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Cosa è successo fra Conte, Grillo e Draghi e che conseguenze avrà sul governo

Il caso del momento: le parole che Draghi avrebbe confidato a Grillo sull’inadeguatezza di Conte e la “richiesta” di rimuoverlo dalla guida del M5s. Proviamo a capire come stanno le cose e cosa accadrà ora.

La vicenda ormai la conoscete, pur nelle diverse versioni che circolano in queste ore. Cominciamo dai punti fermi. Beppe Grillo ha confermato di avere frequenti interlocuzioni con il Presidente del Consiglio Mario Draghi, con il quale avrebbe costruito un rapporto di profonda stima e collaborazione. In uno di questi confronti, Draghi si sarebbe lasciato andare a considerazioni non proprio benevole nei confronti del capo politico del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, considerandolo un problema per la coesione del governo.

Il diavolo è nei dettagli, recita un vecchio adagio, e in questa storia tanti dettagli non tornano. Il sociologo De Masi, che ha dato vita a questo caos con le interviste a Un Giorno Da Pecora e a Il Fatto Quotidiano, sostiene che Grillo abbia parlato di pressioni ricevute da Draghi per rimuovere “l’inadeguato Conte” dalla guida del Movimento 5 Stelle. Una versione rilanciata dallo stesso Conte, che ha rivelato di aver parlato direttamente con Beppe Grillo, ricevendo la conferma di quella che considera un’ingiustificabile intromissione nelle dinamiche interne a un partito da parte di un “premier tecnico”.

Grillo, che in un primo momento aveva parlato di “storielle da giornalisti”, si è trincerato dietro gesti incomprensibili (con le agenzie costrette a interpretare “eloquenti gesti delle mani”), senza contraddire esplicitamente la versione contiana.

Dunque, ricapitolando: il leader del M5s denuncia una cosa di enorme gravità, ovvero il tentativo di defenestrarlo da parte del capo di un governo che il suo partito sostiene; nessuno dei soggetti in causa smentisce ufficialmente questa versione; nessun altro leader di maggioranza trova grave la vicenda in sé; nessun alleato di Conte gli esprime solidarietà rispetto a un’ingerenza di tale portata da parte del Presidente del Consiglio; un incontro già fissato fra Grillo e i ministri contiani nel governo viene improvvisamente cancellato.

Cosa succederà a questo punto?

Ecco, non è arduo immaginare quale sarà il tentativo di Mario Draghi e del suo entourage, da sempre molto influente nel dibattito pubblico. Non potendo smentire né le telefonate né il rapporto con Grillo (ma soprattutto non potendo nascondere le distanze con il suo predecessore a Chigi), Draghi farà ciò che si fa in questi casi: giocare con le parole, cambiare argomento, sviare l’attenzione. A quanto ci risulta questo è stato anche l’approccio nella sua prima telefonata con il capo politico del Movimento: Draghi gli ha spiegato di non aver mai parlato della sua rimozione, ma di aver chiesto a Grillo un aiuto per “provare a fare squadra e rendere il governo più forte e autorevole”. Una storiella, o poco più.

Non sappiamo se ciò basterà a Conte, che da tempo è tentato di strappare e lasciare il governo. Del resto, i contiani lo sanno benissimo, l’avventura di Di Maio non sarebbe mai stata possibile senza il via libera di Chigi e del Quirinale. Ed è cosa nota che Draghi non abbia mai digerito la rielezione di Mattarella e abbia incolpato Conte del fallimento della sua candidatura (a ragione, peraltro). Questa sarebbe in effetti l’ennesima occasione per cedere alle pressioni di gran parte dei suoi parlamentari e rompere un’alleanza che si sta dimostrando nefasta per il Movimento. Non a caso, in queste ore prende consistenza l’ipotesi di un appoggio esterno, giudicato un compromesso accettabile per continuare a mostrarsi “responsabili e attenti ai problemi del Paese” e al tempo stesso per avere le mani libere in campagna elettorale.

Facile a dirsi, meno a farsi. Perché c’è un certo Beppe Grillo che non ci pensa proprio a togliere il sostegno al governo. Incomprensibilmente, spiegano i contiani, visto che non solo i sondaggi registrano l’emorragia di consensi del M5s, ma anche che si assottiglia giorno dopo giorno la pattuglia parlamentare. È una situazione surreale: M5s perde consensi, Di Maio incamera parlamentari, Draghi restringe via via gli spazi di manovra dei parlamentari grillini, i ministri contiani non sanno letteralmente da che parte stare. Ma Conte può fare poco o nulla.

Sullo sfondo, infatti, c’è sempre la partita delle alleanze. Dal Pd non vogliono neanche sentir parlare di rottura con Draghi e tengono aperto un canale di emergenza con Di Maio. A sinistra sta nascendo un progetto che ha come obiettivo quello di occupare proprio l’area “radicale / ambientalista” su cui Conte intendeva collocare il Movimento 5 Stelle. Renziani, calendiani e centristi vari già brindano all’oblio dell’ex Presidente del Consiglio.

Far finta di niente, dunque? No, proprio non si può, anche perché questo è solo l’ultimo atto di uno scontro in atto da tempo e che proseguirà ancora a lungo. Il rischio, però, è che gestire male anche questa partita possa aumentare l’isolamento del M5s, che davvero diventerebbe solo il partito di Conte.

Fonte: Fanpage.it

Ius scholae: al via l’esame alla Camera, ecco cosa prevede

Cittadinanza agli under 18 giunti in Italia entro i 12 anni d’età, dopo 5 anni di scuola

 

 

L’Aula della Camera inizia l’esame della proposta di legge sullo ius scholae.

Il testo consente l’acquisto della cittadinanza italiana al minore straniero che sia nato in Italia o vi abbia fatto ingresso entro il compimento del dodicesimo anno di età e che abbia risieduto legalmente e senza interruzioni nel nostro Paese, qualora abbia frequentato regolarmente per almeno cinque anni nel territorio nazionale uno o più cicli presso istituti appartenenti al sistema nazionale di istruzione o percorsi di istruzione e formazione professionale triennale o quadriennale idonei al conseguimento di una qualifica professionale.+

Lo ius scholae è, dunque differente dallo ius sanguinis e dallo ius soli.

Il primo è il principio attualmente in vigore in Italia per l’acquisizione della cittadinanza: è italiano chi nasce da almeno un genitore in possesso della cittadinanza e ne “eredita il sangue”. Gli stranieri, che arrivano nel paese, possono chiedere la cittadinanza per naturalizzazione solo dopo 10 anni di permanenza continuativa sul suolo italiano. I loro figli, invece, devono aspettare il compimento della maggiore età, dimostrando di aver vissuto ininterrottamente qui dalla nascita.

In base al principio dello ius soli, il diritto di cittadinanza si sostanzia con la nascita sul territorio di uno Stato indipendentemente dalla nazionalità di appartenenza dei genitori. I principali paesi europei (Regno Unito, Germania e Francia) applicano forme modificate di ius soli (oltre alla nascita sul territorio dello stato sono richieste diverse condizioni variabili da stato a stato). Ad applicare lo ius soli sono il Brasile, il Canada, gli USA, e in genere quasi tutti i paesi del continente americano.

In base al testo all’esame dell’Aula di Montecitorio, perchè acquisisca la cittadinanza italiana, i genitori dell’interessato in possesso dei requisiti, purchè siano entrambi residenti in Italia, dovranno rendere una “dichiarazione di volontà” entro il compimento della maggiore età del ragazzo. L’interessato può rinunciare alla cittadinanza acquisita entro due anni dal raggiungimento della maggiore età, purché in possesso di altra cittadinanza, e, viceversa, fare richiesta di acquisto della cittadinanza all’ufficiale di stato civile entro due anni dal raggiungimento della maggiore età, ove i genitori non abbiano reso la dichiarazione di volontà.

Una norma del testo specifica che il requisito della minore età si considera riferito al momento della presentazione dell’istanza o della richiesta da parte dei genitori.

Fonte: Ansa

Stop auto benzina e diesel, asse Berlino-Roma: cosa può cambiare?

Accordo in Ue per la messa al bando dal 2035 ma resta sul tavolo l’emendamento della Germania con l’Italia che ha fatto subito sponda

 

 

Il Consiglio dei ministri Ue dell’Ambiente ha annunciato di aver trovato l’intesa sul pacchetto di misure green “Fit for 55” per il clima che prevede tra l’altro la riduzione del 100% delle emissioni di Co2 entro il 2035 per auto e furgoni nuovi, quindi lo stop alla vendita di vetture a benzina e diesel entro la data indicata.

Clima, accordo in Ue

Sulla spinta di paesi tra cui Germania e Italia, è stato convenuto di considerare un futuro via libera per l’uso di tecnologie alternative come carburanti sintetici o ibridi plug-in se capaci di raggiungere la completa eliminazione delle emissioni di gas serra. I ministri europei dell’Ambiente riuniti a Lussemburgo hanno anche approvato una proroga di cinque anni dell’esenzione dagli obblighi di Co2 concessa ai produttori cosiddetti ‘di nicchia’, ovvero quelli che producono meno di 10.000 veicoli all’anno, fino alla fine del 2035. La clausola, talvolta chiamata ‘emendamento Ferrari’, andrà a beneficio in particolare dei marchi del lusso. Misure che essere negoziate con i membri del Parlamento europeo.

In generale, va comunque specificato che si tratta di obiettivi piuttosto flessibili: nel 2026, infatti, la Commissione valuterà i progressi compiuti verso il raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni del 100%, ed, eventualmente, la necessità di riesaminare gli obiettivi tenendo conto degli sviluppi tecnologici delle tecnologie ibride di tipo plug-in, ma anche degli e-fuel, richiamando all’importanza di una transizione socialmente equa verso le emissioni zero.

La partita, dunque, è ancora aperta. Resta in pista la proposta della Germania, che aveva presentato un emendamento (che resta sul tavolo) alla direttiva per richiedere che vengano immatricolati soltanto veicoli “che utilizzano combustibili climaticamente neutri”. Proposta che ha trovato la sponda dell’Italia che insieme a Slovacchia, Portogallo, Bulgaria e Romania aveva palesato di avere più di qualche perplessità rispetto all’idea di bandire le auto a combustione interna entro il 2035.

“Siamo molto soddisfatti dell’emendamento proposto dalla Germania, va nella direzione che speriamo”, ha detto nelle scorse ore il Ministro Cingolani.

Intanto, nei giorni scorsi è arrivato l’allarme lanciato dalle associazioni del settore, Assogasmetano, Assopetroli-Assoenergia e Federmetano per le quali “Accettare la proposta Europea di non consentire più la vendita di nuove autovetture e veicoli commerciali leggeri con motore endotermico, benchè utilizzabili con combustibili rinnovabili low-carbon e carbon-negative, significa stroncare il percorso d’investimento già intrapreso da anni” dalle filiere di petrolio, gas e combustibili fossili.

Associazioni gas e oil lanciano allarme

E questa proposta Ue rischia di cancellare “oltre 100 mila posti di lavoro in Italia”. In particolare, le associazioni del settore carburanti, fuels rinnovabili e low carbon, puntano il dito contro le misure europee sulla messa al bando del motore endotermico al 2035 (proposta della Commissione Ue di modifica del Regolamento 2019/631, pacchetto “Fit for 55″) e le ricadute che avranno sul sistema distributivo, economico, industriale e occupazionale del nostro Paese”.

“Accettare la proposta Europea di non consentire più la vendita di nuove autovetture e veicoli commerciali leggeri con motore endotermico, benchè utilizzabili con combustibili rinnovabili low-carbon e carbon-negative, significa stroncare il percorso d’investimento già intrapreso da queste filiere negli ultimi anni. Un percorso – proseguono – alimentato dalle capacità imprenditoriali italiane, diretto a centrare obiettivi ambientali sempre più sfidanti e mettere a disposizione di un’ampia utenza soluzioni ecocompatibili (es. tecnologie innovative applicate ai motori endotermici per avere veicoli piu’ ecologici, aumento della produzione di carburanti rinnovabili e di origine bio, aumento dei punti vendita di combustibili alternativi come il gas naturale compresso e liquefatto, che già erogano una consistente percentuale di prodotto 100% rinnovabile)”.

Per tutte queste ragioni, le Associazioni “chiedono al Governo di ribadire la posizione contraria del nostro Paese a tali misure e di rinegoziare una soluzione che lasci aperte più vie percorribili per raggiungere i medesimi obiettivi di tutela dell’ambiente, difendendo l’eccellenza italiana ed evidenziando le debolezze e le inadeguatezze della proposta della Commissione”.

Fonte: QuiFinanza

Roma si interroga sui molti incendi vicini agli impianti dei rifiuti

Dei nove principali roghi divampati lunedì 27 giugno, e a cui sono seguiti decine di altri piccoli focolai che hanno interessato anche la provincia fino a martedì, un’evidenza appare incontestabile: sette su nove sono avvenuti nei tre municipi interessati dalla futura costruzione di impianti per i rifiuti. La procura capitolina ha aperto un fascicolo per incendio colposo sulle fiamme tra l’Aurelio e Casalotti, ma non è escluso che l’inchiesta possa ampliarsi e contemplare il dolo

 

 

È stretta nella morsa degli incendi, e dei dubbi, la capitale. Lunedì scorso Roma è bruciata, da nord a sud: nove roghi principali e decine di piccoli focolai hanno riversato sulla città ceneri e fuliggine. I primi due fuochi sono divampati quasi in simultanea, alle 13:30 sulla via Aurelia, alle 14:39 nella vicina via di Bosco Marengo. Altri roghi sono arrivati nell’arco di poche ore. E alle 18:00 il cielo della capitale era ricoperto da una coltre nera. Centinaia i cittadini barricati in casa o scesi in strada in moltissimi quartieri: Aurelio, Massimina, Casalotti a ovest; Cesano, Cassia, Parioli a nord; Eur, Ardeatina, Tor Pagnotta, Tor Carbone, Ostia a sud; Lunghezza a est. Disagi anche in centro tra Trastevere, Tritone, Flaminio e Prati verso cui il vento ha sospinto le polveri.

Uno scenario infernale, che all’alba di martedì ha restituito un’immagine nera di una delle città più verdi d’Europa: ceneri nell’aria e campi devastati. È qui, tra i terreni rasi al suolo, in prevalenza tutti privati, che ora gli inquirenti cercano una qualche traccia di innesco. La procura capitolina ha aperto un fascicolo per incendio colposo sul rogo all’Aurelio e Casalotti. A oggi non ci sono indizi che possano far ipotizzare il dolo. Tuttavia per ogni rogo i magistrati apriranno un’indagine, non è escluso che l’inchiesta possa ampliarsi. Anche perché qualche dubbio in città – e verosimilmente quindi anche a piazzale Clodio – inizia a circolare sulla dinamica: gli orari e il numero degli incendi fanno pensare a una regia. Soprattutto a seguito del drammatico falò del Tmb2 di Malagrotta, arrivato pochi anni dopo quelli dei due impianti simili ma più piccoli, a Rocca Cencia e al Salario: tutti roghi sulle cui cause si brancola nel buio, con le telecamere di videosorveglianza in tilt nelle ore dell’incendio.

Fonte: Agenzia Nova

Lazio, Neymar, Jacobs e Paltrinieri: le ultimissime

Lunedì la presentazione della maglie biancocelesti. Silva chiama il brasiliano al Chelsea. L’atleta azzurro carico in vista dei 100 mt a Stoccolma. Un altro oro per il nuotatore italiano a Budapest

 

 

ROMA – La nuova partnership pluriennale tra Lazio e Mizuno prenderà ufficialmente vita il prossimo 4 luglio a Piazza del Popolo. In scena gli atleti biancocelesti con gli abiti ufficiali e i 15 outfit di Mizuno. Saranno i calciatori della prima squadra a vestire per la prima volta le attesissime maglie da gioco, disegnate e realizzate dal nuovo sponsor tecnico. Il difensore brasiliano del Chelsea Thiago Silva vorrebbe che il suo buon amico Neymar lo raggiungesse al Chelsea se si dovessero concretizzare le voci sulla partenza dell’attaccante dal Paris Saint-Germain. “Ora va bene, mi sentivo un po’ stressato prima di tornare in pista, ma ora sono tornato e posso concentrami sui Mondiali, il mio grande obiettivo. Per questo spero di raggiungere il top della forma tra due settimane”. Così Marcell Jacobs, in conferenza stampa alla vigilia della gara dei 100 metri del meeting di Stoccolma, che lo vedrà in gara alle 20.15. Grande successo per l’Italia di nuoto, che regala una doppietta nella 10 km dei Mondiali di nuoto in Ungheria: un’altra medaglia d’oro per Gregorio Paltrinieri che dopo il successo nei 1500 stile libero l’azzurro vince anche la 10 km disputata nelle acque di Lupa Lake. Al secondo posto l’altro azzurro in gara, Domenico Acerenza, protagonista di una grande rimonta negli ultimi giri.

Fonte: Corriere dello Sport

Il futuro di Cristiano Ronaldo è ancora al Manchester United. La Roma però ci crede: il portoghese in giallorosso a 5,00

 

 

Basta il nome, nonostante la carta d’identità abbia toccato quota 37 lo scorso febbraio. Cristiano Ronaldo rimane uno dei (pochi) giocatori in grado di vincere le partite da solo, soprattutto se inserito nel contesto giusto. Il portoghese si aspettava sicuramente altro dal suo ritorno al Manchester United la scorsa estate ma, nonostante la delusione personale, quella dei Red Devils rimane la destinazione più probabile per l’immediato futuro di CR7 non solo per il contratto in scadenza nel 2023. Gli esperti, infatti, vedono una conferma con la maglia dello United, che avrà Ten Hag come nuovo allenatore, a 1,75. C’è chi però sogna a occhi aperti in questa estate di calciomercato. E sono i tifosi della Roma che si immaginano il portoghese esultare a braccia aperte sotto la Curva Sud. La colonia portoghese a Trigoria, Mourinho, Tiago Pinto, Rui Patricio potrebbe spingere il fenomeno lusitano verso la capitale per cercare l’ennesima sfida della carriera. Cristiano Ronaldo nuovo idolo dell’Olimpico giallorosso si gioca a 5,00. L’attaccante portoghese però sarebbe tentato anche dall’avventura in Bundesliga, unico dei quattro top campionati europei con il quale non si sia ma confrontato. Il Bayern Monaco, ormai destinato a perdere Lewandowski, sarebbe ben felice di accogliere Ronaldo tra le proprie fila, ipotesi offerta a 6,00. Stessa quota anche per il Chelsea che, dopo la partenza di Lukaku, vorrebbe un altro top player in attacco. E chi più di Cristiano Ronaldo potrebbe accendere le fantasie dei Blues? Per chi invece ama le storie a lieto fine sullo sfondo si profila anche lo Sporting Lisbona, squadra nella quale CR7 ha esordito e dove ha spiccato il volo per la sua straordinaria carriera 19 anni fa. Tornare in maglia biancoverde sarebbe la chiusura di un cerchio per l’attaccante di Funchal e pagherebbe 9 volte la posta.

Fonte: La Gazzetta dello Sport

Delirio a Roma per Cesare Cremonini: 57 mila spettatori all’Olimpico!

Grande successo della rappa italiana del “Cremonini Stadi 2022”. Ad Imola il prossimo 2 luglio ci sarà l’ultima tappa

 

 

ROMA – Non si ferma il successo del CREMONINI STADI 2022 di Cesare Cremonini, ieri oltre 57.000 spettatori hanno gremito lo stadio Olimpico di Roma per l’ultimo concerto negli stadi prima del gran finale all’Autodromo Internazionale Enzo e Dino Ferrari di Imola di sabato 2 luglio, per cui sono stati già venduti oltre 60.000 biglietti.

A Roma i 57.000 spettatori presenti hanno applaudito, cantato e infiammato la serata. Uno show, quello del “Cremonini stadi 2022”, che sta riscuotendo uno straordinario successo in tutte le città toccate dal tour, non solo un concerto ma un vero e proprio spettacolo che pone al centro e valorizza la grande personalità di Cesare Cremonini come performer e musicista. Mentre cresce sempre di più l’attesa per il 2 luglio a Imola, ultima tappa del CREMONINI STADI 2022.

Fonte: Corriere dello Sport

Per tutte le info: info@roma-news.it

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