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David Speciale a Sabrina Ferilli

David Speciale a Sabrina Ferilli. Tra i premiati della 67esima edizione dei David di Donatello, oltre a Giovanna Ralli, che riceverà il Premio alla Carriera, anche l’attrice romana. A lei, la giuria ha deciso di assegnare il David Speciale 2022 durante la cerimonia su Rai 1 in prima serata, il 3 maggio, dagli studi di Cinecittà a Roma con la conduzione di Carlo Conti e Drusilla Foer.
La decisione è stata comunicata da Piera Detassis, Presidente e Direttrice Artistica dell’Accademia del Cinema Italiano – Premi David di Donatello, in accordo con il Consiglio Direttivo. Un premio che valorizza la poliedricità di una artista che ha saputo spaziare dividendosi tra produzioni ironiche e leggere e altre più impegnate.

“Icona di bellezza solare e sensuale, talmente ironica da aver dichiarato ‘Voglio essere Totò con le tette, Sabrina Ferilli non si è mai accontentata di essere un popolarissimo sex symbol, l’attrice di brillante talento che si muove fra cinema, televisione e nel solco della tradizione teatrale dei Garinei e Giovannini” ha detto Piera Detassis.

Lavorando con autori come Marco Ferreri, i fratelli Taviani e Paolo Genovese ha saputo invece, con raro discernimento, schivare le troppe luci dei riflettori, mantenendo un profilo di impegno civile e una filmografia che, pur con qualche divertita evasione, mai rinnegata, nel cinepanettone, splende di bei titoli e commedie intelligenti diventate proverbiali, da “La bella vita”, “Ferie d’agosto” e “Tutta la vita davanti” di Paolo Virzì a “Io e lei” di Maria Sole Tognazzi nel quale interpreta la compagna, innamorata, di Margherita Buy. Un David Speciale per l’impegno e la bellezza, il sorriso senza retorica e l’elogio della leggerezza non effimera che può trasmutare, basta un attimo, nello sguardo dolente di Ramona, la spogliarellista di “La grande bellezza”, il suo capolavoro d’attrice.

Fonte: davidemaggio

Premio David di Donatello alla carriera per Giovanna Ralli

Il riconoscimento all’attrice romana, classe 1935, protagonista per De Sica, Rossellini, Monicelli, Scola, sarà consegnato durante la cerimonia del 3 maggio, in diretta tv

Protagonista degli anni d’oro del cinema italiano, Giovanna Ralli — romana di Testaccio, classe 1935 — riceverà il Premio alla carriera nel corso della 67esima edizione dei Premi David di Donatello, in programma il prossimo 3 maggio. Una carriera iniziata da bambina, a soli sei anni, con film come La maestrina di Giorgio Bianchi e I bambini ci guardano di Vittorio De Sica, che l’ha portata sui set dei più grandi autori come Mario Monicelli, Ettore Scola, Roberto Rossellini (Era notte a Roma del 1960), Valerio Zurlini, Alessandro Blasetti, fino a Pupi Avati e Francesca Archibugi. Più volte impegnata al fianco di partner leggendari come Alberto Sordi, Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni, Ugo Tognazzi, Totò.

Lo ha annunciato Piera Detassis, presidente e direttrice artistica dell’Accademia del cinema Italiano – Premi David di Donatello, in accordo con il Consiglio direttivo composto da Francesco Rutelli, Carlo Fontana, Nicola Borrelli, Francesca Cima, Edoardo De Angelis, Domenico Dinoia, Valeria Golino, Giancarlo Leone, Luigi Lonigro, Mario Lorini, Francesco Ranieri Martinotti. Il riconoscimento sarà assegnato nell’ambito della cerimonia di premiazione in diretta in prima serata su Rai 1 dagli studi di Cinecittà, con la conduzione di Carlo Conti affiancato da Drusilla Foer.

«Fu scritta per lei, romana de core, Domenica è sempre domenica, canzone simbolo del musical Un paio d’ali — ha ricordato Detassis —. Le punte di diamante della sua filmografia, iniziata nel segno di Aldo Fabrizi, sono La vita agra di Carlo Lizzani, il personaggio dell’intramontabile Elide Catenacci in C’eravamo tanto amati , le divagazioni hollywoodiane per la regia di Blake Edwards e lo scandaloso ruolo di lesbica, a fianco di Anouk Aimée, nel film La fuga di Paolo Spinola, interpretato con coraggio nel 1964. Ralli è stata molte donne e tante protagoniste, declinando bellezza raffinata e tradizione trasteverina, brio e malessere moderno. Questo David alla Carriera festeggia il suo ritorno al cinema in Marcel!, l’atteso debutto alla regia di Jasmine Trinca».

Fonte: Corriere Roma

Marco Marzocca al Teatro Manzoni con “Due giorni a settimana” 

Al Teatro Manzoni arriva la commedia “Due giorni a settimana”, uno spettacolo travolgente con Marco Marzocca, Stefano Sarcinelli, Leonardo Fiaschi.

Dal 21 aprile al 15 maggio, scritto e diretto da Marco Marzocca e Stefano Sarcinelli

Una deliziosa commedia all’italiana per una volta unita alla forza comica del live con tre grandi artisti sulla scena: Marco Marzocca, Stefano Sarcinelli, Leonardo Fiaschi, pronti al debutto con “Due giorni a settimana”, spettacolo che sarà in scena nello storico Teatro Manzoni dal 21 aprile al 15 maggio 2022. Sul palcoscenico, popolato di personaggi che prendono vita destreggiandosi tra le varie battute con estrema ironia ed interagendo con il pubblico quasi come se non ci fosse un divario tra palco e platea, la storia si apre nello studio di un produttore, Stefano Toro, alle prese con una classica giornata dedicata alle audizioni. Un susseguirsi di ipotetici talenti che combinano ogni tipo di disastro intrecciando storie verosimili a vicende paradossali. Il produttore ha un carattere debole e incline al fallimento, non per incapacità ma perché poco concentrato sulla sua identità, e la sua giornata lavorativa inizia con l’arrivo di un trasformista che non riesce però a dare seguito alla sua perfomance poichè interrotto dall’arrivo del padre dell’imprenditore, accompagnato dall’inseparabile domestico tuttofare “Ariel”. La trama, con i suoi continui colpi di scena, è in perfetto stile con quella tradizione italiana che pone umorismo e ironia al centro della comicità che piace, stimola, entusiasma e diverte il pubblico con un crescendo di gag ma con il fine di raccontare storie di grande umanità, nelle quali ognuno può rispecchiarsi.

TEATRO MANZONI
Via Monte Zebio, 14/C – Roma 
Botteghino: Tel. 06.32.23.634 

Fonte: Federica Rinaudo

‘Sulle nuvole’ al cinema e di cinema con Tommaso Paradiso

Dal suo modo ‘cinematografico’ di fare musica ai suoi riferimenti sul grande schermo: conversazione con il cantautore romano a partire dal suo debutto da regista (in sala dal 26 aprile). Che potrebbe essere solo l’inizio

Sulle nuvole esce nelle sale dal 26 al 28 aprile con Warner Bros. Nei 100 minuti del film è possibile fare l’esperienza di tutto quello che avreste osato chiedere a una produzione cinematografica scritta e diretta da Tommaso Paradiso e molto di più, inclusi anche diversi punti delle due liste di richieste che avreste preferito lasciare nel vostro subconscio.

Marco Cocci interpreta Nic Vega, un cantante di successo che, a causa di una delusione d’amore, si è ritirato in campagna, nella natìa Cecina, e si è dato con eguale determinazione alla coltivazione del vizio dell’alcol e delle virtù dell’orto. Non sta alla canna del gas solo perché glielo hanno già tagliato. Colpisce subito la cupezza dello storyboard, da Passione di Cristo: nella prima scena incede claudicante con barba e capelli incolti, sanguinando dalla fronte, evitando per miracolo di essere investito da una camionetta della nettezza urbana. Nonostante le sue cattive abitudini, scopriremo che è adorato da tutti: dal vicino che nutre sia lui che il suo cane; dall’amico di città che gli dà una seconda chance come fonico di una tv locale, solo per poi scoprirlo causa di una rissa sul set; dalla stessa ex Franca e dai relativi genitori, tra cui un Gigio Alberti in stato di grazia che vorrebbe organizzare con Nic un cimitero-tour sui luoghi di sepoltura delle rockstar; perfino dal marito della ex, con tendenze un po’ cuckold, soprattutto quando, rincasando prima del previsto da un convegno, trova Nic e Franca sul divano e ci regala un F4-basito da manuale.

Barbara Ronchi è Franca: suo il ruolo della musa borghese perduta di questo cantante maledetto ritrovato. Lo sottoporrà a dure prove di resistenza, come pranzi vanziniani con gli amici dei Parioli o sessioni di lingerie a porte aperte. Sarà lei, con la sua sensibilità, il suo affetto e le certezze che, malgrado tutto, riesce a proiettare sul musicista alcolizzato, a contribuire alla rivincita artistica – se non umana – di lui, pur senza cedere mai (anche se il finale è aperto) alle lusinghe di una minestra riscaldata ma saporitissima, come solo quella proveniente dall’orto di Nic potrebbe essere.

 

Fonte: Rolling Stones

Per tutte le info: info@roma-news.it

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