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Le reazioni in Italia, Draghi: “Una splendida notizia per l’Europa”

In molte dichiarazioni si sottolinea la vittoria della linea europeista

Molte le reazioni in Italia alla rielezione di Emmanuel Macron come presidente della Repubblica francese.

“La vittoria da parte di Emmanuel Macron nelle elezioni presidenziali francesi è una splendida notizia per tutta l’Europa. Italia e Francia sono impegnate fianco a fianco, insieme a tutti gli altri partner, per la costruzione di un’Unione Europea più forte, più coesa, più giusta, capace di essere protagonista nel superare le grandi sfide dei nostri tempi, a partire dalla guerra in Ucraina. Al Presidente Macron vanno le più sentite congratulazioni del Governo italiano e mie personali. Siamo pronti da subito a continuare a lavorare insieme, con ambizione e determinazione, al servizio dei nostri Paesi e di tutti i cittadini europei”. Lo ha detto il presidente del Consiglio, Mario Draghi.

“Congratulazioni a Emmanuel Macron per la vittoria alle elezioni presidenziali francesi. Sono certa che Francia e Italia unite continueranno ad essere protagoniste delle grandi sfide internazionali che abbiamo davanti. Buon lavoro Presidente”. Lo scrive su Twitter la presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati.

“Congratulazioni sincere a Emmanuel Macron, rieletto Presidente della Repubblica francese. L’impegno per un’Europa sempre più unita e protagonista a livello politico deve essere comune: su questo Italia e Francia possono svolgere un ruolo decisivo”. Così il presidente della Camera, Roberto Fico, su Twitter.

Un grande giorno per l’Europa. Grazie al voto dei francesi, siamo tutti, insieme, più forti”. Così il segretario del Pd, Enrico Letta, ha commentato in un tweet in francese la vittoria di  Macron. “Hanno perso l’antieuropeismo, Putin, e il sovranismo nazionalista. Ora, con questa successo di Macron, l’Europa, rafforzata, può agire meglio per proteggere il potere d’acquisto dei suoi cittadini e imporre a Putin la fine della guerra”. 

“Complimenti Marine! Sola contro tutti, determinata, coerente e sorridente, hai raccolto il voto di 13 milioni di Francesi, una percentuale mai vista in passato. Avanti insieme, per un’Europa fondata sul lavoro, sulla famiglia, sulla sicurezza, sui diritti e sulla libertà”. Lo dice il leader della Lega, Matteo Salvini, parlando delle elezioni in Francia.

“Congratulazioni e buon lavoro al Presidente Emmanuel Macron per la riconferma alla guida della Francia. Le sfide sono molteplici ed è importante che non abbia vinto una destra di ispirazione xenofoba, che specula sui problemi senza essere capace di offrire soluzioni adeguate”. Lo scrive su Twitter il presidente del M5s, Giuseppe Conte.

“I francesi hanno scelto: vince in modo netto Macron. Una bella notizia per l’Europa, e anche per l’Italia. Adesso Ue determinata per cercare una via d’uscita al conflitto in Ucraina, e per costruire sempre più un’unità politica, economica, e di difesa”. Lo scrive su Twitter Mariastella Gelmini, ministro per gli Affari regionali e le autonomie e dirigente di Forza Italia.

“Complimenti al Presidente Macron. Una vittoria schiacciante, una bellissima pagina di speranza per la Francia e per l’Europa. Orgogliosi di stare con lui fin dall’inizio”. Così Matteo Renzi, leader di Italia Viva, su Twitter.
Fonte: RaiNews

Ucraina, Papa Francesco: “Rinnovo l’appello per una tregua pasquale”

Il pontefice lo ha dichiarato nel corso della sua omelia nella messa della Divina Misericordia: “Si arresti l’attacco per venire incontro alle sofferenze della popolazione stremata”. Papa Francesco non ha presieduto a causa di un dolore al ginocchio destro dovuto a un’infiammazione ai legamenti e ha parlato seduto su una poltrona nelle vicinanze dell’Altare centrale della Confessione

“Rinnovo l’appello a una tregua pasquale, segno minimo e tangibile di una volontà di pace. Si arresti l’attacco per venire incontro alle sofferenze della popolazione stremata”. Lo ha detto Papa Francesco al Regina Caeli a proposito del conflitto in Ucraina. Secondo la Gendarmeria vaticana, alla recita in Piazza San Pietro erano oggi presenti circa 40mila fedeli. Lo comunica la sala stampa della Santa Sede.

Il problema di salute del pontefice

Pur senza presiedere la messa nella Domenica della Divina Misericordia a causa di un dolore al ginocchio destro dovuto a un’infiammazione ai legamenti, il pontefice ha parlato durante la liturgia nella Basilica di San Pietro entrando nella Basilica senza indossare i paramenti liturgici e accompagnato a sedersi su una poltrona nelle vicinanze dell’Altare centrale della Confessione, per via dell’evidente difficoltà a camminare e procedendo a piccoli passi. A presiedere al suo posto è stato l’arcivescovo Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio della Nuova evangelizzazione. Negli ultimi tempi, per questo problema il pontefice ha dovuto rinunciare a diversi impegni.

Papa Francesco: “È triste che le armi prendano il posto della parola”

“Proprio oggi ricorrono due mesi dall’inizio di questa guerra – afferma il pontefice al Regina Caeli – che anziché fermarsi si è inasprita. È triste che in questi giorni che sono i più santi e solenni per tutti i cristiani si senta più il fragore mortale delle armi anziché il suono delle campane che annunciano la Resurrezione. Ed è triste che le armi stiano sempre più prendendo il posto della parola”. “Ci si fermi, obbedendo alle parole del Risorto, che il giorno di Pasqua ripete ai suoi discepoli: pace a voi, pace a voi” ha detto il pontefice rivolgendosi ai fedeli riuniti in Piazza San Pietro. “A tutti chiedo di accrescere la preghiera per la pace e di avere il coraggio di dire e di manifestare che la pace è possibile”, ha proseguito Francesco. “I leader politici per favore ascoltino la voce della gente, che vuole la pace, non l’escalation del conflitto”, ha aggiunto.

“Auguri per Pasqua ortodossa, basta barbarie di guerra”

Il Papa ha ricordato che “oggi varie Chiese orientali cattoliche e ortodosse e anche diverse comunità latine celebrano la Pasqua secondo il calendario giuliano. Noi l’abbiamo celebrata domenica scorsa secondo il calendario gregoriano”. “Porgo loro i miei auguri più cari – ha detto ancora -. Cristo è risorto, è risorto veramente. Sia lui a colmare di speranza le buone attese dei cuori. Sia lui ad donare la pace, oltraggiata dalla barbarie della guerra”.

“Saluto partecipanti a marcia Perugia-Assisi

“Saluto e ringrazio i partecipanti alla marcia straordinaria Perugia-Assisi – ha detto – per la pace e la fraternità che si svolge oggi, come pure quanti vi hanno aderito dando vita ad analoghe manifestazioni in altre città d’Italia”.

“In Camerun pace vera e duratura, cessino violenze”

Il pontefice ha aggiunto ancora: “Oggi i vescovi del Camerun compiono con i loro fedeli un pellegrinaggio nazionale al santuario mariano di Marienberg per riconsacrare il Paese alla Madre di Dio e metterlo sotto la sua protezione. Pregano in particolare – ha proseguito – per il ritorno della pace nel loro Paese che da più di cinque anni in varie regioni è lacerato dalla violenze”. “Leviamo anche noi la nostra supplica insieme ai fratelli e alle sorelle del Camerun – ha esortato il Pontefice – affinché Dio, per intercessione della Vergine Maria, conceda presto una pace vera e duratura a questo amato Paese”.

L’omelia: “Condividere pane misericordia con chi ci sta accanto”

“Fratelli, sorelle, ciascuno di noi ha ricevuto nel Battesimo lo Spirito Santo per essere uomo e donna di riconciliazione – ha spiegato invece nell’omelia della messa -. Quando sperimentiamo la gioia di essere liberati dal peso dei nostri peccati, dei nostri fallimenti; quando sappiamo in prima persona che cosa significa rinascere, dopo un’esperienza che sembrava senza via d’uscita, allora bisogna condividere con chi ci sta accanto il pane della misericordia”. “Sentiamoci chiamati a questo – ha sottolineato il Pontefice -. E chiediamoci: io, qui dove vivo, io in famiglia, io al lavoro, nella mia comunità, promuovo la comunione, sono tessitore di riconciliazione? Mi impegno per disinnescare i conflitti, per portare perdono dove c’è odio, pace dove c’è rancore? O io cado nel mondo del chiacchiericcio, che sempre uccide, sempre”. “Gesù cerca in noi dei testimoni davanti al mondo di queste sue parole: Pace a voi! Ho ricevuto la pace e la do all’altro”, ha aggiunto.

“Prendendoci cura delle piaghe del prossimo rinasce in noi speranza”

“La misericordia di Dio, nelle nostre crisi e nelle nostre fatiche, ci mette spesso in contatto con le sofferenze del prossimo”, ha detto ancora Papa Francesco. “Pensavamo di essere noi all’apice della sofferenza, al culmine di una situazione difficile, e scopriamo chi, rimanendo in silenzio, sta passando periodi peggiori – ha osservato nell’omelia -. E, se ci prendiamo cura delle piaghe del prossimo e vi riversiamo misericordia, rinasce in noi una speranza nuova, che consola nella fatica”. “Chiediamoci allora – ha esortato il Pontefice – se negli ultimi tempi abbiamo toccato le piaghe di qualche sofferente nel corpo o nello spirito; se abbiamo portato pace a un corpo ferito o a uno spirito affranto; se abbiamo dedicato un po’ di tempo ad ascoltare, accompagnare, consolare”. “Quando lo facciamo, incontriamo Gesù – ha concluso -, che dagli occhi di chi è provato dalla vita ci guarda con misericordia e ci ripete: Pace a voi”.

Ai confessori: “Non torturate i fedeli, ma ascoltate e perdonate”

“Mi rivolgo a voi, missionari della Misericordia: se ognuno di voi non si sente perdonato, si fermi e non faccia il missionario della Misericordia, fino al momento di sentirsi perdonato. E da quella misericordia ricevuta sarete capaci di dare tanta misericordia, di dare tanto perdono”. Papa Francesco si è rivolto ai circa 400 preti partecipanti in questi giorni al terzo Incontro mondiale dei Missionari della Misericordia, la figura da lui istituita nel Giubileo straordinario del 2015-2016. “E oggi e sempre nella Chiesa il perdono ci deve raggiungere così, attraverso l’umile bontà di un confessore misericordioso, che sa di non essere il detentore di qualche potere, ma un canale di misericordia, che riversa sugli altri il perdono di cui lui per primo ha beneficiato”, ha affermato. “E da qui nasce quel perdonare tutto, perché Dio perdona tutto, tutto e sempre. Siamo noi a stancarci di chiedere il perdono, ma Lui perdona sempre – ha aggiunto il Pontefice. “E voi dovrete essere canali di questo perdono, tramite la vostra esperienza di essere perdonati – ha concluso -. Non bisogna torturare i fedeli che vengono con i peccati, ma capire cosa c’è, ascoltare e perdonare e dare un buon consiglio aiutando ad andare avanti. Dio perdona tutto: non bisogna chiudere quella porta”.

“Meglio fede imperfetta e umile che forte e presuntuosa”

“Anche noi siamo come Tommaso – ha detto il pontefice – con gli stessi dubbi. Ma non dobbiamo vergognarci di questo. Raccontandoci la storia di Tommaso, infatti, il Vangelo ci dice che il Signore non cerca cristiani perfetti, che non dubitano mai e ostentano sempre una fede sicura. Io vi dico: io ho paura quando vedo cristiani, qualche associazione di cristiani, che si credono perfetti. No, l’avventura della fede, come per Tommaso, è fatta di luci e di ombre. Se no, che fede sarebbe? Il Signore non cerca cristiani perfetti: quando è così c’è qualcosa che non va bene. Essa conosce tempi di consolazione, di slancio e di entusiasmo, ma anche stanchezze, smarrimenti, dubbi e oscurità – ha proseguito -. Il Vangelo ci mostra la ‘crisi’ di Tommaso per dirci che non dobbiamo temere le crisi della vita e della fede. Tante volte ci rendono umili, perché ci spogliano dall’idea di essere a posto, di essere migliori degli altri. Le crisi ci aiutano a riconoscerci bisognosi: ravvivano il bisogno di Dio e ci permettono così di tornare al Signore, di toccare le sue piaghe, di fare nuovamente esperienza del suo amore, come la prima volta”. Secondo il Pontefice, “è meglio una fede imperfetta ma umile, che sempre ritorna a Gesù, di una fede forte ma presuntuosa, che rende orgogliosi e arroganti”. “Specialmente quando sperimentiamo stanchezze o momenti di crisi – ha continuato -, Gesù, il Risorto, desidera tornare per stare con noi. Aspetta solo che lo cerchiamo, lo invochiamo, persino che, come Tommaso, protestiamo, portandogli i nostri bisogni e la nostra incredulità. Egli torna sempre, perché è paziente e misericordioso. Viene ad aprire i cenacoli delle nostre paure e delle nostre incredulità, perché sempre ci vuol dare un’altra opportunità”. “Pensiamo allora all’ultima volta che, durante un momento difficile o un periodo di crisi, ci siamo chiusi in noi stessi, barricandoci nei nostri problemi e lasciando Gesù fuori casa – ha aggiunto Francesco -. E ripromettiamoci, la prossima volta, nella fatica, di ricercare Gesù, di tornare a Lui, al suo perdono, lui sempre perdona, tornare a quelle piaghe che ci hanno risanato. Così, diventeremo anche capaci di compassione, di avvicinare senza rigidità e senza pregiudizi le piaghe degli altri”.

 

Fonte: Sky TG24

Draghi da Washington e Kiev: ecco la road-map diplomatica del premier italiano

La visita a Kiev è sul tavolo. Mario Draghi sta valutando una missione nella capitale dell’Ucraina per un incontro con il presidente Volodymyr Zelensky. Il premier è ancora in isolamento da Covid, ma sta pianificando la road map diplomatica dei prossimi due-tre mesi, con alcuni impegni già fissati e altri in via di definizione. Un’agenda in cui la guerra, l’energia e la difesa sono certamente i temi principali. Se la missione a Kiev avverrà nella prima metà di maggio precederà di poco il viaggio negli Usa: ancora non ci sono date certe, ma secondo alcune indiscrezioni sarebbe nei giorni 10-12 maggio a Washington, per incontrare il presidente Joe Biden, e poi a New York.

La prima uscita il 3 maggio a Strasburgo

Ma prima di allora un altro appuntamento è già in calendario: il 3 maggio il presidente del Consiglio interverrà alla plenaria del Parlamento Europeo, con un discorso che prevede poi una replica agli interventi dei parlamentari. A Strasburgo la prossima settimana arriverà il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nella sua prima uscita all’estero da quando è stato rieletto al Quirinale. Il capo dello Stato interverrà all’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa il 27 aprile. Il 4 maggio, per Draghi è in calendario l’incontro a Roma con il primo ministro del Giappone, Fumio Kishida, mentre il 26 maggio, sempre a Roma, il bilaterale con il presidente dell’Algeria, Abdelmadjid Tebboune, incontrato dieci giorni fa ad Algeri, quando è stato sigillato il patto per l’aumento delle importazioni di gas naturale per oltre nove milioni di metri cubi.

Il summit straordinario europeo di fine maggio

Energia, guerra, difesa: questi temi del Consiglio Europeo straordinario del 30-31 maggio a Bruxelles, dove l’Italia riporterà sul tavolo dei 27 la proposta di un tetto al prezzo dal gas naturale, che nel vertice di fine febbraio aveva trovato l’opposizione di alcuni paesi del nord (ma l’Olanda nel bilaterale di qualche giorno fa ha mostrato qualche apertura) e anche della Spagna, che ora tra l’altro ha un contenzioso diplomatico con l’Algeria – suo storico fornitore di gas – a causa della partita geopolitica con il Marocco sul Sahara Occidentale. Tutti temi che si riproporranno il 23-24 giugno al Consiglio Europeo ordinario, accanto a quelli tradizionali di Bruxelles.

Guerra, energia e difesa: fitta agenda di summit e bilaterali

Dopo l’eurosummit due appuntamenti a stretto giro: il G-7 a Schloss Elmau, in Baviera, il primo con il cancelliere Olof Sholz, nelle vesti di padrone di dimora. E subito dopo (29-30 giugno) il vertice dei capi di Stato e di governi dei paesi della Nato a Madrid, particolarmente importante vista la situazione della guerra in Ucraina (con l’incertezza di come sarà la situazione tra due mesi), ma soprattutto la richiesta da parte di Finlandia e Svezia di adesione all’Alleanza Atlantica, un dossier molto delicato alla luce della storica neutralità dei due paesi scandinavi e i rapporti con la Russia, soprattutto di Helsinki.

A luglio i bilaterali con Algeria e Turchia

Infine a luglio due appuntamenti (per ora): vertice intergovernativo con l’Algeria, 18-19 luglio, per blindare l’intesa a lungo termine con Algeri, e un summit (data da stabilire) con la Turchia, incontro stabilito da molto tempo ma non realizzato causa Covid. Anche questo appuntamento assume un forte significato, per il ruolo di Ankara sia nella ricerca di una soluzione per l’Ucraina, sia per la partita energetica, visto il transito in territorio turco dei gasdotti che by-passano i territori russi. Draghi nella conferenza stampa alla fine del consiglio europeo di febbraio aveva detto che sarebbe stato riattivato il foro di dialogo Italia-Francia-Turchia, abbandonato da tempo. Su questo formato si vedrà dopo le elezioni francesi.

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Fonte: Roccarainola.net

Zelensky ringrazia l’Italia e aspetta Draghi

Continua a tenere banco il conflitto bellico, col presidente ucraino Zelensky che nella giornata di sabato ha chiarito diverse posizioni in conferenza, tra cui anche la sua stima per l’Italia. In particolare, il presidente ha voluto sottolineare la disponibilità di diversi alleati nei confronti dell’Ucrain.

Queste le parole con cui Zelensky ha ringraziato il nostro Paese ed il premier Draghi:

“Ci sostiene sia politicamente che con le armi. In questa guerra tra Russia e Ucraina l’Italia si è schierata al nostro fianco in modo molto chiaro. Sono grato al governo italiano, il popolo italiano e al premier Mario Draghi che aspettiamo”.

Dunque, un ringraziamento dichiarato che anticipa un possibile incontro con il nostro Presidente del Consiglio anche se al momento non c’è alcuna certezza sulla data dell’incontro, anche in virtù della positività di Draghi. Con più probabilità invece, nella giornata di oggi Zelensky incontrerà il segretario di Stato Usa, Antony Blinken, e il capo del Pentagono, Lloyd Austin.

Oggetto della visita sarà garantire le misure di sicurezza all’Ucraina oltre che sfruttare l’appoggio USA per mitigare la posizione degli altri paesi europei, in particolare la Germania:

“Ci aspettiamo che gli Stati Uniti ci sostengano con la Germania affinché ci dia quello che non usa e che ci serve”

Zelensky loda l’Italia ma critica l’ONU e la NATO

Non ci sono state solo parole al miele da parte del presidente Zelensky che dopo aver sottolineato la vicinanza dell’Italia ha voluto muovere una critica a ONU e NATO. Nello specifico, il presidente si è detto contrariato dalla scelta del Segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, che ha optato per recarsi prima da Putin:

“È semplicemente sbagliato andare a Mosca prima che a Kiev, non vi è alcuna giustizia o alcuna logica in quest’ordine”.

Per quanto riguarda invece la NATO, Zelensky ha invece parlato di errore strategico:

“Se fossimo stati parte della NATO, la Russia non ci avrebbe aggredito. Ne sono convinto, c’è stato un errore strategico da parte della NATO nel non far entrare l’Ucraina”

Fonte: Tag24- Radio Cusano Campus

25 aprile: Segre. “Resistere doveroso, ieri come oggi”

“Il 25 aprile ci ricorda che resistere è necessario, è un dovere, ieri come oggi. Ovunque la giustizia e la dignità vengano attaccate, umiliate, distrutte, ora e sempre resistenza. Questo deve essere lo slogan, il grido che sempre deve accompagnare il nostro atteggiamento verso la guerra”. Così la senatrice a vita Liliana Segre, che fu deportata ad Auschwitz, in un messaggio inviato e letto da una studentessa alla manifestazione ‘La Resistenza è un bel futuro’ che si sta tenendo nel teatro Kursaal Santalucia di Bari, nel 77esimo anniversario della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo. 

“La nostra festa, quella del 25 aprile – ha aggiunto – la festa di tutti i democratici, degli antifascisti, la festa della nostra Repubblica, ricorda il giorno in cui cominciammo a liberarci con le nostre forze e con il nostro sangue, il giorno in cui i partigiani, insieme agli alleati della coalizione antifascista dettero l’ultimo colpo alla guerra dell’invasore nazifascista. Ma è una festa che oggi come sempre – ha sottolineato Segre – parla anche al nostro presente, ad un presente di guerra che ci si impone prepotentemente, dove una potenza aggredisce e sanguinosamente distrugge un Paese sovrano nel cuore dell’Europa, ma un presente segnato ancora anche dalla pandemia, con i suoi costi umani e sociali. 

“Esiste ancora oggi un problema fascista, un’attualità dei pericoli della violenza, della discriminazione, della menzogna come stile di vita”, ha evidenziato. “Per questo bisogna sempre tenere la guardia alta”.  

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Fonte: Italia Sera

Per tutte le info: info@roma-news.it

 

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