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Roma invasa dai rifiuti anche nel giorno di San Pietro e Paolo

Nel giorno di festa per i patroni di Roma le denunce dei cittadini vengono soprattutto da Prati, a pochi metri dalla Basilica che ha accolto migliaia di fedeli per la messa

A Vigna Clara come all’Appio Latino, in via dei Gracchi in Prati come in zona San Pietro di fronte al Vicariato e nei pressi dell’obelisco lateranense. Le foto che denunciano i cumuli di rifiuti, giungono da moltissimi quartieri di Roma nel giorno delle celebrazioni dei santi patroni Pietro e Paolo. La giornata è anche da bollino rosso per l’allerta ondate di calore emesso dal ministero della Salute con la Protezione civile, con temperature che possono raggiungere 37-40 gradi.

Proprio vicino alla cupola centro della cristianità, dove papa Francesco ha celebrato i santi Pietro e Paolo con una messa dedicata all’umiltà, l’odore nauseabondo invade le strade lasciando il segno della persistenza dello spinoso problema dell’immondizia tornato particolarmente drammatico dopo l’incendio dell’impianto Tmb di Malagrotta, il più grande per il trattamento dell’indifferenziata. La struttura è andata a fuoco lo scorso 16 giugno. E il progetto di termovalorizzatore portato avanti dalla giunta del sindaco Roberto Gualtieri ha bisogno di almeno 3-5 anni per la realizzazione .

Intanto i rifiuti invadono un po’ tutta la città, nonostante gli sforzi di Ama nel gestire la raccolta e l’invio agli impianti fuori regione. In via dei Gracchi in Prati i cumuli sono assiepati proprio attorno ai cassonetti nuovi per la differenziata . I colori vivaci dei bocchettoni giallo, blu, marrone e verde, si mescolano con sacchi dello stesso colore, altri rosa, altri enormi neri lasciati dai commercianti e ristoratori . A terra ci sono anche i cartoni degli acquisti online, quelli dei negozi e dei supermercati, le cassette per la frutta e pancali di legno. Rifiuti accumulati anche sotto lo storico sottopasso dell’Arco di Santa Margherita, a pochi passi da Campo de’ Fiori, dove la sera si scatena la (mala) movida. «Ogni volta che ci passo — il commento del lettore che ha inviato la foto — mi chiedo perché i cittadini di Roma debbano spendere i loro soldi per mantenere in vita l’Ama». Le montagne di rifiuti sono denunciate anche in via Igea e in tutta la zona di Monte Mario.

Nella Basilica Vaticana durante la celebrazione dei Santi patroni di Roma, papa Francesco in ogni caso ha omaggiato la città. «In questa festa dei santi apostoli Pietro e Paolo formulo i miei auguri ai romani e a quanti soggiornano in questa città, auspicando che tutti possano trovare in essa un’accoglienza decorosa e degna della sua bellezza. Roma è bella!».

Alle celebrazioni c’era anche Nancy Pelosi, la speaker della Camera del governo degli Stati Uniti, californiana e italoamericana, l’ex ambasciatrice Usa presso la Santa Sede Calista Gingrich e l’arcivescovo di San Francisco, Salvatore Cordileone, i polemica con Pelosi per le posizioni pro aborto.

Fonte: Corriere Roma

Santi Pietro e Paolo, il Papa: “Tutti trovino a Roma un’accoglienza degna della sua bellezza”

Gli auguri del Papa ai romani per la festa dei santi patroni ed esprime dolore per gli incendi degli ultimi giorni: “Dobbiamo riflettere sulla tutela del creato, che è responsabilità nostra, di ciascuno di noi. Non è una moda, è una responsabilità”

 

Città del Vaticano – “In questa festa dei santi apostoli Pietro e Paolo, patroni principali di Roma, formulo i miei auguri ai romani e a quanti soggiornano in questa città, auspicando che tutti possano trovare in essa un’accoglienza decorosa e degna della sua bellezza. Roma è bella!”. Questi gli auguri che Papa Francesco ha rivolto a tutti i romani al termine dell’Angelus pregato in occasione della Solennità dei santi protettori dell’Urbe.

Francesco ha poi espresso dolore per i tanti incendi che in questi giorni hanno devastato Roma: “Sono scoppiati diversi roghi, favoriti dalle temperature molto alte, mentre in tanti luoghi la siccità rappresenta ormai un problema grave, che sta causando seri danni alle attività produttive e all’ambiente. Auspico che si attuino le misure necessarie a fronteggiare queste urgenze e a prevenire le emergenze future. Tutto questo deve farci riflettere sulla tutela del creato, che è responsabilità nostra, di ciascuno di noi. Non è una moda, è una responsabilità: il futuro della terra è nelle nostre mani e con le nostre decisioni!”.

Roma: ambientalisti bloccano il Gra

 

 

Roma, 29 giu (Adnkronos) – “Chiedere al Governo di adottare misure adatte a contrastare il collasso ecoclimatico. Evitare che nei prossimi anni in Italia milioni di persone muoiano a causa delle ondate di calore, della siccità e della conseguente mancanza di acqua e cibo”. Questo il motivo che ha spinto gli attivisti di Ultima Generazione a bloccare di nuovo il Gra di Roma nel giorno di San Pietro e Paolo, mentre alcuni romani cercavano refrigerio alle temperature torride andando al mare e altri si recavano al lavoro.

“Alle 7:00 – spiegano gli attivisti – siamo arrivati in prossimità dell’uscita 31-32: uno di noi ha rallentato il traffico, suonando un fischietto e invitando con la mano gli automobilisti a fermarsi, mentre gli altri formavano una catena umana, tenendosi per mano. Così abbiamo pian piano e pacificamente invaso la carreggiata esterna, mentre alcuni motociclisti sfrecciavano a destra e sinistra approfittando degli ultimi varchi disponibili. Abbiamo poi srotolato i nostri striscioni e ci siamo seduti per terra, pronti a farci strattonare. Pericoloso? Sì, ma è più pericoloso quello che ci aspetterà nei prossimi anni se le autorità non faranno nulla per arginare tempestivamente le cause alla base del surriscaldamento globale. La strada che stiamo percorrendo ci porterà inevitabilmente verso il collasso: dobbiamo bloccarla. Dobbiamo bloccarla insieme”.

“Le nostre richieste sono due, sono semplici e permetterebbero di fare un primo passo per contrastare il cambiamento climatico: interrompere immediatamente la riapertura delle centrali a carbone dismesse e cancellare il progetto di nuove trivellazioni per la ricerca ed estrazione di gas naturale; procedere a un incremento di energia solare ed eolica di almeno 20GW nell’anno corrente e creare migliaia di nuovi posti di lavoro nell’energia rinnovabile, aiutando gli operai dell’industria fossile a trovare impiego in mansioni più sostenibili”.

Gli attivisti fanno sapere anche di un’azione saltata il 27/6: “Dopo le azioni delle scorse settimane, eravamo pronti a scendere in strada anche lunedì 27 giugno. Ma il blocco stradale previsto sul Gra è stato troncato sul nascere. Dopo aver subito una serie di pedinamenti, siamo stati fermati da una volante della Polizia e cinque di noi sono stati portati e trattenuti in commissariato per 10 ore”. “Ai cinque attivisti trattenuti è stato contestato l’articolo 56 del codice penale, quello che punisce i tentati delitti, quando il blocco stradale è un semplice blocco amministrativo. Non è un delitto, specialmente quando viene fatto solo con il proprio corpo. È come contestare un tentato divieto di sosta a un automobilista che rallenta davanti a un divieto di sosta. Siamo all’assurdo”, commenta Giulio Giuli. “E’ importante ricordare che gli attivisti di Ultima Generazione hanno sempre agito in maniera non violenta, resistendo passivamente alle violenze di alcuni cittadini e all’intervento delle forze dell’ordine. Insieme alle lunghissime ore trascorse inutilmente in questura per accertamenti, queste denunce hanno esclusivamente lo scopo di intimidire e spaventare persone che sono troppo terrorizzate dal collasso climatico per avere paura di questi mezzi repressivi”, conclude Giuli.

Fonte: Il Tempo

Teatro Tor Bella Monica Festival: Arena Estate 2022

 

E’ partita con grande entusiasmo la grande estate al Tor Bella Monaca: 44 serate di spettacolo nell’arena del teatro con nomi illustri del panorama teatrale e non solo, debutti assoluti, teatro per ragazzi e una programmazione dedicata al cinema.

Dal 1 al 3 luglio in scena EXODUS uno spettacolo di sculpture dance e physical theatre con tecniche illusionistiche. La coreografia è firmata da Emiliano Pellisari & Mariana. Exodus è il nome della nave che portò in Palestina gli ebrei nel 1947. L’esodo biblico ritorna nella storia ebraica come una ricorrenza ciclica e rappresenta il tema universale dell’immigrazione. Essere migranti oggi è come vivere l’esodo di duemila anni fa.
Emiliano Pellisari e Mariana Porceddu, in arte MARIANA, affrontano insieme un nuovo viaggio iniziatico attraversando coi loro danzatori deserti che muoiono sulla spiaggia, tempeste dell’anima, naufragi dello spirito. È Il Mediterraneo ove sprofonda o galleggia la nostra cultura, un’acqua che, per noi, è un’antico battesimo. Uno spettacolo che si lega al Qohèlet, a Giona, alla forza terribile del mare, alla violenza della nostra natura, al primo esodo della storia, Il lungo cammino degli Ebrei, la dannazione dello spirito dei Cristiani, la terra dove vivono anche i mussulmani. Un viaggio di anime sospese, di dura razza, nate nell’asciutto, che, cacciati dalla terra, inseguono l’odore del sale. I danzatori- acrobati della Nogravity ci incanteranno in un susseguirsi di immagini che, evocando le nostre radici, racconteranno una storia senza tempo, un tempo che ci appartiene anche oggi, forse ancora di più che un tempo. Anime senza gravità scorrono leggere sulla terra, leggere come la nostra incoscienza che li ha abbandonati, pesanti come solo la colpa ed il peccato possono essere.
Un’opera breve di un’ ora di danza e teatro che riprende nelle immagini dei corpi dei danzatori la grande tradizione cristiana dell’arte rinascimentale unendosi alla musica araba di Jordi Savall, accompagnati dalla voce ebraica del grande artista Moni Ovadia.
Un incontro felice e miracoloso tra oriente ed occidente.

Compagnia Danza Emiliano Pellisari Studio
presenta
EXODUS
coreografie Emiliano Pellisari & MARIANA
con MARIANA, Francesco Saverio Cifaldi, Arianna Balestrieri, Luca Forgone, Leila Ghiabbi, Giada Inserra musica ebraica, romana, greca, aramaica, berbera by Walter Maioli e Jordi Savall

TOR BELLA MONACA TEATRO FESTIVAL – ARENA ESTATE
da venerdì 1 a domenica 3 luglio – ore 21 .

Teatro Tor Bella Monaca – Arena Teatro Tor Bella Monaca
Via Bruno Cirino angolo Via Duilio Cambellotti raggiungibile con Metro C o Linea Bus 20
Ampio parcheggio disponibile

Per informazioni e prenotazioni:
Telefono 062010579 (dalle 10:30 alle 19:30)
Messaggi whatsapp 3920650683

Botteghino: dal martedì alla domenica dalle 10,30 alle 21,30
teatrotorbellamonaca it – teatriincomune.roma it
Acquisto online su Vivaticket
BIGLIETTI
intero 12,00 Euro
ridotto 10,00 Euro
giovani 8,00 Euro
GIFT CARD 78,00 Euro (10 ingressi)

UFFICIO STAMPA TEATRO TOR BELLA MONACA
Rocchina Ceglia 
Maresa Palmacci 

Fonte: EZ Rome

Ennio Flaiano, un nuovo libro a 50 anni dalla morte

 

 

Invito alla lettura di Flaiano” (Mursia editore, Milano 2022, pp.384) è il nuovo saggio di Lucilla Sergiacomo sul grande scrittore abruzzese, una rivisitazione ampiamente aggiornata e arricchita d’un precedente testo del 1996, tra le diverse opere che l’autrice ha dedicato ad Ennio Flaiano (Pescara, 5 marzo 1910 – Roma, 20 novembre 1972).

Non poteva dunque mancare, nella ricorrenza del 50° anniversario della scomparsa, specie da parte della Sergiacomo che tanti studi ha pubblicano su Flaiano, uno dei più grandi ed eclettici autori del Novecento, questo ulteriore significativo tributo.

Ennio Flaiano, infatti, fu giornalista, critico teatrale e cinematografico – per il Mondo di Pannunzio, il Corriere della Sera, l’EuropeoL’Espresso, ed altre testate -, oltre che sceneggiatore di alcuni fra i più importanti film del dopoguerra.

In questo particolare settore campeggia la forte collaborazione con Federico Fellini, per la sceneggiatura de Lo sceicco biancoLe notti di CabiriaI vitelloni, La dolce vita, Otto e mezzo, Giulietta degli spiriti, autentici capolavori della settima arte, ma anche per altri grandi registi quali Lattuada, Monicelli, Steno, Blasetti, Rossellini, Risi, Antonioni, Germi, Petri, Zampa, Ferreri, Montaldo e molti altri ancora.

Moralista acre e tragico, Flaiano scrisse opere narrative e prose varie percorse da un’originale vena satirica e da un vivo senso del grottesco, attraverso i quali vengono colti gli aspetti più paradossali della realtà contemporanea: Tempo di uccidere (1947, premio Strega), Una e una notte (1959), Il gioco e il massacro (1970), Le ombre bianche (1972), Autobiografia del blu di Prussia (postumo, 1974), Diario degli errori (postumo, 1977). Toni analoghi hanno i suoi testi teatrali: La guerra spiegata ai poveri (1946), La donna nell’armadio (1958), Un marziano a Roma e altre farse (1971). Alla sua memoria, nel 1974, è stato dedicato il Premio Flaiano, certamente il concorso più importante per soggettisti e sceneggiatori del cinema. La manifestazione si svolge ogni anno a Pescara, la città natale, dove in suo onore è stato eretto anche un monumento.

Ma veniamo ora al magnifico volume “Invito alla lettura di Flaiano” di Lucilla Sergiacomo, pubblicato di recente dall’editore Mursia. Ennio Flaiano, vincitore del primo Premio Strega con Tempo di uccidere, romanzo anticoloniale e controcorrente, sceneggiatore della mitica Dolce vita di Fellini, drammaturgo originale, autore di potenti satire sui vizi italiani e di aforismi celebri e fulminanti, firma prestigiosa del grande giornalismo nazionale, è da tempo entrato nel canone letterario del Novecento, dopo la pubblicazione degli scritti postumi.

A confermare il valore della sua opera poliedrica e ricca di talento concorrono negli ultimi anni la riscoperta e l’apprezzamento del Flaiano giornalista, acuto e profetico osservatore di costume, del recensore cinematografico e teatrale, del singolare e avvincente scrittore per il cinema. Questa nuova edizione dell’Invito alla lettura di Flaiano di Lucilla Sergiacomo, largamente aggiornata, evidenzia anche queste componenti dell’eclettica produzione del grande autore abruzzese e della sua capacità di sperimentare i diversi linguaggi della contemporaneità. 

Il libro si apre con una ricca ed interessantissima Cronologia, davvero assai chiara ed efficace, che anno per anno, dalla nascita 1910 alla morte 1972, compendia i fatti più significativi (Vita di Flaiano – Avvenimenti culturali – Avvenimenti storici) dando un quadro illuminante della vicenda personale dello scrittore e del contesto culturale e storico. Questa prima parte del libro è certamente di grande utilità per il lettore. Così almeno l’ha valutata chi qui scrive. Già nell’incipit del primo capitolo Lucilla Sergiacomo chiarisce icasticamente il senso e l’intendimento di questo corposo suo lavoro d’indagine sulla vita e sulle opere di Flaiano.

«L’opportunità di operare una ricostruzione delle vicende biografiche di Flaiano – annota subito in apertura l’autrice– affidandosi spesso ai suoi scritti non è motivata solo dalla natura diaristica di gran parte della sua opera, dove l’autobiografismo è diretto o convogliato nelle vicende di altri personaggi. A giustificare tali riprese è il rapporto stesso che Flaiano instaurò tra la letteratura e la vita, escludendo- come era proprio del gruppo degli artisti ed intellettuali romani all’interno del quale avvenne la sua formazione – il completo distacco dell’autore dall’opera e sostenendo anzi il privilegio di calarsi in essa, in palese contrapposizione con le teorie neorealiste. La letteratura per Flaiano coincide infatti con la trasfigurazione della vita, e pertanto il suo legame con i luoghi e le persone, il ricchissimo mondo interiore, la precisione con cui lo scrittore coglieva i fatti di costume e l’efficacia con cui li giudicava rifluirono continuamente dalla vita alla scrittura, trovando quest’ultima la sua costante nel genere del diario e nelle sue varianti del taccuino e dell’appunto. […]»

Di Ennio Flaiano il libro mette in luce la rara dote di divertire e far pensare. Chi legge i suoi scritti può infatti farsi trascinare dai suoi felici aforismi, dalle battute fustigatorie, dalle sue dissacranti satire di costume, ma anche sprofondare nella malinconica rappresentazione della fastidiosa inautenticità contemporanea, nel disincanto di una realtà che “ha superato ogni fantasia”. L’opera di Flaiano predilige le forme brevi, ma non tralascia il romanzo, il racconto lungo, la commedia, e propone frequenti passaggi dall’elzeviro alla sceneggiatura per il cinema, dalla lirica all’epigramma satirico, dalla critica cinematografica e teatrale al diario intimo. L’eterogeneità delle forme, analizzata nei capitoli di questo libro dedicati alle opere, ai temi e al linguaggio, è conseguente alla riluttanza di Flaiano ad affidare ciò che aveva da dire unicamente ai generi letterari tradizionali, misurandosi invece continuamente con i nuovi media novecenteschi della parola, che legano la comunicazione linguistica all’immagine, all’azione, all’ascolto. Come tanti tasselli, tutte le sue opere, continuamente ripubblicate, vanno quindi a formare un mosaico fortemente rappresentativo di gran parte del Novecento e offrono una lezione di indipendenza intellettuale, una visione antiretorica della vita e un ritratto satirico ancora molto attuale dei mali del nostro Paese.

“Invito alla lettura di Flaiano” è un’opera indispensabile per chi voglia conoscere a fondo Ennio Flaiano e la sua rilevanza nella cultura italiana del Novecento, latamente intesa. All’intensa consuetudine degli studi, della ricerca e degli approfondimenti condotti da Lucilla Sergiacomo sulla vita e le opere di Flaiano, l’autrice associa inoltre una cospicua attività culturale, condotta dal 2003 al 2012, quale Vicepresidente dei Premi Internazionali Flaiano e membro della Giuria dei Premi Internazionali Flaiano di Letteratura e Teatro. Questo saggio della Sergiacomo è dunque un’opera immancabile non solo alla lettura, ma soprattutto per lo studio di Flaiano. E’ uno di quei libri essenziali, indispensabili, del quale va certamente ascritto merito all’autrice.

Infine, una notazione tutta personale sulle origini e sulla “abruzzesità” di Ennio Flaiano, che ha girato il mondo avendo occasione d’incontrare, in Europa e specialmente negli Stati Uniti e in Canada, emigrati italiani e abruzzesi in particolare. Sarebbe, da parte mia pretenzioso darne una valutazione e un giudizio compiuti, riguardo ad una personalità così rilevante in campo culturale, letterario e sociale qual è Flaiano. Lascio invece alle parole dello stesso scrittore, usate in una lettera a Pasquale Scarpitti, il richiamo alle origini e all’Abruzzo: «Adesso che mi ci fai pensare, mi domando anch’io che cosa ho conservato di abruzzese e debbo dire, ahimè, tutto; cioè l’orgoglio di esserlo che mi riviene in gola quando meno me l’aspetto, per esempio quest’estate in Canada, parlando con alcuni abruzzesi della comunità di Montreal, gente straordinaria e fedele al ricordo della loro terra. Un orgoglio che ha le sue relative lacerazioni e ambivalenze di sentimenti verso tutto ciò che è Abruzzo. Questo dovrebbe spiegarti il mio ritardo nel risponderti; e questo ti dice che non sono nato a Pescara per caso: c’era nato anche mio padre e mia madre veniva da Cappelle sul Tavo. I nonni paterni e materni anche essi del Teramano, mia madre era fiera del paese di sua madre, Montepagano, che io ho visto una sola volta di sfuggita, in automobile, come facciamo noi, poveri viaggiatori d’oggi…

Tra i dati positivi della mia eredità abruzzese metto anche la tolleranza, la pietà cristiana (nelle campagne un uomo è ancora “nu cristiane”), la benevolenza dell’umore, la semplicità, la franchezza nelle amicizie; e cioè quel sempre fermarmi alla prima impressione e non cambiare poi il giudizio sulle persone, accettandole come sono, riconoscendo i loro difetti come miei, anzi nei loro difetti i miei. Quel senso ospitale che è in noi, un po’ dovuto alla conformazione di una terra isolata, diciamo addirittura un’isola (nel Decamerone, Boccaccio cita una sola volta l’Abruzzo, come regione remota: «Gli è più lontano che Abruzzi»); un’isola schiacciata tra un mare esemplare e due montagne che non è possibile ignorare, monumentali e libere: se ci pensi bene, il Gran Sasso e la Majella son le nostre basiliche, che si fronteggiano in un dialogo molto riuscito e complementare… Bisogna prenderci come siamo, gente rimasta di confine (a quale stato o nazione? O, forse, a quale tempo?), con una sola morale: il lavoro. E con le nostre Madonne vestite a lutto e le sette spade dei sette dolori ben confitte nel seno. Amico, dell’Abruzzo conosco poco, quel poco che ho nel sangue.»

Lucilla Sergiacomo – biografia

Già docente di Letteratura italiana e Lingue classiche nei licei e in corsi universitari, è autrice della storia letteraria italiana I volti della letteratura (Paravia, 2005-2007, in 7 volumi, coautori G. Ruozzi e C. Cea). Tra le sue opere ricordiamo Le donne dell’ingegnere, (Medium, 1988), Lingua italiana. Guida all’ascolto (Mursia, 1989, Premio nazionale di Pedagogia e Didattica “Stilo d’Argento”, 1991), La critica e Flaiano (Ediars, 1992), Invito alla lettura di Flaiano, (Mursia, 1996, 1a edizione, Premio Flaiano per la Critica 1997; 2a edizione aggiornata e ampliata, 2022), Testi comici e satirici (Paravia, 1998), Svevo (Paravia, 1999), Gadda, spregiator de le donne (Noubs, 2014), Femminilità e femminismo nelle scrittici italiane del Novecento (“Narrativa”, Presses Universitaires de Paris Ouest, 2015), L’assoluta libertà del fantastico (Odoya, 2018).

I suoi studi sulla letteratura abruzzese sono raccolti in Narratori d’Abruzzo (Mursia, 1992) e in L’Abruzzo nel Medioevo, L’Abruzzo nel Novecento e L’Abruzzo dal secondo dopoguerra ad oggi (Ediars, 2003-2005). Altri suoi studi su Ennio Flaiano sono pubblicati in La luna è ancora nascosta, a cura di Simone Gambacorta (Galaad, 2010), in “Un buon scrittore non precisa mai”.

Per i settant’anni di Tempo di uccidere, a cura di Srecko Jurisic e Andrea Gialloreto (Prospero, 2020), in Nel labirinto del secolo breve. Protagonisti abruzzesi negli anni della modernizzazione, a cura di Franca De Leonardis e Fabrizio Masciangioli (Rubbettino, 2021). Con l’editore Ianieri ha pubblicato il saggio Flaiano giornalista e il suo “occhiale indiscreto”, in AA.VV. Scrittori e giornalisti in Abruzzo e nel mondo, II (2022).

Fonte: The Walk Of Fame

“Hula-Hoop”, Noemi e Carl Brave ancora insieme per un nuovo tormento estivo. 

Continua il sodalizio tra Carl Brave e Noemi. Dopo il successo di “Makumba”, la coppia multiplatino è in radio da venerdì 24 giugno con “Hula-Hoop”. Adesso è finalmente uscito anche il coloratissimo video girato a Terracina

“Hula-Hoop”, Noemi e Carl Brave tornano a collaborare per un nuovo brano dell’estate. Mare, sole, ghiaccioli con lo stecco di liquirizia, giochi e complicità: i due cantanti pubblicano il nuovo video del singolo “Hula-Hoop”. Dopo il successo straordinario di “Makumba” (certificato Triplo Platino) continua il sodalizio tra i due artisti con una canzone dalle sonorità a tratti vintage che richiamano alla mente le immagini luminose delle villeggiature all’italiana. Il testo, ironico ma anche romantico, è una metafora della vita che con le sue difficoltà ci fa rimanere tutti come in equilibrio dentro un hula-hoop.

Fonte: Funweek.it

Per tutte le info: info@roma-news.it
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