the-band

THE BAND: VERDONE, NANNINI E ASIA ARGENTO BATTEZZANO IL PRIMO TALENT SOLO DI GRUPPI MUSICALI

Parte in prima serata il nuovo programma musicale di Rai 1, ideato e condotto da Carlo Conti . Scopriamo da chi è formata la giuria dello show, i tutor, le band in gara. E perché tutti vogliono partecipare, anche se non si vince nulla…

Il nuovo programma televisivo di Rai 1 si chiama The Band e andrà in onda a partire da venerdì 22 aprile con la conduzione di Carlo Conti. Alla base dello show ci saranno 8 gruppi selezionati tra le oltre duemila candidature ricevute. I partecipanti dovranno cimentarsi con diversi generi musicali e prepararsi per le esibizioni live.

THE BAND: TUTOR E GIURIA DEL PROGRAMMA DI RAI 1

Il programma The Band è un format ideato dallo stesso Carlo Conti. Coinvolge in veste di tutor diversi musicisti e volti noti del mondo dello spettacolo. Tra questi Giusy Ferreri, Irene Grandi, Dolcenera. Federico Zampaglione, Marco Masini, Francesco Sarcina. Rocco Tanica, Enrico Nigiotti.

La giuria, invece, è affidata a Carlo Verdone, Gianna Nannini e Asia Argento. Mentre per quello che riguarda gli “stacchi” comici ci saranno i BoilerFederico Basso e Davide Paniate.

COSA SI VINCE?

La peculiarità di questo programma musicale è che non si vince nulla. Esatto. Niente soldi, niente contratti discografici. Solo il prestigio di potersi esibire in prima serata su Rai 1 e sperare di piacere ed essere apprezzati dai telespettatori.

Le esibizioni non si terranno in uno studio televisivo. Bensì nel teatro “Verdi” di Montecatini Terme dove sarà presente anche un pubblico “vero” per dare quel senso di collettiva partecipazione a un evento live.

LE BAND IN GARA DELLA PRIMA PUNTATA

Prima di arrivare ad ascoltare le 8 band che accompagneranno il pubblico televisivo in tutte la fasi del programma ci sarà una selezione tra le 16 band arrivate fino alla prima puntata. Eccole qui sotto:

Emilia Romagna: RIFLESSO (Ferrara) JF BAND (Parma)

Friuli:
LIVING DOLLS (Udine)

Lazio:
ACHTUNG BABIES (Roma) ISOLADELLEROSE (Roma) GEMINI (Anagni)

Lombardia:
CHERRY BOMBS (Milano)

XELA UNPLUGGED (Gallarate) DAN E I SUOI FRATELLI (Milano) SILENT PROJECT (Milano)

Marche:
N’ICE CREAM (Venarotta, AP)

Piemonte:
MONS (Collegno, TO)

ANXIA LYTICS (Tortona, AL)

Puglia:
LA CHIAMATA D’EMERGENZA (Bari)

Toscana:
ROJABLORECK (Massa Carrara)

Veneto:
KELLER BAND (Padova)

Fonte: Style Magazine

Laser, computer e 4K, il cuore hi-tech del planetario di Roma

Viaggiare in un cosmo virtuale che nasce in tempo reale

Trecento metri quadri di schermo emisferico, 4 computer dedicati, 2 video proiettori laser a 4K, un software avanzatissimo e un sistema audio 5+1: è questo il cuore hi-tech del rinnovato Planetario di Roma, finalmente riaperto dopo otto anni.

Le nuove tecnologie che permettono adesso di visualizzare e ricostruire in tempo reale qualsiasi dettaglio del cosmo in meravigliosi viaggi guidati dal vivo dal personale scientifico del planetario.

“La tecnologia del Planetario di Roma rappresenta lo stato dell’arte oggi disponibile”, ha detto Gianluca Masi, astronomo del planetario. “L’avanzatissimo software Sky Explorer e i computer dedicati consentono di visualizzare tutto in tempo reale.

Non si tratta infatti di video, ma tutto viene generato in tempo reale come una sorta di replica di incredibile realismo”. Una soluzione che permette anche di incorporare tutti gli ultimi aggiornamenti cosmologici, che siano asteroidi, comete fino a galassie, buchi neri o supernovae, che vengono riprodotti esattamente nello spazio in cui si trovano realmente, nella direzione e alla distanza giusta dalla terra che siano all’interno o all’esterno della nostra galassia o fuori dalla galassia.

“Così i 98 visitatori – ha aggiunto Masi – potranno viaggiare letteralmente tra i corpi celesti, esplorare la superficie di Marte o attraversare gli anelli di Saturno. Tutto con il massimo realismo perché ogni dettaglio corrisponde a una precisa osservazione scientifica che ha permesso di conoscere quell’elemento quel dettaglio che poi il planetario offre esteticamente con assoluta precisione scientifica”.

Ad arricchire questa unicità c’è poi la componente umana, una squadra di astronomi divulgatori composta da Gabriele Catanzaro, Giangiacomo Gandolfi, Stefano Giovanardi e Gianluca Masi, che in ogni spettacolo ha il ruolo chiava di guida e narratore, rigorosamente dal vivo.

“Il Planetario di Roma non puo’ non tener conto di esser proprio a Roma, che nella sua lunga storia ha sempre attinto e guardato con grande attenzione al cielo. La civilta’ romana e’ ricca riferimenti preziosi proprio al cielo stellato e non possiamo prescinderne” dice Masi, collegato a distanza durante l’apertura, perche’ malato. “Ci serviamo di tecnologie al top: 300 metri quadri di schermo emisferico, 4 computer dedicati, 2 video proiettori laser a 4K, un software avanzatissimo e un sistema audio 5+1”, aggiunge.

“Quel che si vede al planetario e’ un’unicita’ , quel che si vede non sono filmati preregistrati ma linee di script che si trasformano in immagine con un grande lavoro registico” precisa Catanzaro. Quello andato in scena oggi in anteprima per la stampa e’ lo spettacolo di apertura ma sono in programma gia’ nuovi spettacoli, a partire da uno dedicato ai pianeti e uno per i bambini. “Vorremmo – spiega Catanzaro – che come in un teatro ci sia un vero cartellone di spettacoli”.

“Il Planetario – dice Giovanardi – e’ una risorsa al servizio della citta’ per raccontare qualunque cosa, scientifica ma artistica. Sulla cupola digitale full dome oltre alle stelle possiamo indagare molecole, particelle o anche un osso di un dinosauro. Potremmo considerarla una specie di casa della scienza e delle arti. Mi piace sottolineare come la funzione sociale di raccontare anche la crisi climatica che e’ uno dei temi che ci coinvolgono tutti”.

Fonte: Ansa

Giornata del libro. Zingaretti: dalla regione Lazio 800mila euro

A fondo perduto, per librerie indipendenti e piccole case editrici

“Festeggiamo la giornata mondiale del libro con un nuovo bando a sostegno della lettura e della cultura”, così il Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti ha annunciato il contributo a fondo perduto a sostegno di librerie indipendenti e piccole case editrici, per il finanziamento di progetti di promozione e diffusione della lettura, che sarà pubblicato martedì 3 maggio. “La cultura e la conoscenza sono lo strumento più efficace per promuovere saggezza e quindi per costruire un futuro migliore – ha continuato Zingaretti – con questi finanziamenti a fondo perduto vogliamo sostenere le librerie indipendenti e le piccole case editrici che in questi ultimi anni hanno sofferto in modo particolare”.

“I libri servono a conoscere, a comprendere, aiutano a sviluppare dialogo; celebriamo la giornata mondiale del libro con questo secondo bando a sostegno delle piccole case editrici e delle librerie indipendenti che si aggiunge ai contributi a fondo perduto per micro, piccole e medie imprese di proprietari o gestori di librerie indipendenti che abbiamo presentato a marzo” ha dichiarato Paolo Orneli, assessore regionale allo Sviluppo Economico, Commercio e Artigianato, Ricerca e Università, Startup e Innovazione.

Visto il perdurare delle difficoltà economiche e sociali dovute all’emergenza pandemica, la Regione Lazio ha messo in campo diverse iniziative a sostegno delle librerie indipendenti, come il bando Cinema, Teatri e Librerie che destina un milione di euro alle librerie indipendenti del Lazio. In più, martedì 3 maggio pubblicherà un nuovo bando con un contributo a fondo perduto di 764.551 euro a favore sempre di librerie indipendenti e piccole case editrici.

Fonte: Askanews

Il sogno di Gianni Rodari per i bambini ucraini: riaccendere la luna nel cielo di Kiev

Una filastrocca di 70 anni fa diventa virale in questi giorni di guerra e si trasforma in un libro illustrato da Beatrice Alemagna. Tutti i proventi alla Croce Rossa Italiana

“Chissà se la luna
di Kiev
è bella
come la luna di Roma,
chissà se è la stessa
o soltanto sua sorella…

“Ma son sempre quella!
– la luna protesta –
non sono mica
un berretto da notte
sulla tua testa!

Viaggiando quassù
faccio lume a tutti quanti,
dall’India al Perù,
dal Tevere al Mar Morto,
e i miei raggi viaggiano
senza passaporto”.

All’inizio di marzo, il più crudele dei mesi, una poesia di Gianni Rodari è rispuntata dall’oblio. Nel forsennato tam tam digitale “La luna di Kiev” ha ripreso a brillare come una piccola preghiera. Rodari la scrisse nel 1955 e la pubblicò con Einaudi nel 1960 in un libro intitolato Filastrocche in cielo e in terra. Era quello il tempo della guerra fredda, del ritorno della paura, della corsa agli armamenti Chissà quale fu la suggestione che spinse lo scrittore ad immaginare una notte in Ucraina, una notte in cui la luna può e sa essere bella da Roma al Perù “senza passaporto”.

Pochi versi, deliziosi e potenti, per un inno di fratellanza più attuale che mai. Rodari era un uomo di pace, e per questo amava i bambini e detestava i generalissimi. Così “La luna di Kiev” oggi è risorta lungo le rive del fiume Dnepr, tra le strade insanguinate di Bucha e Kharkiv, nel cielo nero che vomita morte a Kramatorsk e Mariupol. Una luna che è diventata segno di speranza a dispetto delle atrocità della guerra. Una luna piena, benevola, accogliente per un libro appena uscito, illustrato dalla mano leggiadra e sognante di Beatrice Alemagna per Einaudi Ragazzi. Tutto il ricavato delle vendite sarà devoluto alla Croce Rossa Italiana proprio per far fronte all’emergenza Ucraina.

Dietro questa storia di per sé già “bella e buona”, ne scorre un’altra, una minuscola coincidenza magica che tanto sarebbe piaciuta all’autore di Omegna. Rodari era un giornalista dell’Unità, fu cronista, inviato e capo delle culture proprio come la sottoscritta. Anche Beatrice Alemagna ha lavorato per il quotidiano di Antonio Gramsci inventando per il giornale allora diretto da Concita De Gregorio una creatura che saltabeccava tra editoriali e articoli importanti: la Piccoletta. Alemagna, che ha molto del talento di Rodari nel comunicare con i bimbi, la descriveva così: “Come tutti i bambini, Piccoletta esita, dubita, non capisce e dice cose ingenue, viste dal suo sguardo incuriosito, incapace di analizzare le cose con sicurezza. Eppure, nella confusione del mondo in cui vive, è una bambina decisa e piena di fantasia”. Ce ne vuole oggi di fantasia, e bei sentimenti, e coperte morbide come carezze, coperte puntellate di stelle per far fronte a questo tempo infelice.

Gianni e Beatrice insieme sono una coppia fantastica, “fanno lume a tutti quanti”, e questa è la seconda volta in cui Alemagna mette i colori alla voce di Rodari. Era già accaduto con l’albo “A sbagliare le storie”, altro libro dedicato ai piccini, ma ottimo come antidoto per le amarezze degli adulti dove un Cappuccetto giallo incontra in un bosco, pensate un po’, una giraffa (o forse era un cavallo? Chissà).

Rodari arriva nella redazione milanese dell’Unità dopo un percorso all’interno dell’Azione Cattolica: è il 1950. Una decisione, la sua, che gli costerà perfino la scomunica della Chiesa. E’ bravo, brillante, sa raccontare le storie al punto che viene chiamato a Roma da Giancarlo Pajetta per fondare e dirigere il Pioniere, il “Settimanale di tutti i ragazzi d’Italia”. Come riporta Paolo Fallai in un articolo su Treccani Magazine dal titolo fulminante (“Il comunista mangiato dai bambini”) Gianni “elabora il suo linguaggio giornalistico: da una parte dando voce alla rivolta etica contro il non detto, il taciuto, il nascosto del recente passato fascista; dall’altra rivolgendosi ad una platea di lettori che vive la ritrovata libertà come passione e sete di partecipazione e conoscenza dopo anni di arsura ignorante”. E’ una palestra formidabile quella dell’informazione quotidiana. Ed è qui che il cronista diventerà il più noto, capace, acclamato narratore per i piccoli. Lo confesserà lui stesso, in un’intervista: «Sono diventato scrittore per bambini per caso. È stata una necessità professionale in una pagina domenicale del giornale dove lavoravo, serviva qualcosa per i bambini. È così che incominciai a scrivere racconti ed è stata una scoperta anche per me stesso, che poi mi ha interessato spingendomi a capire che mestiere era, che senso aveva».

Fallai cita Carmine De Luca che ha studiato il Rodari giornalista e che annota: «egli mostra evidente il gusto di raccontare: concepisce il giornalismo come racconto. (…) Siamo praticamente ai confini tra giornalismo e fiaba senza che nessuno si senta tradito. Il gusto di raccontare è la cerniera tra cronaca e invenzione fantastica». Lo scrittore usa le pagine del quotidiano (prima l’Unità, poi Paese Sera) per parlare ai ragazzi di guerra, di razzismo, di democrazia, di liberta. Ed è profetico, chiaroveggente, mirabile. Per questo oggi rileggere “La luna di Kiev”, quasi 70 anni dopo, è un’emozione e un gesto di pace sovversivo. Leggere una filastrocca da dedicare ai bambini, prime vittime delle follie venefiche dei grandi. Riprendiamoci il cielo, restituiamolo ai piccoletti. Come cantava Claudio Lolli: “Siamo noi a far bella la luna”. Soprattutto quella che anche stanotte brillerà in Ucraina.

Fonte: Tiscali Cultura

Per tutte le info: info@roma-news.it

 

 

 

Like (1)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.