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Da Pausini a Pau Torres, a Tarquinia gli alpaca che piacciono anche ai vip

Michele Belli, titolare dell’allevamento «Piani della Marina»: Abbiamo cominciato nel 2015 con 11 animali, ora ne abbiamo 200, di loro ci si innamora perdutamente, creano dipendenza

Nel Comune di Tarquinia, in provincia di Viterbo, all’interno dell’azienda agricola «Piani della Marina» di Michele Belli, fondata dal padre Mario nel 1992, sorge il più grande allevamento italiano di alpaca. Grazie a oltre 600 ettari di terreno tra mandorleti e coltivazioni di foraggio, cereali e olio, Piani degli Alpaca è uno dei luoghi di maggior attrattività per famiglie nel Lazio. L’amore per gli alpaca è nato nel 2015 quando, navigando su internet, Belli scoprì questi animali esotici e decise di «andare all’estero a prendere informazioni». All’inizio «introducemmo 11 esemplari (come documentato sul sito ufficiale di Piani degli Alpaca); oggi abbiamo oltre 200 esemplari di alpaca huacaya di vario colore, accuratamente selezionati e provenienti dalle più importanti linee genetiche del mondo come Ep Cambridge, Snowmass, Accoyo, Shamarra, Stoneleigh, Kurrawa, Inca alpaca».

Gli animali provengono dalla Germania e dalla Nuova Zelanda, dove sono presenti i migliori allevamenti del mondo ma a breve arriveranno altri esemplari dagli Usa». L’azienda viterbese è un punto di riferimento per chiunque voglia conoscere gli alpaca da vicino: questi animali infatti sono sempre più scelti per la pet therapy o per le attività ludico-didattiche rivolte a bambini, famiglie e persone di ogni età. Negli ultimi mesi hanno fatto visita all’allevamento molte personalità del mondo dello spettacolo come Laura Pausini, Guendalina Tavassi, Rudy Zerbi e il calciatore della nazionale spagnola e del Villareal Pau Torres. Le principali attività offerte da Piani degli Alpaca sono le passeggiate nella natura e le visite guidate per conoscere la storia e le abitudini dei camelidi: durante le escursioni si possono scattare «foto e video per immortalare queste amorevoli creature». Controindicazioni? C’è il rischio concreto che, una volta conosciuti, ci s’innamori degli alpaca e non se ne possa fare più a meno: «Creano dipendenza».

L’obiettivo per il futuro è quello di «continuare a crescere come allevamento, in termini quantitativi e qualitativi, e confermarsi come punto di riferimento per allevatori di alpaca italiani e stranieri». Nei prossimi mesi verrà ampliata la linea dei servizi di «Piani della Marina» offrendo anche il servizio di ristorazione. E «creeremo una linea di abbigliamento con le fibre degli alpaca».

Fonte: Corriere Roma

Gli animali che non ti aspetti a Roma, dove al Foro passeggiano i granchi

A Villa Torlonia fino al 25 settembre la mostra “Biodiversità a Roma”: 32 foto dello zoologo Bruno Cignini e 11 acquerelli dell’illustratrice Eva Villa per scoprire come uccelli, lupi e perfino crostacei hanno fatto della capitale la loro casa

 

 

Le chele minacciosamente protese verso l’altro, il granchio reagisce all’obbiettivo del fotografo con il piglio di chi vuole scacciare un intruso, come a ribadire che questa è casa sua. In effetti, il crostaceo che lo zoologo Bruno Cignini ha immortalato nella zona archeologica del mercato di Traiano, vive in questa zona di Roma da quando lì passavano gladiatori (veri), matrone con la stola e plebei dalla tunica scura. L’immagine è tra le 32 esposte da oggi fino al 25 settembre nella Dipendenza della Casina delle Civette di Villa Torlonia per la mostra “Biodiversità a Roma”.

Insieme agli scatti di Cignini, divulgatore e docente di Conservazione e gestione della fauna urbana all’università Tor Vergata, per raccontare gli animali e gli ecosistemi della capitale ci sono anche 11 acquarelli dell’illustratrice Eva Villa. L’esposizione, curata da Gina Ingrassia, è promossa da Roma Culture, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali ed è realizzata da Pandion ed. & Inmagina con il patrocinio della Lipu/BirdLife Italia.

 

Gru in volo sul Tevere

Volpi, cinghiali e parrocchetti sono ormai quasi avvistamenti comuni, ma pensare che di sera nei mercati di Traiano dei granchi sbuchino da canalette e sotterranei fa davvero riflettere sull’unicità dell’ecosistema di Roma. “La mostra vuole appunto raccontare la ricchezza di biodiversità della città – spiega Cignini – le sue 22 aree naturali protette, le ville storiche, le aree archeologiche, fiumi e specchi d’acqua collegati in un reticolo con le periferie dalle vie consolari fanno sì che la città disponga di una serie di corridoi ecologi attraverso i quali gli animali si muovono meglio che altrove. Soprattutto, però, c’è la sua ricchezza di 45mila ettari di verde su 130mila ettari. In pratica i parchi di Roma sono tre volte la città di Torino”.

Cignini, che studia da tempo la fauna urbana, quantifica tale ricchezza: “All’interno dell’area del Grande Raccordo Anulare sono state censite 1300 specie vegetali, cioè quasi il 30% della flora italiana, 5.200 insetti e 80 specie di specie nidificanti. In più, come detto, questi corridoi ecologici rendono ancora più facile per gli animali opportunisti come cinghiali e volpi l’accesso alla città, dove trovano tutto: cibo, calore e sicurezza perché hanno meno predatori”. Ma i granchi del tempo dei romani? “Quando facevo il dirigente del Comune, alla fine degli anni Novanta, mi furono segnalati da chi lavorava nell’area archeologica. Abbiamo scoperto che si tratta di una popolazione relitta, discendente dei granchi di fiume che abitavano la zona al tempo dell’antica Roma”.

 

Gruccioni nel parco della Caffarella

“Di giorno non sono visibili, perché escono la sera dalle tane che hanno scavato nei sotterranei e intorno a un corso d’acqua interrato. Uno studio ci ha rivelato che come accade alle popolazioni che restano isolate, hanno sviluppato caratteristiche anatomiche di leggero gigantismo e hanno il carapace più grande rispetto alle popolazioni che vivono fuori dalla città. Di solito si nutrono di piccole chiocciole e insetti, ma adesso non disdegnano il cibo che cade dalle mani dei turisti”.

In fin dei conti, la storia del granchio non è dissimile da quella dei lupi, che adesso ci pare strano vedere vicino alla capitale, ma che a Roma ci sono sempre stati. “Non è un caso che la lupa sia il simbolo della città – dice Cignini – ora ne stanno arrivando di più perché seguono i cinghiali, che sono le loro prede di elezione. Ne abbiamo traccia nelle parti del Parco di Veio più vicine a Corso di Francia, ma nessuna paura, i lupi si tengono distanti dall’uomo, sono molto più pericolosi i cani randagi”.

 

 

La mostra a Villa Torlonia non è soltanto l’occasione per scoprire abitanti poco probabili di una grande città, è utile a conoscere le numerose specie animali presenti nei principali ambienti cittadini, avere indicazioni sulla loro distribuzione, le loro abitudini e il loro ruolo all’interno dell’ecosistema urbano, per una maggiore consapevolezza per la tutela della biodiversità e, più in generale, dell’ambiente. Per questo vengono forniti consigli sui comportamenti corretti da tenere in caso di incontro con la fauna urbana e sul metodo per attirarla con nidi e mangiatoie. A corredo della mostra ci sono poi una serie di attività didattiche, tra cui visite guidate, osservazione e birdwatching in villa, laboratori per bambini e per adulti realizzati in collaborazione con il Centro Recupero Fauna Selvatica LIPU Roma, Città del sole e Swarovski Optik Italia.

Fonte: La Repubblica

“Arte al guinzaglio”, il nuovo libro di Roberto Nicolucci con Eduardo Stoppa

 

Una storia dell’arte medioevale e moderna dal punto di vista degli animali? Neanche a dirlo: sarebbe il racconto per immagini più bello del mondo. Questo scoppiettante vademecum di uno storico e critico di vaglia come Roberto Nicolucci si mette dalla loro parte.
Da Giotto a quegli autentici storici d’arte di riflesso che sono i Pink Floyd non mancano, in queste pagine vergate con brio e passione, stimoli a riguardare cose, anche notissime, con occhi nuovi: come non hanno mancato di far notare, nel corso della presentazione di ieri nel salotto culturale Le Zifere in Palazzo De Sangro di Vietri tre testimonial: Edoardo Stoppa, giornalista di ineffabile verve, un esperto di comunicazione come Vincenzo Coppola e uno storico d’arte, appassionato di musica, come Stefano Causa.
Ha moderato l’incontro la giornalista e conduttrice televisiva Barbara Petrillo.
Com’era prevedibile, Stoppa ha subito rubato la scena agli altri, dichiarando: «Il grande pubblico mi conosce come il fratello degli animali. Per me è importante che siano tutelati e protetti. Puntare lo sguardo sugli animali nell’arte significa dargli tutto il valore che meritano. Per questo trovo il libro di Roberto Nicolucci geniale. La cosa che ha colpito di più, se devo essere sincero, è che questo libro rende la storia dell’arte un tema sdoganato, scollegandolo finalmente dall’ambiente istituzionale e accademico. Occorre tirare la storia dell’arte fuori dai musei. Quale modo migliore se non utilizzando delle presenze familiari a tutti, come gli animali?».
L’autore e editore, Roberto Nicolucci, ha aggiunto: «Dal cagnolino trecentesco degli affreschi della Cappella degli Scrovegni a Padova fino alla mucca in copertina di uno dei capolavori dei Pink Floyd, il serraglio è sempre aperto ed è pieno di incontri inaspettati. Lumachine, gatti e cavalli, cani e allocchi, asini raglianti e persino, nel bioparco quattrocentesco del pittore fiorentino Paolo Uccello, un drago da passeggio che accompagna la principessa in procinto di essere liberata da San Giorgio (benché non sembri esserne particolarmente ansiosa). Gli animali sono sempre benvenuti nei quadri e, spesso, ne sono protagonisti. Che io sappia nessun pittore li ha mai presi a calci o abbandonati sul ciglio di una strada. D’altronde ci raccontano tante cose anche su chi li ha dipinti e qualche volta ci aiutano a stare meglio al mondo. Sono cresciuto in una casa dove gli animali sono stati trattati come persone di famiglia e spesso mi chiedo se mettersi alla loro altezza, come nella foto di Elliott Erwitt, equivalga a stare meglio con sé stessi e, dunque, anche con gli altri. Abbiamo bisogno degli animali. Anche per questo mi è parso naturale sostenere con una donazione la meritoria iniziativa di Nicole Berlusconi che, con l’associazione no–profit Progetto Islander, s’interessa del recupero di cavalli maltrattati. Io non so – ha concluso Nicolucci – se l’amore per gli animali mi abbia sollecitato e solleticato a guardare meglio quelli dipinti o scolpiti, dai cavalli di Piero della Francesca al cane in bronzo di Giacometti, ma sospetto che i quadri mi abbiano fatto capire una o due cose sugli animali che ancora non sapevo. Poi, certo, se da queste pagine che ho scritto – divertendomi io per primo – sono riuscito a far passare anche qualcosa, o molto, di questo mio rapporto, beh, questo saranno i lettori a deciderlo!».
A coronamento della presentazione, è parso a tutti di buon auspicio il videomessaggio di Nicole Berlusconi che ha inviato un saluto affettuoso e riconoscente. «Volevo ringraziare di cuore Roberto per la donazione che sarà di grande aiuto a tutti i cavallini che recuperiamo e lo ringrazio anche per questo meraviglioso libro che leggerò in questi giorni», ha dichiarato Nicole Berlusconi, abbracciando un magnifico cavallo bianco che non avrebbe certo sfigurato tra i medaglioni pittorici scelti da Nicolucci per Arte al guinzaglio.

Fonte: Il Roma

Il cane Nina dopo una vita di fedeltà come “premio” finisce in canile

Nina è passata dall’amore all’abbandono. Lei, un incrocio femmina di Pastore tedesco di circa 10 anni, ha visto venir meno il suo proprietario ed è finita in canile. 

 

 

Quando infatti il proprietario, che le voleva un bene dell’anima, è morto prematuramente, nessuno si è potuto/voluto più occupare di lei e così Nina è finita in canile. Dopo aver vissuto da cucciola felice ed amata questa anima gentile e delicata si e ritrovata di colpo in un canile, privata di qualsiasi riferimento affettivo e spazio temporale che conosceva.

E così, giorno dopo giorno, la casa di Nina è diventa un box di cemento, troppo freddo d’inverno e troppo caldo d’estate, con sempre meno possibilità di quel movimento di cui lei avrebbe bisogno come tutti i cani come lei che cominciano un po’ a mostrare i primi acciacchi dovuti all’età.

Ma nonostante tutto questo, nonostante la fedeltà tradita e i disagi fisici, Nina continua a mostrarsi un cane bravissimo con le persone, anche con i bambini con cui è cresciuta, equilibrata, diligente al guinzaglio. L’unico dubbio rimane il rapporto che potrebbe avere con i gatti, i volontari la testeranno.

Si trova in provincia di Roma e si affida vaccinata, chippata e sterilizzata in tutto il centro e nord Italia. Nell’annuncio si ricorda che sono necessari la «compilazione del questionario preaffido, il colloquio conoscitivo e la firma sui relativi moduli di pre e post affido a persone disposte a mantenere nel tempo i rapporti con i volontari che la stanno seguendo. NO SOLO GIARDINO ma solo come vero e proprio membro della famiglia. Per info giovannariccardelli@gmail.com 329/2421255».

Fonte: La Stampa

Per tutte le info: info@roma-news.it

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