene moltissimo. Un sentimento nato in vacanza, in spiaggia, come nascono tanti amori. Era l’estate del 1937, alle Grotte di Nerone di Anzio, Iole aveva 17 anni. Ricorda tutto di quel momento e lo racconta a Concetto Vecchio che in questo libro ha raccolto le memorie di Iole. E questa è un po’ una storia nella storia: quella dell’incontro tra il giornalista e la partigiana. Quella tra Vecchio e Mancini doveva essere un’intervista per il 25 aprile del 2021 ma si è trasformata in un libro e in un’amicizia. Mesi di incontri, chiacchierate, ricordi, fotografie, letture, ricerche.

 

Nel volume ritroviamo insieme alla narrazione della storia di Iole e di Ernesto, quella dei mesi della lotta di Liberazione a Roma e dell’amicizia che nasce tra il 2021 e il 2022 e si cementa a ogni presentazione. Lo abbiamo visto alla prima che si è svolta a Roma, presso la Casa della memoria e della storia, lo scorso 29 aprile e a quella di Colleferro il 3 giugno successivo. Tra loro è un dialogo che sul filo del racconto, del ricordo e dell’intesa continua oltre il libro. In qualche modo il libro, che pure è intenso, ricco di particolari, emozionante, è come se fosse l’inizio di un ragionamento ininterrotto.

Iole è generosa e attenta nel libro come nelle presentazioni (che ha fatto e vuole continuare a fare) nelle quali con i suoi occhi vispi cerca lo sguardo delle ragazze e dei ragazzi. Ed è a loro che vuole parlare in particolare: “raccontare quelle terribili storie, quei mesi così crudeli è importante – inizia così l’intervento di Iole  nella presentazione romana –, perché i giovani non lo sanno, non conoscono la Resistenza e allora bisogna spiegare a loro com’era nata, come si è sviluppata in tutta Italia spontaneamente”, o ancora come scrive nel libro che “i giovani devono capire cos’è la dittatura, che può sempre tornare, sotto altre forme. Non immaginano neanche minimamente quel che abbiamo patito nei nove mesi dell’occupazione nazifascista, che tempo infame!”.

Il libro è un continuo intreccio tra la storia d’amore di Iole ed Ernesto e le azioni coraggiose dei gappisti romani, di una città che si ribella e fa rete; e poi gli arresti, le fucilazioni, l’eccidio delle Fosse Ardeatine. Iole ed Ernesto si sposano “nell’ora più buia di Roma” il 5 marzo 1944: pochi giorni prima era stata uccisa Teresa Gullace, qualche giorno dopo, il 7 marzo, a Forte Bravetta sarebbero stati fucilati per rappresaglia dieci partigiani, tra i quali Giorgio Labò, Guido Rattoppatore e Toto Bussi.

 

Erano giorni di paura e fame, resta difficile per noi oggi pensare di sposarsi proprio in quel clima. “Perché – chiede Vecchio a Iole Mancini – celebrare il matrimonio proprio in quel momento livido, con gli Alleati sbarcati ad Anzio da due mesi ma incapaci di avanzare verso la Capitale? I nazisti, sempre più efferati, davano la caccia agli oppositori con rastrellamenti a tutte le ore”. “Proprio per questo! – risponde la partigiana – per essere almeno marito e moglie nel caso fosse avvenuto l’irreparabile”.

Per Iole ed Ernesto non avvenne l’irreparabile, ma furono mesi sempre più difficili, segnati prima l’arresto di lui poi dalla fuga e poco dopo dall’arresto di Iole che finisce a via Tasso per 10 lunghissimi giorni: lei resiste, non parla, continua a dire – è Priebke a interrogarla – che Ernesto “sta a regina Coeli”.

Arriverà il 4 giugno 1944, la Liberazione di Roma. Sarà il destino a salvare Iole, ma è una storia, questa, che si deve leggere o ascoltare con le parole di una testimone straordinaria di mesi difficili, lunghissimi, ma nei quali si costruiva la libertà. E Iole ricorda sempre che “la libertà è una parola per me preziosa, perché significa la vita”.

In questo libro di vita ce n’è tanta, quella difficile dei tempi difficili e bui nei quali però mai era venuta meno la speranza di un mondo migliore. Le parole di Iole ci invitano a continuare a farlo e a non abbassare mai la guardia, a partecipare.

Abbiamo bisogno di leggere e conoscere storie come quelle di Iole Mancini, che magari faranno venire la voglia di saperne di più e di guardare le città e i luoghi in cui viviamo con occhi diversi e riconoscenti, proprio come dice Concetto Vecchio parlando di Roma dopo averla “percorsa” attraverso gli occhi di Iole e di quante e quanti hanno raccontato quei mesi terribili sì, ma di solidarietà, speranze, coraggio e amore.

Amalia Perfetti, presidente della sezione Anpi Colleferro “La Staffetta Partigiana” e componente della presidenza Anpi provinciale di Roma

Fonte: Patria Indipendente

Per tutte le info: info@roma-news.it

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