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Ucraina, Sasha la bimba senza braccio simbolo della guerra al Bambin Gesù. La compagna di stanza «Raccolta fondi per aiutarla»

È arrivata a Roma da Kiev mentre la sua foto con il braccio amputato diventava il simbolo degli orrori della guerra. Sasha, la bambina ucraina di 9 anni sarà in cura all’Ospedale Bambin Gesù e insieme alla mamma e alla zia è ospite della casa Palidoro della Fondazione per l’infanzia Ronald McDonald. Al suo fianco nel letto di ospedale c’è Martina Palma, 15enne di Napoli, che ha scritto una lettera al padre diventata virale sui social: «Negli occhi di Sasha ho visto il dolore della guerra, dobbiamo aiutarla». 

Ferita mentre scappava da Kiev, nell’attacco ha perso il papà

Lo scorso 4 marzo Sasha era rimasta ferita mentre scappava dai sobborghi di Kiev durante un attacco russo. Il papà ha perso la vita, mentre lei e la madre si sono rifugiate in uno scantinato per giorni, dove a causa dell’assenza di cure, il suo braccio è andato in cancrena. Arrivata all’ospedale di Irpin era troppo tardi: i medici hanno dovuto amputarlo per salvarle la vita. «L’amputazione di un arto è un segno indelebile di sofferenza. Ancor più doloroso è sapere che è stata causata dal ritardo dei soccorsi dovuto all’impossibilità di spostarsi» ha detto Maria Chiara Roti, direttore generale della Fondazione per l’Infanzia Ronald McDonald Italia che ha assicurato che l abambina è seguita da un’operatrice a lei dedicata e che ha anche a disposizione un interprete e u mediatore culturale.  Le due case della fondazione ospitano già quattro famiglie ucraine e ne sono attese altre 4 – 5 che il Bambino Gesù ha accolto negli ultimi giorni.

La lettera della 15enne compagna di stanza: «Negli occhi di Sasha il dolore della guerra»

Questa mattina Sasha si è recata in ospedale per l’inizio delle valutazioni cliniche e chirurgiche sulla sua situazione. Accanto a lei, compagna di stanza, c’era Martina Palma, 15 anni che ha trascorso con lei l’intera mattinata. È la storia di un incontro, nato da un destino doloroso ma capace di dare nuova speranza nel futuro.  La ragazza ha scritto una lettera aperta al padre diventata virale sui Social Network: «Papà, ho visto da vicino cos’è la guerra, quella che ho visto sui telegiornali. L’ho vista però anche negli occhi di Sasha, e di sua madre, e mi sono sentita piccola piccola. Sai perché? Perché ero convinta che il mio dolore fosse il più forte di tutti, ma poi il sorriso di una bambina con un arto amputato, scappata della guerra, orfana del padre e priva di ogni cosa, mi ha fatto ricredere e comprendere che il mio dolore era davvero nulla rispetto al suo».

E continua «Mi ha lasciato senza parole la paura che si porta, e credo si porterà per tanto tempo, Sasha» raccontando che, quando sente l’allarme di segnalazione del monitoraggio o il campanello di chiamata dei pazienti, la bimba scappa in bagno per paura. «Nella sua testa c’è sempre l’allarme bombardamento». «Racconterò a tutti i compagni di classe cosa è la guerra, quanta sofferenza comporta e come distrugge la vita delle persone, e come ha distrutto i sogni di una bambina bellissima e dolcissima. Adesso posso dire di avere la vera consapevolezza che la guerra è la cosa più brutta che esista al mondo. No alla guerra, sì alla pace”.

La raccolta fondi per regalare a Sasha un braccio nuovo

Per il suo prossimo compleanno – che festeggia il 23 febbraio – la piccola Sasha ha chiesto solo una cosa: un braccio artificiale con dei fiori disegnati. Un modo per avere una vita normale. E nel web è già partita la raccolta di solidarietà con il “Fondo per Sasha” gestito dall’associazione culturale “La Parola che non muore”. 

Fonte: Il Messaggero

Per tutte le info: info@roma-news.it

 

 

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