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Elezione Quirinale, i numeri di Casellati: i voti del centrodestra non bastano, ne servirebbe un’altra settantina

Se la coalizione votasse davvero compatta si arriverebbe a 457 voti, quindi servono anche Grandi elettori degli altri schieramenti. E pesa anche il rebus dei franchi tiratori. Salvini telefona alla presidente del Senato per convincerla

La diretta della quinta giornata

La scommessa di Matteo Salvini è che il nome di Elisabetta Casellati possa “pescare” al di fuori dello schieramento di centrodestra, così da racimolare una settantina di voti per raggiungere i 505 necessari all’elezione. 

Ma la presidente del Senato da quale base certa parte? E chi potrà venire in soccorso per aiutarla nella corsa verso il Quirinale? Salvini ha dovuto convincerla in una telefonata, per dissipare i dubbi della stessa Casellati dopo avere appreso che il centrosinistra non la vota. E in particolare non la votano i renziani, su cui la destra faceva affidamento.

La Lega può contare su 212 (133 deputati,64 senatori e 15 delegati regionali includendo il sardo Solinas). 

Sono 64 di Fratelli d’Italia (37 deputati, 21 senatori e 6 delegati), a cui aggiungere 2 Udc, 5 del partito di Lupi, 32 di Coraggio Italia di Toti e Brugnaro.  

A questi vanno sommati tre ex forzisti Claudio Pedrazzini, Stefano Benigni e Giusi Bartolozzi. Salvini è convinto di avere 457 Grandi elettori dalla sua. 

Però da qui partirebbe una sottrazione: il gruppo di Toti e Brugnaro, “Coraggio Italia”, con i suoi 32 voti, non è davvero convinto.  Brugnaro nei giorni scorsi ha dichiarato che tifava per Draghi. Toti ammette: “Rischio che non ci siano i voti? E’ possibile”. Non solo. Proprio in Forza Italia, il partito da cui Casellati proviene, ci sono dubbi che potrebbero alimentare un discreto numero di franchi tiratori. 

Ancora. Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni non avrebbe voluto puntare su Casellati, che è la seconda carica dello Stato, e che non sarebbe un gran risultato buttare nell’agone per bruciarla semplicemente. Tuttavia Meloni assicura la disciplina di FdI, aggiungendo: “Si sta verificando quello che chiediamo da giorni, ovvero che si verifichino numeri in aula e si ponga fine a questa cosa incomprensibile del non voto o scheda bianca.Si vedano i numeri”.

Se i calcoli di Salvini erano appunto di ricevere l’appoggio di Italia Viva e di +Europa-Azione (49 Grandi elettori), non sarà così. I renziani hanno affidato a Teresa Bellanova, ex ministra e ora sottosegretaria di Italia Viva, la smentita: non voteranno Casellati. Non è un caso che sia stata Bellanova a esprimere la posizione a nome del gruppo, perché su di lei e su Renzi, entrambi senatori, era stato affacciato il sospetto che potessero votarla, perché ambirebbero alla presidenza del Senato. Smentita secca. 

E poi ci sono i 5Stelle che contano 234 Grandi elettori: 157 deputati, 73 senatori e 4 delegati regionali. Qui c’è un “mare magnum” di tensioni e di scelte. Nelle quattro votazioni che ci sono state, sono venuti a galla molti voti in libera uscita confluiti sia sul nome di Sergio Mattarella, che su quello del magistrato Nino Di Matteo messo sul tavolo da Alternativa c’è, ex grillini difficilmente catalogabili.  

Il Pd ha  154 i Grandi elettori: 95 deputati, 39 senatori più 20 delegati regionali con il governatore della Valle d’Aosta Erik Lavevaz dell’Union Valdotaine) e Leu 18. Questi i numeri con cui Salvini deve fare i conti.

Fonte: La Repubblica

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