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Tevere, la festa di suoni, colori e sport che apre la riva sinistra

Organizzata dalla regista Francesca Chialà che con il «Teatro d’acqua» continua la valorizzazione ambientalista iniziata da Tevereterno con il murale di William Kentridge

Un festa d’artista fatta di musica, danza, pittura e sport dedicata al Tevere e alla sua riva sinistra. E anche alla pace e al dialogo. Il tema della rinascita è al centro della perfomance all’Isola Tiberina organizzata dalla regista e coreografa Francesca Chialà che con il suo Teatro d’acqua continua la valorizzazione artistica e ambientalista iniziata da Tevereterno con il murale di William Kentridge .

 

Chialà che ha fondato il movimento «Festa delle 7 arti» promuove la pace in Ucraina e non dimentica i conflitti in Siria, Afghanistan e Palestina. Accompagnati dal pianoforte a coda suonato da Paolo Vivaldi sulla punta dell’Isola Tiberina a forma di barca che divide il fiume in due rami, dodici ballerini (sei italiani dell’Accademia Nazionale di Danza e sei palestinesi) hanno effettuano dipinti su dodici tele della pace, che rappresentano i paesi europei e i valori di unità, solidarietà e armonia.

I bambini hanno dipinto il corpo di Chialà e con i piedi hanno colorato le tele poste sui due lati della prua dell’Isola Tiberina sotto l’ospedale Fatebenefratelli per allietare i malati ricoverati. Madrina della manifestazione è stata la campionessa paralimpica Annalisa Minetti che ha cantato il suo ultimi singolo «Invincibili» sul coraggio di superare i propri limiti. In favore della Comunità di Sant’Egidio e dell’impegno sui carcerati, il cantautore Andrea Sisti con il brano «Detenuto in attesa di giudizio», a seguire la proiezione del film Ariaferma di Leonardo di Costanzo.

 

In mostra a Roma Alessandra Ferrini, Silvia Rosi e Namsal Siedlecki, finalisti della terza edizione del Maxxi Bvlgari Prize

Credo che la partnership con Bvlgari sia un dono prezioso per il nostro Museo”, ha affermato Giovanna Melandri, presidente della Fondazione Maxxi alla presentazione della terza edizione del Maxxi Bvlgari Prize, giovedì 23 giugno. Il premio di collaborazione tra la maison di lusso e il Museo delle Arti del XXI secolo è scandito da una cadenza biennale e dedicato alla promozione e al lancio delle generazioni degli artisti italiani emergenti nel mondo; la mission è anche quella di consolidarne il percorso.

Questo museo ha nel suo DNA l’obiettivo di dare forza e valore ai giovani artisti. Si tratta di un progetto non effimero, non episodico, ma fondamentale per la scena artistica italiana. Non è un caso che i finalisti delle edizioni passate siano tutti cresciuti tanto dopo questo premio. Chi esponendo alla Biennale, chi a Kassel o in altre importanti istituzioni e manifestazioni”, ha aggiunto Melandri. La selezione, di respiro internazionale, avviene in due fasi: nella prima, un team di esperti candida due artisti ciascuno. Nella seconda, un pool di giurati individua i tre finalisti, decretando il progetto vincitore e quello che entrerà a far parte della collezione del Museo.

 

L'opera di Alessandra Ferrini (foto Daniel Richard Passafiume)
L’opera di Alessandra Ferrini (foto Daniel Richard Passafiume)

 

Al centro della scena quest’anno non c’è un futuro distopico, come è avvenuto in passato. Con i loro progetti, anche molto diversi, i tre finalisti di oggi presentano una radiografia di quella che è la realtà attuale”, ha commentato la curatrice Giulia Ferracci. Rispecchiando il commento che il Direttore Maxxi Arte, Bartolomeo Pietromarchi, ha rivolto ad Artslife: “Usciti dalla crisi pandemica, questa edizione si caratterizza per un particolare rigore e un equilibrio di approccio. Gli artisti sono dei sismografi, ci offrono la giusta prospettiva per guardare a quello che accade”. Allestita nella galleria cinque, la mostra presenta le opere di Alessandra Ferrini (1984, Firenze), Silvia Rosi (1992, Scandiano) e Namsal Siedlecki (1986, Greenfield).

Evoluzione e storia coloniale

L’eterno conflitto tra la specie umana, la tecnica e la natura è ciò che racconta Siedlecki con la serie Nuovo vuoto (2022). Sei sculture a forma di mano, create e levigate con materiali e stili differenti. La mano rappresenta molte cose: artigianato, creatività, lavoro, movimento, trasformazione, ma soprattutto umanità e dunque successi ed errori. In Gaddafi in Rome: Notes for a Film (2022), Alessandra Ferrini crea una sorta di cinema espanso, scegliendo di affrescare un nuovo capitolo della storia imperialista italiana ed europea, con focus sugli eventi accaduti prima e durante il soggiorno del leader libico Muammar Gheddafi in Italia nel 2009.

 

L'opera di Namsal Siedlecki (foto Roberto Luigi Apa, Courtesy Fondazione Maxxi)
L’opera di Namsal Siedlecki (foto Roberto Luigi Apa, Courtesy Fondazione Maxxi)

 

Con l’opera Teacher Don’t Teach Me Nonsense (2022) Silvia Rosi si concentra invece sul tema identitario come dimensione individuale e collettiva a livello politico e culturale, operando dei rilievi a partire dal linguaggio delle sue origini, legate al Togo. Un artista soltanto tratta di evoluzione, mentre due dei tre finalisti scelti portano lavori che si legano alla storia coloniale. Facendo leva su di essa e andando a scandagliarne i profili per ritrovarne le tracce nel presente. In un caso senza giudizi, nell’altro con venate pretese.

Artslife ha chiesto a Giovanna Melandri di commentare questo aspetto, domandando se non ci sia il rischio che la Cancel Culture possa insinuarsi entro le mura dei musei proprio attraverso l’insistenza sul tema coloniale: “Il colonialismo è purtroppo un tema ancora attuale, se consideriamo, ad esempio, la questione di Russia e Ucraina, ma in questo Museo non permetteremo mai alla Cancel Culture di farsi strada – ha assicurato la presidente della Fondazione Maxxi – anzi, sto ragionando di portare una mostra sulla Cancel Culture proprio qui, presto organizzeremo qualcosa”.

https://www.maxxi.art/

Fonte: ArtsLife

Metaverso ArtMore: presentato il primo metaverso che coinvolgerà tutto il mondo dell’arte in Italia 

Presentato a Roma in occasione della seconda edizione degli Stati Generali del Mondo del Lavoro della Cultura, il nuovo Metaverso dedicato alla cultura che vede la partnersip tra Advepa e ArtMore

 

Metaverso ArtMore: presentato il primo metaverso che coinvolgerà tutto il mondo dell’arte in Italia – Video

Si sono appena conclusi i lavori della seconda edizione degli Stati Generali Mondo Lavoro della Cultura (Palazzo Bonaparte di Roma) organizzati in collaborazione con Arthemisia e con il sostegno di Generali Valore Cultura. Quattro giornate con meeting quotidiani in presenza, durante le quali si sono affrontate diverse tematiche riguardanti il mondo del lavoro della cultura. Ed è proprio in questa cornice che è stato presentato un progetto particolarmente innovativo che potrebbe dare una svolta ad una diversa fruizione degli spazi dedicati alla cultura, un format che coinvolgerà enti pubblici e privati, collezionisti e mercato dell’arte.

Metaverso ArtMore

Il progetto è nato dalla collaborazione tra Advepa, azienda leader del settore della costruzione di metaversi e ArtMore, società che si occupa di consulenza marketing nel settore dell’arte.

Massimo Maggio, Ceo di ArtMore e Rossano Tiezzi, General Manager di Advepa e “Divulgatore di Metaversi”, hanno presentato il progetto e fatto camminare il pubblico attraverso gli avatar digitali all’interno dello spazio immersivo 3D. In un ambiente in cui interno ed esterno si compenetrano, sale espositive luminose e dotate di ogni comfort in cui è possibile sostare di fronte ad un’opera per scoprirne i dettagli, grazie a pannelli informativi e alla possibilità di zoomare il proprio campo visivo su ognuna di esse.

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Massimo Maggio
Rossano Tiezzi

Sottolinea Rossano Tiezzi: “L’arte non può che entrare ormai a pieno regime nel metaverso. Lo spazio virtuale è un nuovo modo di comunicare e di intessere relazioni proficue, con una esperienza più realistica del classico navigare in rete a cui siamo abituati. I galleristi e gli operatori d’arte in genere che non si rendono conto che la rivoluzione è già in atto, inevitabilmente saranno tagliati fuori da una importante fetta di mercato”.

Ogni opera sarà un NFT

Advepa sta già lavorando da molto tempo per i flussi di opere d’arte e la partnership con ArtMore sigla un accordo che unirà competenze e professionalità uniche. Nel metaverso ArtMore si potrà mettere in collegamento tutta la filiera del mercato di opere d’arte, dall’artista al cliente finale. Una soluzione immediata, inclusiva e green. Ognuno con il proprio avatar potrà visitare gli spazi espositivi e scegliere cosa acquistare, da ogni parte del mondo, senza rinunciare a osservare ogni opera con una qualità molto alta.

Fonte: FIRSTOnline

Perché visitare il Pantheon a fine Giugno?

Tra le tante attrazioni che vi consigliamo di visitare, insieme a Daniele Iovane per la rubrica “Carpe Viam”, abbiamo scelto uno dei simboli più importanti della città Eterna, spiegandone i significati più interessanti.

 

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È da poco passato il 21 Giugno, solstizio d’estate, e non si può non ricordare l’importanza del Pantheon di Roma in questi giorni. Così, tra le tante attrazioni che vi consigliamo di visitare, insieme a Daniele Iovane, per la sua rubrica “Carpe Viam”, abbiamo scelto uno dei simboli più importanti della città Eterna, spiegandone i significati più interessanti.

La storia del Pantheon

Il Pantheon rappresenta la massima espressione della gloria di Roma da oltre duemila anni. La storia del Pantheon è indissolubilmente legata alla Città Eterna e ne è stata l’immagine nei secoli.   Costruito da Agrippa tra il 25 e il 27 a.C., il Pantheon era un tempio dedicato ai dodici dei e al sovrano vivente. Tradizionalmente si ritiene che l’edificio attuale sia il risultato della radicale ricostruzione operata da Adriano tra il 118 e il 125 d.C.. È l’unico edificio romano antico rimasto praticamente intatto nei secoli. Nel 608 papa Bonifacio IV fece rimuovere i resti di molti martiri dalle catacombe cristiane e li fece collocare nel Pantheon.   In seguito il tempio fu ufficialmente convertito al cristianesimo e chiamato Santa Maria ad Martyres. Il Pantheon fu fonte di ispirazione per Raffaello, uno dei più grandi architetti del Rinascimento, che lo volle come luogo di riposo eterno.

Il Pantheon come un tempio Solare

Quando siamo all’interno del Pantheon in una giornata di sole, possiamo vedere un grande disco di luce che gioca sulla volta e sulle pareti. L’andamento del sole nel cielo fa sì che questa luce all’interno dell’edificio si comporti in modo diverso ogni giorno dell’anno, ma lo stesso schema si ripete ogni anno nello stesso giorno. Al solstizio d’inverno il disco di luce solare che entra dall’oculo a mezzogiorno colpisce il cassone più alto. All’equinozio di primavera e d’autunno la luce solare colpisce il cornicione che segna il bordo inferiore dei cassoni e al solstizio d’estate illumina il visitatore all’ingresso. La luce che colpisce in direzione zenitale ha un particolare significato mistico e simboleggia un collegamento diretto tra gli dei e gli uomini, senza intermediari religiosi. Il raggio di luce che entra dall’oculo al centro della cupola si muove a seconda dell’ora del giorno e trasforma il Pantheon in un osservatorio astrologico per tutti gli dei.

Perché il Pantheon andrebbe visitato in questi giorni di fine Giugno?

Fin dalla sua creazione all’inizio del II secolo, il Pantheon è stato una calamita per i visitatori per il suo incredibile design sferico, e coloro che si innamorano del suo oculus tornano ogni anno nello stesso giorno per crogiolarsi in un’intensa pioggia di luce solare. A mezzogiorno del 21 giugno, giorno del solstizio d’estate, la luce risplende al centro dell’oculo, illuminando il pavimento e creando una metaforica meridiana e un gigantesco meridiano solare.

Eudosso, contemporaneo e allievo di Platone, molti anni prima di Adriano, aveva suggerito di spiegare i moti planetari, spesso bizzarri, con una serie di sfere concentriche. Ne propose 27, in effetti. Non era un sistema perfetto, ma portò al concetto di un cosmo sferico basato su regole matematiche e un suo allievo ne aggiunse altre per rendere il sistema più preciso.

Il concetto di anelli concentrici e il loro legame con i moti planetari furono descritti nella letteratura romana, come il “Sogno di Scipione” da Cicerone, e ulteriormente sviluppati dallo scrittore romano Macrobio. Ciò ha influenzato il pensiero cristiano del primo Medioevo sull’argomento. Forse l’ampia letteratura e le riflessioni sull’argomento sono state sufficienti a convincere Adriano a trasformare il Pantheon in un moderno osservatorio astronomico, o perlomeno a farne una sede di potere estremamente potente come linea telefonica diretta con il cielo.

Fonte: Liberiamo
Per tutte le info: info@roma-news.it
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