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“C’è chi vuole che l’Ucraina si sottometta, io che si difenda”: così Draghi attacca i filorussi

Il presidente del Consiglio si è scagliato con chi dice che “l’Ucraina non si deve difendere”, che “non dobbiamo fare le sanzioni, non dobbiamo mandare le armi”. E ancora: “C’è chi dice che la Russia è troppo forte, perché combatterla, lasciamo che entri, lasciamo che l’Ucraina si sottometta”.

Chi non vuole aiutare l’Ucraina sta con la Russia. È il momento dei distinguo per Mario Draghi, che non ci sta e attacca duramente chi è contrario all’operato del governo e dell’Unione europea, chi non vuole inviare armi a Zelensky, chi non vuole le sanzioni, chi preferirebbe un’Ucraina sottomessa. Durante la sua replica alla Camera, dopo aver ascoltato l’intervento dei parlamentari, il presidente del Consiglio ha ripreso la parola per pochi minuti che, però, gli sono bastati per scagliarsi contro chi continua a tenere una linea ambigua sulla guerra: “C’è una fondamentale differenza tra due punti di vista”, ha sottolineato subito Draghi.

Il primo punti di vista è “il mio”, ha messo immediatamente in chiaro Draghi: “L’Ucraina si deve difendere, le sanzioni e l’invio di armi servono a questo”. Ma poi c’è “l’altro punto di vista”, che è “diverso”. E qui il presidente del Consiglio ha interpretato chi non vuole aiutare il Paese sotto attacco: “L’Ucraina non si deve difendere, non dobbiamo fare le sanzioni, non dobbiamo mandare le armi”. Ancora: “La Russia è troppo forte, perché combatterla, lasciamo che entri, lasciamo che l’Ucraina si sottometta, dopotutto cosa vogliono questi…”, ha continuato Draghi tra gli applausi scroscianti della Camera dei deputati.

C’è però poi anche un altro punto, che riguarda “quella che ho definito più volte una tragedia umanitaria derivata dalla crisi alimentare, che sta per abbattersi su coloro che hanno meno di tutti al mondo, sui Paesi che sono i più poveri”. E qui Draghi ha rincarato la dose, parlando ancora una volta come chi si ribella alla linea occidentale: “Ma naturalmente la colpa è delle sanzioni, la colpa è dell’Europa”. Poi ha chiosato: “No! La colpa è della Russia che ha dichiarato guerra all’Ucraina”. Ancora applausi da tutto l’emiciclo.

Fonte: Fanpage

Ucraina: Letta “Italia sta giocando ruolo importante”

 

 

ROMA (ITALPRESS) – “L’Italia sta giocando un ruolo importante all’interno dell’Ue. Abbiamo visto la foto di qualche giorno fa con l’Europa va a Kiev e ci sono tre protagonisti: il presidente francese, il cancelliere tedesco e il primo ministro italiano”. Così il segretario del Pd, Enrico Letta, nel suo intervento in Aula dopo le comunicazioni del Presidente del Consiglio. “Sappiamo tutti bene che la storia del nostro Paese e della sua politica estera è sempre in bilico, tra giocare i primi posti della serie B o giocare nella serie A. Quella storia è legata al ruolo del G7, al fatto che siamo il terzo paese europeo del G7, che siamo nel G20, e non sempre il nostro ruolo è riuscito a raggiungere i risultati che in questo caso stiamo raggiungendo. Per noi questo è l’interesse nazionale”, ha aggiunto. Letta ha ribadito la necessità di continuare a sostenere l’Ucraina. “Non possiamo farci guidare dalla nostra stanchezza, non possiamo farci guidare dalla stanchezza della nostra opinione pubblica o dei nostri talk show – ha detto – Gli ucraini non sono stanchi, stanno morendo e noi continueremo a sostenerli e, insieme a loro, a sostenere la democrazia e la libertà che sono i valori al cuore della nostra civiltà”.

Fonte: Il Tempo

Papa all’udienza: “Non dimentichiamo l’Ucraina”

Nell’udienza di ieri il Papa ha fatto salire sulla papamobile tre bambini ucraini ha lanciato un nuovo appello a non dimenticare la sofferenza di quel “popolo martoriato”. Nei saluti finali, anche la solidarietà al “caro popolo dell’Afghanistan” colpito da un grave terremoto e il cordoglio per i due Gesuiti uccisi in Messico insieme a un laico. Al centro della catechesi, l’imperativo a “seguire Gesù sempre”, anche in carrozzina

 

 

“I bambini che erano con me nella papamobile erano ucraini”. A rivelarlo, al termine dell’udienza di oggi, prima dei saluti ai fedeli di lingua italiana, è stato il Papa, che tramite loro ha manifestato ancora una volta la sua vicinanza al popolo ucraino.

“Non dimentichiamo l’Ucraina, non perdiamo la memoria della sofferenza di quel popolo martoriato!”

l’appello. I tre bambini saluti sull’auto del Papa – ha fatto sapere la sala stampa vaticana – sono di una scuola primaria di Roma, la Alberto Cadlolo, accolti per far proseguire gli studi. Prima dei saluti ai fedeli di lingua italiana, Francesco ha espresso “vicinanza alla cara popolazione afghana” per il violento terremoto che l’ha colpita e “dolore e sgomento” per l’uccisione in Messico di due padri Gesuiti, Javier Campos Morales e Joaquin Cesar Mora Salazar, e di un laico assassinati mentre tentavano di difendere un uomo che cerava rifugio nella chiesa della comunità di Cerocahui, inseguito da una persona armata. “Quante uccisioni in Messico!”, ha esclamato Francesco: “Sono vicino con l’affetto e la preghiera alla comunità colpita da questa tragedia. Ancora una volta ripeto che la violenza non risolve in problemi, ma accresce le inutili sofferenze”. Anche il preposito generale dei Gesuiti, appena appreso della barbara uccisione, si era detto “scioccato e rattristato da questa notizia”. “I miei pensieri e la mia preghiera – aveva proseguito – sono con i Gesuiti in Messico e con la famiglia dell’uomo. Dobbiamo fermare la violenza nel nostro mondo e così tanta inutile sofferenza”.

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#Stopthewarnow torna in Ucraina

La Carovana della pace – 50 persone in rappresentanza di 175 organizzazioni – sarà a Odessa con 40 tonnellate di aiuti. Gratitudine per la presenza del vicepresidente Cei Savino

 

 

Anche la Conferenza episcopale italiana sarà presente, con il vicepresidente Francesco Savino, alla carovana della pace organizzata da #Stopthewarnow che il 25 giugno partirà alla volta di Odessa. 50 persone in tutto – in rappresentanza delle 175 organizzazioni che compongono la rete di #Stopthewarnow -, che raggiungeranno Odessa in un convoglio di 15 mezzi, portando 40 tonnellate di beni di prima necessità per la popolazione. Qui incontreranno i rappresentanti delle organizzazioni della società civile, le autorità religiose e quelle civili. La carovana si sposterà poi a Mykolaiv mentre sulla strada del ritorno farà tappa a Chișinău per incontrare l’arcivescovo cattolico della Moldavia Anton Coşa.

«Siamo grati alla Conferenza episcopale italiana per l’adesione alla carovana – dichiarano dal coordinamento -.  La partecipazione del vescovo rappresenta un fondamentale supporto all’azione di pace voluta da migliaia di italiani». L’iniziativa, in particolare, è coordinata da una cabina di regia composta dalla Comunità Papa Giovanni XXIII, Pro Civitate Christiana, Cgil, Focsiv, Aoi, Rete italiana Pace e Disarmo, Libera contro le mafie. Tra le associazioni aderenti: Nuovi Orizzonti, Arci, Legambiente, Focolarini, Mani Tese, Un ponte per. Una prima carovana della pace, ricordano, si era già svolta il 1° aprile scorso, destinazione: Leopoli. «In quell’occasione parteciparono 221 persone che portarono aiuti umanitari, incontrarono la società civile ucraina e al ritorno evacuarono 300 persone fragili e disabili – ricordano da #Stopthewarnow -. Da allora sono state organizzati altri otto viaggi umanitari promossi dalle associazioni italiane». Dall’inizio del conflitto, poi, in Ucraina sono presenti volontari della Comunità Papa Giovanni XXIII.

Fonte: RomaSette

Per tutte le info: info@roma-news.it

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