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Il caffé candidato all’Unesco

Il caffé candidato all’Unesco: firmano anche i turisti

Si raccolgono le firme affinché il «Rito del caffè espresso italiano», diventi Patrimonio immateriale dell’umanità. Nei 4.800 bar della città ogni giorno si consumano almeno 800mila tazzine

Hanno firmato anche alcuni turisti «mitteleuropei», forse incuriositi dalla piccola folla che si era radunata davanti all’Antico Caffè del Teatro di Marcello (nato nel 1886) dove ieri mattina si raccoglievano le firme affinché il «Rito del caffè espresso italiano», diventi Patrimonio immateriale dell’umanità Unesco. E attenzione, non solo la bevanda, ma «tutto ciò che l’accompagna», spiega Luciano Sbraga, vicedirettore nazionale della Fipe Confcommercio: «Ovvero tutti gli aspetti culturali». Una candidatura che nasce 4 o 5 anni fa, tanto è vero che è stata stilata anche una «Carta dei valori della comunità del rito del caffè espresso italiano»: va ritenuto patrimonio Unesco, perché è anche «un momento di socialità», afferma Sergio Paolantoni, presidente di Fipe Roma: «La mattina con il caffè al bar si parla di politica e di sport: è un’usanza che va salvaguardata perché richiama tutti gli aspetti che girano intorno al caffè. Non è solo un’abitudine di consumo ma un fenomeno culturale, un rito quotidiano per milioni di italiani apprezzato da tanti turisti come espressione del nostro stile di vita».

Nei 4.800 bar di Roma ogni giorno si consumano almeno 800 mila tazzine nonostante la flessione legata a due anni di pandemia, per un volume d’affari annuo di 280 milioni. Al punto che ieri era anche la giornata dedicata al caffè espresso italiano,  «un’occasione per trasmettere alla comunità internazionale il valore culturale delle eccellenze del nostro Paese».

E intanto è nata «Cna Roma in rete», la più grande piattaforma italiana che raccoglie oltre 3500 imprese. Lo scopo è quello di «innovare, creare opportunità di business, intercettare clienti privati, avere visibilità»: recenti studi della Cna di Roma, infatti, «hanno mostrato che una percentuale molto elevata di piccole e medie imprese locali ancora non dispone né di un sito web, né di un profilo sui principali social network, e in molti casi, laddove presenti, queste risorse non risultano adeguate a raggiungere un’effettiva visibilità», ha dichiarato Maria Fermanelli, la presidente di Roma. Un progetto durato circa un anno, accessibile come un normale sito web. «Innovazione e digitalizzazione sono due parole che fanno parte della mia forma mentis. Una visione che da sempre – ha detto l’assessore alla Attività produttive Monica Lucarelli – mi accompagna nella mia formazione. Senza innovazione non c’è futuro e il futuro, a sua volta, è legato a doppio filo calla digitalizzazione».

Fonte: Corriere Roma

Per tutte le info: info@roma-news.it

 

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