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Corsa alla solidarietà nella parrocchia ucraina a Roma

Preghiere e aiuti. Nella chiesa di riferimento degli ucraini il parroco coordina la raccolta di beni di prima necessità per i civili

Lontani dal loro Paese e dai loro cari nel momento più tragico, i cittadini ucraini che vivono in Italia affrontano la loro guerra personale contro la paura crescente per chi hanno lasciato a casa. Una paura amplificata dalla distanza che riesce ad affievolirsi solo con la condivisione e con la solidarietà.

Lo sa bene don Taras Ostafiiv, giovane sacerdote a capo della Cattedrale dei Santi e martiri Sergio e Bacco, nel cuore del quartiere Monti, punto di riferimento, ancor più in questi momenti bui, della comunità ucraina residente nella capitale e non solo.

In questi giorni ha trasformato la Chiesa in una grande casa sempre aperta, dalle 6,30 fino a tarda sera, dove chiunque può trovare conforto, preghiera, ma anche partecipare alla catena di solidarietà che parte da qui.

Il suo telefono squilla di continuo ed è difficile trattenerlo più di qualche minuto: “Chiamano in tanti per sapere come dare un contributo, come aiutare donne e bambini che stanno lasciando le loro case, e il loro Paese in guerra”.

“A Roma -ci racconta- vivono circa 10 mila cittadini ucraini. Prima che iniziasse il conflitto i parrocchiani erano circa 150, ma nell’ultima settimana sono passate da qui molte centinaia di persone che vogliono avere notizie, condividere la sofferenza, o semplicemente pregare. La paura è il sentimento più comune e più forte. Quasi tutti hanno familiari in Ucraina, molti dei quali hanno imbracciato le armi e stanno combattendo”.

Il 25 febbraio scorso, proprio dentro e sul piazzale di Madonna dei Monti antistante la chiesa, c’è stata una grande veglia di preghiera per la pace, alla presenza del cardinale vicario Angelo De Donatis che ha raccolto tantissimi italiani, “una presenza sorprendente”.

Negli ultimi giorni l’attività principale svolta dalla parrocchia è quella di raccolta di farmaci e beni alimentari da inviare in Ucraina. Chiediamo a don Taras come è organizzata.

“La necessità maggiore adesso è quella di farmaci e di cibo. Servono anche siringhe, prodotti per l’igiene. Li raccogliamo qui e presso la Basilica di Santa Sofia, altra chiesa di riferimento della comunità cristiana ucraina a Roma. Il materiale raccolto lo spediamo con dei bus e camion diretti al confine con la Polonia, quello più sicuro finora. Stiamo comunque cercando di creare un corridoio umanitario per facilitare l’ingresso dei beni necessari alla popolazione in guerra”.

Prima di salutarlo ci ricorda che la Cattedrale dei santi e martiri Sergio e Bacco in piazza Madonna dei Monti 3 e la Basilica di Santa Sofia in via Boccea 478 sono sempre aperte per chi, tra i romani, voglia sostenere la comunità ucraina in questo momento.

Fonte: RaiNews

Per tutte le info: info@roma-news.it

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