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Roma: ai Fori Imperiali elefanti e bandiere Pci per il film di Moretti

La celebre strada ai piedi del Colosseo ha ospitato martedì il set di “Il sol dell’avvenire”

Turisti e romani si godono lo spettacolo. Passano le scolaresche. Troppo difficile mascherare, nonostante le schermature, le scene del nuovo film di Nanni Moretti. Addirittura ci sono gli elefanti nella scena ripetuta almeno quattro volte. Su uno di questi ci sono Barbora Bobulova e Silvio Orlando.

Fonte: Corriere della Sera

Dams Music Festival: a Roma con Piotta, Beppe Vessicchio e Greta Panettieri

Un appuntamento che unisce la formazione universitaria, la ricerca e lo spettacolo dal vivo, che attraversa i generi musicali e le generazioni: nasce il DAMS Music Festival, ideato da Luca Aversano e organizzato dalla Fondazione Roma Tre Teatro Palladium e dal Collegio didattico DAMS del Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo dell’Università Roma Tre, dal 10 al 14 maggio al Teatro Palladium (ingresso gratuito).

Dalla musica per il teatro a quella per il cinema, dai mestieri della musica alle grandi trasformazioni del mercato musicale, fino ai diritti connessi. Il DAMS Music Festival intende costruire e rappresentare un’area interattiva tra le dimensioni della ricerca, della formazione e della creazione/produzione nel campo della musica, con particolare attenzione al ruolo della scuola, dell’università e delle istituzioni culturali. Cinque giorni di incontri, workshop, concerti e spettacoli in cui artisti e giovani promesse, istituzioni culturali e docenti provenienti da numerosi DAMS italiani si confrontano per discutere e fare il punto, insieme, su temi e argomenti legati alla posizione della musica nelle università e nelle istituzioni scolastiche, al ruolo del compositore nella società contemporanea, alle questioni relative all’organizzazione e gestione del sistema produttivo dello spettacolo. Momenti di studio e approfondimento si affiancano a momenti dedicati alla musica dal vivo con il live gratuito dell’artista e produttore romano Piotta, i ritmi sofisticati e i virtuosismi jazz di Greta Panettieri, i concerti della Roma Tre Jazz Band e del pianista Claudio Berra. La data che segna l’inizio dei lavori è martedì 10 maggio ore 18 con l’incontro Comporre musica per il teatro oggi: i compositori Francesco Antonioni, Matteo D’Amico, Lucio Gregoretti e Marcello Panni dialogano con i docenti Luca Aversano, Gianluigi Mattietti e Matteo Giuggioli. Alle 21 segue la rappresentazione de La bicicletta di Bartali, melologo tratto dal celebre romanzo di Simone Dini Gandini sul campione del ciclismo Gino Bartali, su libretto del Maestro Marcello Panni con la voce recitante di Anna Nogara, il soprano Patrizia Polia ed eseguito dall’ Ensemble Roma Sinfonietta. Il festival prosegue mercoledì 11 maggio ore 17 con la presentazione del concorso rivolto agli studenti dei DAMS italiani per la realizzazione di un cortometraggio a tema musicale che verrà premiato nell’ambito della prossima edizione del Premio Movie to Music, che valorizza e celebra i migliori film di argomento musicale. Ospite dell’appuntamento il compositore Michele Braga, autore tra gli altri delle colonne sonore dei film Lo chiamavano Jeeg Robot e Freaks Out di Mainetti. Segue il talk La musica e il mercato digitale: il critico musicale Giovanni Vacca e la docente Marta Perrotta dialogano sulle trasformazioni del mercato musicale nell’era digitale insieme al rapper e produttore discografico Tommaso Zanello, detto “Piotta”. Alle 20 La Grande Onda Showcase con le esibizioni di Piotta, Medium e Alessandro Proietti.

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Al MAXXI la mostra di Gianni Berengo Gardin

Settant’anni di Italia per immagini dal dopoguerra fino a noi, tra fotogiornalismo, ritratti, street-photography e paesaggio. Al MAXXI di Roma la mostra Gianni Berengo Gardin. L’occhio come mestiere, dal 4 maggio al 18 settembre 2022

Oltre 200 scatti del fotografo Berengo Gardin (Santa Margerita Ligure, 1930), maestro del bianco e nero, con alcuni inediti, presentati senza un ordine cronologico. Il titolo della rassegna richiama L’occhio come mestiere, un’antologia di immagini del 1970, testimone dell’importanza che per lui ha sempre rivestito lo sguardo. Non è un caso che la carriera del maestro ligure si affermi proprio tra gli anni ’50 e ’60, quegli anni cioè, nei quali fermentò in Francia l’École du regard, una corrente culturale poi dilagata in Italia sotto il nome di Poetica dello sguardo.

Il desiderio letterario e artistico era quello di simulare un intervento sulla realtà proprio attraverso la macchina da presa, con descrizioni minute di oggetti ed esterni. Ogni forma captata e riprodotta si riduce alla funzione dell’occhio, con uno sguardo artistico che, in ogni sua declinazione, mira ad avvicinarsi a quello della fotografia.

Il percorso della mostra – che si tiene nella struttura dell’extra MAXXI – comincia già lungo le scale che conducono alla sala espositiva, con gli interventi di Martina Vanda. Ispirandosi ad alcune foto di Berengo Gardin, l’artista apporta sulle pareti illustrazioni in bianco e nero, richiamandone l’elegante approccio narrativo.

Ciò che contraddistingue la fotografia del maestro è innanzitutto la coerenza della visione: le immagini raccontano dei fatti, che sia qualcosa da contestare o di cui sorridere. Abbondano le foto documentaristiche che narrano di battaglie come quella contro le Grandi Navi a Venezia o come quella a favore della legge Basaglia. Risale al ‘68 l’indagine Morire di classe, condotta dal maestro insieme a Carla Cerati, per documentare le condizioni all’interno degli ospedali psichiatrici in diversi istituti italiani che contribuì all’approvazione della chiusura dei manicomi nel 1978.

Quelli di Berengo Gardin sono: “racconti fotografici in cui l’uomo è colto nella sua dimensione sociale, politica e poetica” commenta Giovanna Melandri, Presidente della Fondazione MAXXI.

Nella coerenza della sua visione, ai reportage si alternano fotografie scattate con occhio divertito. È il caso della Napoli degli anni Sessanta tra scugnizzi attaccati al tram e negozi di scarpe arrangiati negli appartamenti; è il caso degli ingenui murales genovesi dell’87 in cui si legge la scritta: “dolcini ai poverini, sampagne al popolo” o del coro di ex-mondine immortalato nel ’98. Con occhio incuriosito invece è testimoniata la vita corale dei Rom, tra feste e cerimonie.

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Giorgia Soleri: io Signorina Nessuno e Icaro

Primo libro di poesie della modella e influencer

GIORGIA SOLERI, ”LA SIGNORINA NESSUNO” (VALLARDI, PP.208.16,00 Euro).
    ”Chi è la signorina Nessuno? Era in principio un alter ego per scrivere di Damiano (Ndr. David, frontman dei Maneskin) quando la nostra relazione era ancora riservata, poi ha preso una sua dimensione, è diventata una persona vivente ed era il mio modo per distaccarmi da quello che provavo, per guardalo dall’esterno e comunicarlo. E’ un universo”. Ora la ”La signorina Nessuno” è il titolo del primo libro di poesie di Giorgia Soleri, 26 anni, modella, influencer, ”femminista guastafeste”, come si definisce lei. Ma anche attivista impegnata nella battaglia per fare chiarezza sulla malattia che l’ha tormentata, l’endometriosi, ed ora promotrice della proposta di legge per il riconoscimento di vulvodinia e neuropatia del pudendo nei Livelli essenziali di assistenza del Sistema sanitario nazionale. Una battaglia di cui Damiano, con cui ha una relazione da ben 8 anni, si è schierato al suo fianco.
    Il dolore è uno dei temi portanti del resto di questo bel libro di versi – arricchito dalle illustrazioni di Emma Passarella – in cui le problematiche che affliggono ragazzi e ragazze ci sono tutte: autolesionismo, anoressia, suicidio, anche l’aborto, insomma il disagio emotivo in tutte le sue forme. ”’In tante cose la vita è stata magnanima con me – racconta Giorgia, in versione acqua e sapone e dal sorriso dolcissimo – però mia mamma dice che per le persone l’amore a 5 anni o a 50 è diverso perchè è diversa la consapevolezza che hai di te, ma il dolore è sempre uguale. Non c”è gerarchia del dolore. E scrivere è un modo per esprimerlo in una società che ci vuole iperproduttivi ed ha perso la capacità di metabolizzarlo”. Dolore fisco ma anche disagio sociale che sembra tanto simile a quello di artiste come Frida Kahlo ad Antonia Pozzi, che pure combattevano i limiti che sentivano venire dal loro essere donne. Non è cambiato nulla dagli anni Venti? ”Non siamo a questo punto – dice con passione – anche e soprattutto grazie alle battaglie delle donne e delle femministe. Anche se non siamo al punto in cui avrebbero pensato loro di arrivare 50 anni dopo. Io sono cresciuta con le ninnananna delle suffraggette che mi cantava mia madre per addormentarmi, e vedo anche non volendo con una lente femminista che mette in luce le criticità rispetto alla parità di genere. Essere femminista è riuscire a vedere il proprio privilegio – sono una donna bianca di famiglia borghese – ma insieme schemi di oppressione e intersezioni tra le oppressioni che ci sono e permangono”. Madre che nomina spesso e a cui dedica il libro e una poesia commovente: ””Cosa vuoi essere da grande?/ Chiedono a me le signore/”Mia madre”/ dico io”.
 

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